SALUTE. Barometro Europ Assistance: un quinto degli italiani rinuncia alle cure a causa della crisi

Quasi un quinto degli italiani ha rinunciato alle cure mediche a causa della crisi economica. Poco soddisfatti dal Sistema sanitario nazionale, convinti che questo non sia ancora in grado di garantire un equo accesso alle cure, preoccupati dalla mancanza di finanziamenti nel settore sanitario, quest’anno il 19% dei cittadini italiani ha rinunciato o rinviato cure mediche a causa degli effetti della crisi. Sono soprattutto esami e interventi, visite odontoiatriche e oculistiche, con una percentuale in costante crescita dal 2009.

È uno dei risultati, forse il più preoccupante, che emerge dal quinto "Barometro internazionale sulla Salute". L’indagine, realizzata dall’Istituto di Ricerca Internazionale CSA su commissione del Gruppo Europ Assistance in partnership con il Cercle Santé, mette a confronto i cittadini di 10 Paesi (Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Svezia, Polonia, Austria, Stati Uniti e, da quest’anno, Spagna e Repubblica Ceca) su sette grandi temi d’attualità sanitaria: valutazione del proprio sistema sanitario nazionale e qualità delle cure, istanze sociali, mobilità nell’accesso alle cure, invecchiamento della popolazione, nuove tecnologie, prevenzione e contributo del settore sanitario allo sviluppo economico.

La crisi economica, sintetizzano i ricercatori, nuoce alla salute. E la rinuncia alle cure mediche di quasi un quinto degli italiani si somma a una diffusa valutazione critica nei confronti del Sistema sanitario nazionale: per il 57% degli italiani (+3 punti percentuali rispetto al 2010), questo non è in grado di garantire un accesso equo alle cure. È un servizio considerato diritto inalienabile che non può essere subordinato al pagamento di tasse: solo il 12% degli intervistati è infatti favorevole a versare maggiori imposte in cambio di un accesso più democratico alla salute.

Gli italiani sono preoccupati soprattutto dei mancati finanziamenti e della malasanità. Sono ben il 70% coloro che giudicano negativamente l’organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale. Un dato che posiziona il nostro Paese al secondo posto della classifica internazionale fra i cittadini più insoddisfatti, subito dopo i Polacchi (82%). C’è preoccupazione diffusa rispetto al futuro del sistema sanitario: la mancanza di finanziamento pubblico al settore (85%) e l’eventualità di errori medici (78%) rappresentano le minacce più sentite. In controtendenza, però, c’è fiducia nei confronti dei controlli attuati dalle autorità sanitarie per limitare i rischi legati all’assunzione di farmaci: "inspiegabilmente su questo fronte – affermano gli analisti – siamo il popolo che esprime il più alto numero di risposte positive con l’85% del campione".

Per farsi visitare da uno specialista, gli italiani sono pronti a fare le valigie e con il 65% delle preferenze sono fra i cittadini più propensi alle trasferte di lungo raggio per beneficiare di cure specialistiche.

In una società che invecchia, sono preoccupati della qualità dei servizi di assistenza agli anziani e alle persone dipendenti e sono poco o per nulla soddisfatti (77%) dei servizi esistenti. Per far fronte ai problemi legati all’allungamento dell’aspettativa di vita, l’82% degli italiani individua l’assistenza domiciliare come la miglior soluzione possibile. Un atteggiamento fortemente condiviso dal resto dei Paesi intervistati. Per finanziare l’assistenza domiciliare il 67% (+5 punti percentuali rispetto allo scorso anno) suggerisce un contributo misto, pubblico e privato.

E la tecnologia? Viene usata, senza per questo rinnegare la relazione personale con il medico. Così sono quasi la metà gli italiani che consultano internet per ottenere informazioni sui temi legati alla salute: gli utenti che dichiarano di farlo regolarmente si attestano al 5%, mentre gli internauti occasionali il 40%. Informazioni che vorrebbero comunque nel 78% dei casi completate dal medico curante.

Nel confronto con gli altri paesi coinvolti nell’indagine, l’Italia è invece indietro rispetto alla prevenzione e si pone come fanalino di coda: sono infatti solo il 23% (meno 10% in tre anni) i cittadini che dichiarano di aver effettuato di propria iniziativa un check up generale nel corso degli ultimi 5 anni.

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