SALUTE. Aborto: più deboli adolescenti e immigrate. La proposta: integrazione e servizi in rete

Educazione sessuale insoddisfacente e difficoltà di accesso ai servizi: sono i fattori che più pesano, rispettivamente fra adolescenti e donne immigrate, nel determinare il ricorso all’aborto. In Italia l’interruzione volontaria di gravidanza è infatti in calo tranne per due gruppi: le minorenni, con 1360 richieste di IVG nel 2006, e le immigrate che da sole rappresentano il 31,6% del totale nazionale nel 2006. Sono i dati dai quali partono l’Osservatorio nazionale sulle abitudini sessuali e le scelte consapevoli e Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) che propongono una via "made in Italy" per migliorare l’informazione sulla contraccezione e ridurre il ricorso all’aborto. Come? Attraverso l’integrazione: collaborazione fra servizi – dunque scuola, famiglia, medico di base, consultorio, ginecologi – linee guida operative da applicare in tutta Italia e, per raggiungere le immigrate, il coinvolgimento dei capi delle comunità. Occasione della proposta, il convegno nazionale "Politiche per un contrasto all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nelle donne a rischio" che si è svolto oggi in Senato.

"Il nostro obiettivo è ridurre il ricorso all’IVG causata da un’errata o mancata contraccezione – afferma Emilio Arisi, coordinatore dell’Osservatorio – La via è lavorare insieme per promuovere un’educazione sessuale consapevole nelle due categorie più vulnerabili. Una strategia che punta sui giovani, investendo molto anche sulla ‘seconda generazione’ di immigrati: trasmettere messaggi di sensibilizzazione alle madri attraverso le figlie". I dati, afferma Arisi, rivelano come le ragazze italiane presentino livelli di educazione sessuale "assolutamente insoddisfacenti": "da un’indagine SIGO – afferma – risulta che solo nello 0,3% delle under 19 si può considerare buona e solo una su quattro raggiunge un livello sufficiente. E ancora: la prima volta è senza precauzioni per una su tre e solo il 50% usa metodi sicuri. L’età media delle minorenni che si rivolgono al giudice per poter abortire si sta costantemente abbassando: nel 1995 era di 17 anni, oggi è 16 anni e 9 mesi, con l’1,2% di richieste sotto i 14 anni. Da qui la proposta di attivare una rete informativa che integri le competenze del medico, con le risorse della famiglia e della scuola, per andare ad intervenire fin dagli esordi dell’adolescenza, nel momento in cui i ragazzi sono alla scoperta del proprio corpo".

L’altro anello debole è rappresentato dalle immigrate, che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza 3 o 4 volte in più rispetto alle italiane, con una differenza ancora più netta nelle classi di età più giovani, una più bassa scolarizzazione (il 13.3% non ha alcun titolo di studio o la sola licenza elementare verso il 4% delle italiane) e un più elevato livello di disoccupazione (12.1% italiane, 25.9% straniere). "L’attenta lettura dei dati dimostra una oggettiva difficoltà nell’accesso ai servizi e la presenza di problemi economici, che si uniscono ad uno scarso livello di consapevolezza sui metodi anticoncezionali – ha spiegato Giorgio Vittori, presidente della SIGO – Senza contare il sommerso, quel gran numero di persone e di bisogni che non riusciamo a intercettare. Da qui l’idea di coinvolgere direttamente i capi comunità".

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