SALUTE. A giugno la proposta Ue per le cure all’estero

BRUXELLES. Sarà presentata possibilmente a giugno, e comunque entro l’estate una proposta di direttiva sulla libera circolazione dei pazienti che desiderano ricevere cure sanitarie o operarsi in un paese Ue diverso dal proprio. Lo annunciato ieri la stessa Androula Vassiliou, neo commissario europeo alla Salute designata dal nuovo governo cipriota per sostituire il connazionale Markos Kyprianou.

Una proposta simile, che la Commissione avrebbe dovuto varare lo scorso gennaio, era stata tolta dall’agenda all’ultimo minuto a causa dell’opposizione preventiva da parte degli europarlamentari del Pse (contrari alla libera circolazione dei servizi d’interesse pubblico) e di alcuni Stati membri, che paventavano un forte impatto negativo sui propri sistemi nazionali di assistenza sanitaria.

La nuova proposta di direttiva sarà presentata come parte integrante di un pacchetto di misure sociali, elaborato in collaborazione con il commissario agli Affari sociali, Vladimir Spidla (socialista). Sottraendola così al campo di applicazione della direttiva servizi che, nella sua prima versione invisa alla sinistra nell’Europarlamento, comprendeva anche le prestazioni sanitarie).

Alcune delle numerose questioni aperte riguardano l’entità del margine di manovra di cui dispongono gli Stati membri per regolare e pianificare i propri sistemi, senza creare ostacoli ingiustificati alla libera circolazione; la definizione delle modalità per garantire un adeguato meccanismo di compensazione finanziaria per le prestazioni sanitarie transfrontaliere fornite dai sistemi sanitari nei paesi "d’accoglienza".

Resta inoltre da definire il legame fra i servizi sanitari e i servizi connessi, quali i servizi sociali e l’assistenza di lunga durata o l’assistenza post- ospedaliera. Occorre poi stabilire in che modo i pazienti o i professionisti del settore possono identificare, paragonare o scegliere fra le varie prestazioni in altri paesi. E ancora, qual è l’attuale impatto (a livello locale, regionale, nazionale) delle cure transfrontaliere per quanto riguarda l’accessibilità, la qualità e la sostenibilità finanziaria dei sistemi sanitari. Oppure quali settori ( omissioni o errori clinici, responsabilità finanziaria) dovrebbero rientrare nelle responsabilità delle autorità di quale paese.

Gli Stati membri, in ogni caso, potranno attivare una sorta di clausola di salvaguardia nel caso in cui vi fossero dei rischi importanti per i propri sistemi sanitari, chiedendo di sottoporre a un regime di autorizzazione le cure all’estero dei propri pazienti, ha spiegato Vassiliou. I dati di Bruxelles rilevano che con la direttiva in vigore solo l’1% dei pazienti europei andrebbe a farsi curare all’estero, ad esempio per evitare lunghe file d’attesa prima di un’operazione urgente o per la migliore qualità del servizio medico (ma anche per il costo minore del trattamento).

 

 

 

 

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