SALUTE. Adolescenti e sigarette: si rinnova la campagna Moige “Noi non dobbiamo fumare”

Parte da Cagliari il secondo tour della campagna "Noi non dobbiamo fumare", organizzata dal Moige (Movimento Italiano Genitori) e dalla Fit (Federazione Italiana Tabaccai) per prevenire la diffusione del fumo fra gli adolescenti. Secondo una recente indagine Istat, infatti, quasi la metà dei fumatori comincia a fumare in età giovanile. E in quel caso diventa più difficile abbandonare la sigaretta. Il nuovo tour ha in programma di coinvolgere, in 38 giornate, 14 regioni e 21 città distribuendo nelle piazze e nelle tabaccherie circa 3 milioni di depliant e 20.000 opuscoli informativi.

È partito questa stamattina, dalla piazza San Benedetto di Cagliari, il secondo tour della campagna che intende prevenire e sensibilizzare gli adulti, in particolar modo i tabaccai, riguardo alla necessità di non consentire che gli adolescenti abbiano accesso al fumo. E non solo perché lo dice la legge (in Italia i minori di 16 anni non dovrebbero avere la possibilità di comperare tabacchi) ma anche perché numerose ricerche confermano la maggiore pericolosità del fumo per gli adolescenti. Il Moige ricorda infatti una recente indagine Istat, "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari", riferita al periodo compreso fra dicembre 2004 e marzo 2005: il 49,9% delle persone (praticamente la metà) inizia a fumare nell’adolescenza e in età giovanile; di questi il 5,1% ha iniziato a meno di 14 anni e il 21,6% tra i 14 e i 15 anni. L’inizio precoce (prima dei 14 anni), infine, è più frequente fra gli uomini; il 6% di questi ha iniziato prima dei 14 anni contro il 3,7% delle donne. E per chi inizia a fumare in età minorile smettere è più difficile e maggiori sono le possibilità di diventare, da adulti, forti fumatori.

Secondo una ricerca SWG per Moige, condotta su un campione di 400 tabaccai aderenti a Fit e 5.000 genitori con figli tra gli 11 e i 17 anni, più di un terzo dei genitori ammette di sapere che almeno il figlio fuma e ben 12 su cento dichiarano che lo fa regolarmente. L’abitudine è più radicata se in famiglia c’è già un adulto che fuma: in tal caso la quota degli adolescenti che fumano regolarmente sale fino al 21%. L’87% dei genitori ha provato a farli smettere ma il 60% di questi non ha ottenuto alcun risultato. Dall’indagine Swg emerge che circa il 47% manda "sempre" o "qualche volta" il figlio a comperare le sigarette per proprio conto.

Lo scorso anno, proprio a partire da questi dati, il Moige, insieme alla Federazione Italiana Tabaccai, con il patrocinio dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, dell’Istituto Italiano di Medicina Sociale e ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani (e con il contributo di British American Tobacco Italia, Imperial Tobacco Italy, Jt International Italia, della Philip Morris Italia e il supporto logistico di Logista), ha dato dunque il via alla campagna di prevenzione dell’accesso al fumo in età giovanile: "Noi non dobbiamo fumare" (www.noinondobbiamofumare.it). La prima tappa si è svolta nel corso del 2006 e ha toccato 40 città italiane.

"Serve un’educazione alla legge – dice Maria Rita Munizzi, presidente Moige – e con questa campagna vogliamo spiegare a genitori e tabaccai che sono protagonisti nella lotta al fumo dei ragazzi. È un’operazione culturale per informare i genitori non solo sui danni del fumo ma anche, e soprattutto, sul fatto che esiste una legge e quanto sia importante rispettarla. È una campagna che serve a riflettere sul tema dell’accesso al fumo da parte dei minori". "La Federazione Italiana Tabaccai – aggiunge il presidente della FIT Giovanni Risso – ha scelto di aderire a questa campagna in modo che si possa, in maniera collettiva, riflettere sul problema del fumo minorile e si possa trovare la maniera migliore per risolverlo. Per quanto riguarda noi tabaccai la fermezza nel rispetto della legge che ci impone di non vendere le sigarette ai minori di sedici anni deve essere soprattutto tesa a contrastare la cattiva abitudine a mandare i propri figli a comprare le sigarette e può costituire sicuramente un buon esempio. Occorre quindi da parte della famiglia evitare di incappare in comportamenti "distorsivi" quali chiedere ai figli di comprare le sigarette o lasciare i pacchetti incustoditi e da parte dei tabaccai rispettare in maniera rigida le regole".

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