Redditi on line, Garante: illegittima la diffusione sul web

La modalità utilizzata dall’Agenzia delle Entrate per la pubblicazione dei redditi on line degli italiani è illegittima. Parla chiaro il Garante per la Privacy che ha oggi concluso l’istruttoria sul caso "redditi on line". L’Autorità non entra nel merito della trasparenza o meno delle pubblicità di Unici e 730 ma punta il dito contro "l’uso di uno strumento come internet".

L’immissione in rete dei redditi degli italiani senza un alcun "filtro" ha comportato una serie di conseguenze definite dal Garante "gravi": la centralizzazione della consultazione a livello nazionale ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza. Tale modalità ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilità di dati che la legge stabilisce invece in un anno.

Sul profilo normativo la violazione c’è. Secondo il DPR 600/73 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi ) spetterebbe al direttore dell’Agenzia delle Entrate solo il compito di fissare le modalità di formazione degli elenchi e non della loro pubblicazione. Inoltre l’Agenzia non ha chiesto il parere preventivo, previsto per legge, al Garante.

Cosa succederà adesso? L’Agenzia delle Entrate dovrà "far cessare definitivamente l’indiscriminata consultabilità, tramite il sito, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2005". Conseguenze civili e penali ci saranno inoltre per chi diffonderà i dati dei contribuenti se acquisiti, anche indirettamente, dal sito Internet dell’Agenzia. "Resta fermo – precisa il Garante – il diritto -dovere dei mezzi di informazione di rendere noti i dati delle posizioni di persone che, per il ruolo svolto, sono o possono essere di sicuro interesse pubblico, purché tali dati vengano estratti secondo le modalità attualmente previste dalla legge.

Immediato il commento del Movimento Difesa del Cittadino che nei giorni scorsi aveva definito la pubblicazione dei redditi "un atto di trasparenza democratica". "Rispettiamo la decisione del Garante – ha affermato Antonio Longo, presidente dell’associazione – ma non la condividiamo e comunque non chiude la porta per una futura diversa decisione. Certamente le modalità con cui sono stati diffusi i dati non sono state le migliori possibili e andrebbe messo l’obbligo di registrazione e accesso con password, in modo da garantire la tracciabilità della consultazione. Restiamo dell’idea che la pubblicità dei dati fiscali, come quella degli affittuari delle case degli enti pubblici o i titolari delle pensioni d’oro non sia un incentivo al voyeurismo e all’invidia sociale, come qualcuno ha affermato in questi giorni; ma piuttosto permetta un controllo sociale su aspetti importanti del rapporto tra cittadini e Stato".

"Peraltro – ha aggiunto – la stessa decisione del Garante non esclude che in futuro ci possa essere un cambiamento di orientamento, sia perchè intanto conferma "il diritto-dovere dei mezzi di informazione di rendere noti i dati delle posizioni di persone che, per il ruolo svolto, sono o possono essere di sicuro interesse pubblico"; sia perché riconosce la possibilità che si possa "porre mano alla normativa alla luce del mutato scenario tecnologico".

Infine, il Movimento Difesa del Cittadino giudica "infondata e ispirata a banale ricerca di pubblicità a buon mercato la pretesa di risarcimenti miliardari e di rimborsi per tutti i contribuenti.
Quantificare e personalizzare il danno ricevuto ci sembra impossibile in questo caso e nella decisione del garante non c’è riferimento a questa possibilità, mentre si rimanda ad altro provvedimento l’eventuale decisione di comminare una sanzione amministrativa all’Agenzia delle entrate".

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