SALUTE. Alta diffusione di epatite C nelle carceri. Protocollo d’Intesa tra Regione Lazio e EpaC

In Italia, il 37% dei detenuti nelle carceri della nazionali è affetto da epatite C. Inoltre il 6,7% dei detenuti presenta infezione manifesta da HBV (HBsAg+) e il 52,6% infezione occulta da HBV ( anti-HBc+ con HBsAg-), mentre la sieropositività per HIV è del 7,5%. E’ l’inquietante fotografia che emerge da un’indagine epidemiologica statistica, condotta nel 2007 in 14 delle 205 carceri italiane. I dati dell’indagine sono stati resi noti oggi, durante la presentazione del Protocollo d’Intesa tra Garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio ed EpaC Onlus.

Il Protocollo è volto a sensibilizzare i detenuti delle 14 carceri della Regione Lazio sul tema, diffondendo il più possibile una cultura di prevenzione, alla vigilia della giornata mondiale sull’epatite.

Questa malattia ogni anno colpisce 500 milioni di persone e ne uccide un milione e mezzo; si stima che nel mondo una persona su 12 abbia l’epatite B o l’epatite C ma la maggiore parte non lo sa ancora. EpaC Onlus è una struttura no-Profit nazionale operante nel settore informativo e di counselling per i malati di epatite che, ad oggi, ha fornito consigli e consulenze ad oltre 60.000 pazienti, familiari, operatori sanitari e cittadini.

"La situazione sanitaria nelle carceri italiane è delicata – ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni – soprattutto in questo momento di passaggio delle competenze sanitarie penitenziarie dal Ministero della Giustizia alle Asl che, nella maggior parte dei casi, hanno gravi disagi economici. Secondo i dati, circa il 40% dei reclusi hanno l’epatite".

Marroni ha ribadito di aver "già avviato", come Regione Lazio, "una campagna di prevenzione e informazione distribuendo nelle carceri oltre seimila opuscoli multilingue sulle malattie più diffuse in carcere: Hiv, Tubercolosi, Epatiti Virali e malattie psichiatriche". "Grazie all’accordo con EpaC Onlus – ha concluso Marroni – garantiremo più efficacemente il diritto alla salute dei reclusi e a migliorare le condizioni di vita nelle carceri".

"Esistono condizioni che favoriscono la diffusione dell’infezione da HBV e HCV – ha detto il dottor Lorenzo Nosotti, internista epatologo dell’Istituto San Gallicano – come la concentrazione di soggetti a rischio, il sovraffollamento, l’uso comune di rasoi e tagliaunghie oltre al rischio di trasmissione sessuale con rapporti omosessuali. Un altro problema è la pratica dei tatuaggi con strumenti non sterili".

 

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