SALUTE. Allarme Legambiente: ancora troppo amianto e Regioni in ritardo

I piani regionali per la bonifica dell’amianto sono in ritardo. Si contano ancora 32 milioni di tonnellate di cemento amianto. Il censimento è ancora in corso in gran parte delle Regioni. E sono oltre 9 mila i casi di mesotelioma pleurico registrati fino al 2004. Alla vigilia della Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto, Legambiente lancia l’allarme sui rischi dovuti all’elevata presenza di materiali contaminati su tutto il territorio nazionale e denuncia il ritardo sugli interventi di risanamento e bonifica delle strutture in cui è presente amianto. L’associazione ha dunque rilanciato la campagna di informazione Liberi dall’Amianto, realizzata in collaborazione con l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, rivolta a cittadini, lavoratori e medici per rendere noti i rischi sanitari derivanti dall’esposizione all’amianto, fornire gli strumenti per difendersi e agire in prima persona per combatterla.

In particolare, ad oggi "solo 13 Regioni, alle quali era stato dato compito di stabilire, entro 180 giorni, un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati, hanno approvato un Piano Regionale Amianto. Due (Puglia e Molise) non l’hanno ancora fatto mentre in Abruzzo è in corso di approvazione. Di altre 3 regioni (Calabria, Marche, Veneto) e la provincia Autonoma di Bolzano non si ha notizia. E anche laddove il piano esiste, le azioni che lo dovrebbero seguire, come la mappatura dei manufatti contaminati, non arrivano e si rimane alle stime del CNR e dell’Ispesl che parlano di 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale, che prendono in considerazione però solo le onduline di cemento amianto".

Nel rapporto "I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell’amianto" si evidenzia un quadro sconfortante. Il censimento è ancora in corso nella maggior parte delle regioni. Solo Basilicata, Lombardia, Molise, Puglia e Umbria hanno dati relativi all’amianto presente negli edifici privati. "Sommando le informazioni, – rileva Legambiente – risulta che ad oggi in Italia ci sono circa 50mila edifici pubblici e privati in cui è presente amianto e i quantitativi indicati solo da 11 Regioni (Lazio, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Abruzzo, Molise, Sardegna, Toscana, Basilicata, Piemonte e Liguria) anche se non esaustivi, delineano comunque le dimensioni del problema: 100 milioni circa di metri quadrati di strutture in cemento-amianto, e oltre 600mila metri cubi di amianto friabile". Nel campo della bonifica e del risanamento, si segnala in positivo l’attivismo di Piemonte e Lombardia.

"E’ evidente che nonostante la gravità del problema – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – sulla questione amianto permane un pericoloso immobilismo dello Stato così come delle Regioni che espone la popolazione a un rischio per la salute all’apparenza meno evidente ma molto insidioso, perché di amianto ce n’è molto e in posti che tanti non sospetterebbero nemmeno. Per questo oltre che una corretta informazione alla popolazione è quanto mai urgente investire risorse pubbliche che permettano di avviare e portare avanti gli interventi di risanamento e pianificare la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei materiali, problema questo che in molti casi ostacola la bonifica e fa lievitare i costi".

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