Rom: il caso Italia al Parlamento Ue

"Gli avvenimenti di Ponticelli della settimana scorsa non sono un caso isolato; episodi di razzismo succedono in molti Stati membri e la Commissione europea condanna in tutto queste forme di violenza. Bisogna indagare su questi comportamenti e punire chi li incita". E’stata la dichiarazione del commissario europeo agli Affari Sociali, Vladimir Spidla, che ha aperto il dibattito sulla situazione dei rom in Italia, arrivato al Parlamento Ue a seguito della richiesta del PSE che ieri, con 106 voti a favore contro 100, si e’ imposto sul PPE che avrebbe preferito limitare la questione alla commissione Libertà pubbliche. "Il senso stesso dell’Ue – ha affermato Spidla – è proprio quello di costruire uno stato di diritto per tutti, uno spazio in cui non ci siano differenze di colore di pelle o di qualsiasi altra caratteristica. Non dobbiamo fare lo struzzo verso questa situazione, spingendo i rom ad essere sempre a margine della società".

Spidla sottolinea il fatto che i rom "non sono dei criminali nati e non sono peggio degli altri. L’Ue deve fare di tutto per migliorare l’inclusione di questa minoranza in base anche ai principi ormai consacrati della libera circolazione dei cittadini dell’Unione. I rumeni non sono immigrati di un paese terzo quindi non possono essere trattati diversamente dagli altri. L’espulsione non può essere fatta senza una valutazione dell’individuo, caso per caso, nel rispetto dello stato di diritto. L’urgenza per un’espulsione deve essere giustificata perché è una misura estrema e di competenza degli Stati membri".

Dopo le recenti accuse di xenofobia, rivolte al Governo italiano da parte di alcuni rappresentanti politici spagnoli, la gravità della situazione, che ha visto pesanti violazioni dei diritti umani, è stata oggetto di animate reazioni da parte degli europarlamentari. Alcuni hanno messo sotto accusa la politica di centrodestra che ha appena ottenuto la fiducia, denunciando la proposta troppo restrittiva del neo Ministro degli Esteri Franco Frattini e il "clima di caccia alle streghe che si è alimentato anche attraverso i media". Una forte denuncia è arrivata dall’eurodeputata ungherese di origine rom Viktoria Mohacsi che, ieri ha visitato gli insediamenti nomadi di Roma e Napoli e oggi ne ha descritto le "gravissime violazioni dei diritti umani". "Ho scritto una lettera, il 23 febbraio scorso a Silvio Berlusconi esprimendo le preoccupazioni di tante Ong per il fatto che la politica italiana associ continuamente i rom a stereotipi negativi. La storia del tentato rapimento del neonato da parte di una nomade – ha affermato Mohacsi – non risulta da alcuna denuncia della polizia e non c’è alcuna indagine. Devo dire che il Governo italiano è debole con i deboli e forte con i forti, si parla dei rom per distogliere l’attenzione dai veri problemi dell’Italia". L’invito dell’eurodeputata è stato rivolto alle "autorità italiane a cooperare pienamente per preparare una strategia per integrare davvero la minoranza rom.

Livia Jaroka, europarlamentare tedesca del PPE colpevolizza "i Governi sia di destra sia di sinistra che sono stati da sempre incapaci a promuovere l’integrazione dei rom. La questione ormai – continua Jaroka – non dovrebbe essere neanche politicizzata perché poi intervengono le varie posizioni e non si fa nulla di concreto contro la discriminazione di qualsiasi gruppo etnico". Il socialista Martin Schulz sottolinea che "non si sta accusando l’Italia ma bisogna risolvere i problemi più urgenti: i rom non possono essere fatti oggetto degli attacchi di una politica di destra e bisogna collaborare per integrare questa minoranza". Monica Frassoni dei verdi ha detto: "Questo Parlamento non è adatto alle polemiche contro questo o quel Governo, ma per questioni che preoccupano gli europei. Una cosa che non dobbiamo fare è negare la realtà; i rom sono la minoranza più discriminata in Europa. Noi non siamo buonisti, ma la legalità deve essere rispettata".

Giudizi negativi per gli atti politici e di cronaca gravissimi che sono successi in Italia arrivano dai deputati Roberto Musacchio e Marco Pannella. "La lotta alla discriminazione – ha affermato Musacchio – è sancita dai voti parlamentari e considero grave l’uso politico della paura come base di cattura dei voti. Questa discussione deve produrre fatti concreti e verifiche vere". Pannella rivendica "il diritto di autoaccusa perché a Roma e a Napoli abbiamo governato noi da oltre 15 anni creando una psicosi di paura. Dove non c’è democrazia non c’è pace per i rom ma neanche per gli italiani". Mario Borghezio afferma che "la violenza xenofoba non appartiene al popolo italiano, ma alla camorra che il Governo deve combattere. I cittadini chiedono sicurezza dall’immigrazione selvaggia, che non emigra per lavorare ma per delinquere".

a cura di Antonella Giordano

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