SALUTE. Aborto in calo fra le italiane ma non fra le straniere. Aumentano gli obiettori

Sempre meno donne ricorrono all’aborto: fra le italiane c’è una diminuzione del 3,7% rispetto al 2005 e del 61,4% rispetto al 1982, anno nel quale le Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG) sono state più numerose. Il fenomeno è invece in aumento per le cittadine straniere: più 4,5% rispetto al 2005. Ma la fotografia registra anche il forte aumento dell’obiezione di coscienza che sfiora il 70% fra i ginecologi, arriva al 50% fra gli anestesisti e supera il 40% fra il personale non medico. È la fotografia scattata dalla Relazione annuale sull’attuazione della legge 194/1978 – "Norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza" – trasmessa oggi dal ministro della Salute uscente Livia Turco al Parlamento. Il documento contiene i dati preliminari per il 2007 e quelli definitivi del 2006.

Il Ministro Livia Turco scrive nella Relazione: "La legge 194/1978, come i dati a disposizione confermano, ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro Paese e il raggiungimento degli obiettivi attesi, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata. La legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio. Si ribadisce pertanto la necessità non di una sua modifica, ma viceversa di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi".

I dati relativi al 2007 parlano di un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234.801 casi). Diminuisce anche il tasso di abortività, ovvero il numero degli aborti per mille donne fra i 15 e i 49 anni: nel 2007 è stato del 9,1 per 1.000, con una diminuzione del 3,1 rispetto al 2006 (9,4 per 1.000) e del 47,1% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000).

L’interruzione volontaria di gravidanza è sempre meno praticata fra le italiane: i dati definitivi del 2006 evidenziano 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982. Diversa invece la situazione per le donne straniere: nel 2006 si sono contate 40.431 IVG con un aumento del 4,5% rispetto al 2005. In tutto, il dato copre il 31,6% del totale.

Per gli aborti clandestini la Relazione del Ministero presenta una stima aggiornata al 2005 che corregge al ribasso le stime precedenti e ipotizza 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194. Il dato riguarda però solo le donne italiane, perché non ci sono stime affidabili per le straniere. Conclusione? Si conferma la contemporanea diminuzione dell’abortività legale e clandestina fra le italiane.

Il fenomeno è invariato rispetto all’aborto effettuato dopo i 90 giorni: la percentuale di IVG dopo tale periodo è stata complessivamente nel 2006 del 2,9%.

L’obiezione di coscienza aumenta notevolmente e in alcune Regioni raddoppia. L’obiezione – sottolinea la Relazione del Ministero – è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%, per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4% e per il personale non medico dal 38,6% al 42,6%. Ma nel Mezzogiorno e in alcune Regioni i dati aumentano ancora di più. Questo il quadro fotografato: in Campania l’obiezione per i ginecologi passa dal 44,1% all’ 83%, per gli anestesisti dal 40,4% al 73,7% e per il personale non medico, dal 50% al 74%; in Sicilia, per i ginecologi l’obiezione aumenta dal 44,1% al 84,2%, per gli anestesisti dal 43,2% al 76,4% e per il personale non medico, dal 41,1% al 84,3%; in Veneto l’obiezione è superiore al dato nazionale con percentuali del 79,1% per i ginecologi, del 49,7% per gli anestesisti e del 56,8% per il personale non medico.

Nel suo intervento, il Ministro evidenzia alcune raccomandazioni alle Regioni: adottare specifici interventi di prevenzione per le donne straniere, organizzare i servizi per favorirne l’accesso, promuovere l’informazione fra gli immigrati e il potenziamento dei consultori.

Non manca un’indicazione sul fenomeno dell’obiezione: "Si raccomanda ancora – rileva il Ministro – di monitorare l’adeguata offerta delle prestazioni, anche in relazione all’aumento del fenomeno dell’obiezione di coscienza da parte del personale dei servizi, al fine da una parte di garantire la libertà di obiezione -riconosciuta dall’articolo 9 della legge 194/1978- e dall’altra di garantire la continuità assistenziale. Infatti in alcune Regioni l’obiezione di coscienza ha raggiunto livelli tali da prefigurare un’oggettiva condizione di grave difficoltà per le donne nell’accesso ai servizi. In questo senso si ribadisce che sono le Regioni -in applicazione del medesimo articolo 9 della legge – che devono controllare e garantire l’attuazione della legge, anche attraverso la mobilità del personale".

LINK: Relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della legge 194/78

 

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