Reding (Ue) risponde ad Altroconsumo

Il 12 marzo 2010 Altroconsumo ha inviato una lettera alla Vicepresidente della Commissione Europea, Viviane Reding, in cui si esprimeva la preoccupazione per gli effetti dell’armonizzazione massima, contenuta nella proposta di Direttiva sui diritti dei consumatori. Secondo Altroconsumo quest’armonizzazione totale porterebbe alla riduzione di importanti diritti ormai acquisiti da alcuni Stati membri. L’Associazione dei consumatori suggeriva al Commissario per la Giustizia, i Diritti fondamentali e la cittadinanza, un’armonizzazione minimale associata a determinate norme pienamente armonizzate.

Qualche giorno fa è arrivata la risposta di Viviane Reding. Il Commissario "comprende i timori relativi agli effetti dell’armonizzazione massima sui livelli nazionali di protezione" e ritiene, pertanto, che la proposta di Direttiva "possa essere circoscritta alle questioni maggiormente rilevanti per il funzionamento del mercato unico".

"Una possibilità – scrive Reding nella lettera – potrebbe essere quella di armonizzare completamente solo le norme sui contratti a distanza e su quelli conclusi al di fuori degli esercizi commerciali e ritenere l’armonizzazione minima per i contratti conclusi negli esercizi commerciali". Dunque priorità al mondo on line, per cui è necessaria un’armonizzazione massima; per i contratti off line l’ulteriore armonizzazione potrebbe arrivare in un momento successivo. Questa è la strategia da seguire, secondo Viviane Reding, che è pronta a cooperare con tutti i soggetti coinvolti nel procedimento legislativo, per raggiungere una migliore protezione dei consumatori, senza creare oneri eccessivi per le imprese.

Help Consumatori ha chiesto a Luisa Crisigiovanni, direttrice di Altroconsumo, un commento a questa risposta.

"Finalmente la Commissione ha riconosciuto che la precedente proposta di direttiva, che prevedeva un’armonizzazione totale delle clausole vessatorie e delle garanzie di conformità dei contratti, non era sufficientemente garantista rispetto alla tutela esistente in Europa, costruita in 30 anni di consumerismo. La Commissione si è resa conto che la direttiva, così come era stata formulata, non avrebbe fornito un giusto livello di protezione ai consumatori, intaccando le tutele acquisite in alcuni Paesi, e ha fatto un passo indietro".

"L’altra cosa importante di questa risposta – aggiunge Crisigiovanni – è che si restringerà il campo dell’armonizzazione ai contratti a distanza, alle vendite fuori dagli esercizi commerciali e alle vendite on line. Si rivedranno quindi le norme sul commercio elettronico, che inizialmente erano state lasciate fuori dalla proposta di direttiva. Probabilmente ci sarà una nuova proposta di direttiva che si concentrerà su questo tipo di contratti, lasciando invece da parte le garanzie di conformità e le clausole vessatorie che in tanti paesi sono normati su una soglia più alta di quella prevista da alcuni paesi. In conclusione è una risposta che ci lascia sperare che i nostri timori saranno presi in considerazione. Ora noi monitoreremo il processo perché vogliamo che sia garantito un alto livello di tutela dei consumatori".

di Antonella Giordano

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