SALUTE. A farsi le lampade in Italia si rischia la pelle

Farsi una lampada in un centro abbronzante non è una passeggiata, anzi si può rischiare la pelle, nel vero senso della parola. E’ quanto risulta da un’indagine di Altroconsumo, condotta in 50 centri abbronzanti di 8 città. L’Associazione dei consumatori ha analizzato i solarium di Bari, Bologna, Milano, Napoli, Roma, Palermo, Torino, Venezia; dieci a Milano e Roma, 5 per ogni altra città. Solo 15 centri su 50 hanno passato l’esame.

Dunque, nonostante l’Organizzazione mondiale della sanità abbia elevato le lampade UV alla categoria di cancerogeno di massimo rischio, i cittadini che si recano in centri abbronzanti non sono ancora tutelati: scarse informazioni preventive, scarsa attenzione alla salute dei clienti, libero ingresso ai minori, pochi e "superficiali" controlli delle Asl. Il tutto in un quadro normativo inesistente, eccetto per la regione Piemonte.

Ecco com’è andata l’inchiesta di Altroconsumo, consultabile sul sito dell’associazione. Giovani donne non abbronzate e con la pelle chiara si sono presentate agli operatori, dichiarando di assumere la pillola anticoncezionale, verificando quali informazioni e quali strumenti (come gli occhialini) fossero messi a disposizione. All’uscita chiedevano di poter portare con sé un minore in una seduta successiva. Per quest’ultima domanda solo il 20% del campione ha fornito la risposta corretta: "No, i minori non possono".

Infischiandosene delle indicazioni dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro secondo cui il rischio di tumore cutaneo aumenta del 75% se la tintarella diventa un’abitudine prima dei trent’anni. Altri risultati allarmanti: nel 30% dei casi non sono stati consegnati gli occhialini, pur avendoli richiesti esplicitamente, perché giudicati dagli addetti "non necessari". Nel 78% dei centri non sono state fatte domande per stabilire il tipo di pelle e le eventuali cautele da adottare. In nessun centro sono stati consegnati opuscoli o fogli informativi dove si citassero i farmaci fotosensibilizzanti, come antibiotici, antinfiammatori, per evitare l’insorgere di macchie scure o arrossamenti.

Altroconsumo ha inviato una lettera al viceministro della Salute per denunciare il degrado del settore, privo di regole condivise e applicate e di controlli sull’efficacia dei macchinari e sulla preparazione del personale.

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