SALUTE. Batterio E. Coli, ora imputati i germogli di soia

La Commissione europea ha convocato per domani una riunione straordinaria del Comitato di gestione con l’obiettivo di discutere le misure per affrontare la crisi nel settore ortofrutticolo, frutto della psicosi nei consumi determinata in Europa dall’epidemia di Escherichia Coli. Il numero delle vittime è salito a 22 in tutta Europa, 21 solo in Germania, e sono oltre 2.200 i casi di contagio. L’ultimo scenario delineato dalla Germania è che a causare l’epidemia siano stati germogli di soia mangiati crudi: l’azienda produttrice in Bassa Sassonia è stata chiusa, ma si attendono i risultati delle indagini batteriologiche. L’assenza di certezze sembra confermata dal ministro della Salute italiano Ferruccio Fazio, per il quale non ci sono ancora conferme ufficiali sulle cause del batterio che sta scatenando il panico – e annessa psicosi – in Europa. Secondo le parole riportate dalle agenzie di stampa, Fazio ha detto che "al di là di focalizzarsi su quelli che sono i singoli vegetali, poiché si tratta di situazioni locali, conviene fare un approfondimento e, come chiedono i nostri tavoli tecnici, fare una focalizzazione su quelle che sono le condizioni non solo di produzione ma anche di confezionamento".

Di fronte a una situazione di questo genere, i Consumatori sono preoccupati e chiedono garanzie. Il Movimento Difesa del Cittadino ha chiesto che sia istituita l’Agenzia nazionale sulla sicurezza alimentare "per garantire una informazione davvero indipendente e per coordinare i controlli e gli studi". Afferma infatti l’associazione: "E’ arrivato il momento di istituire l’Agenzia nazionale sulla sicurezza alimentare, per garantire non solo controlli efficienti, ma anche una informazione indipendente. Oggi in Europa la metà dei Paesi si è dotata di una Autorità scientifica che presiede ai controlli, agli studi e analisi e soprattutto all’informazione per i cittadini in materia alimentare".

"Le crisi che si ripetono quasi ogni anno (ricordiamo di recente l’influenza aviaria, l’arsenico nell’acqua) – continua MDC – necessitano di un organismo che sia libero dai condizionamenti politici e delle filiere produttive, a garanzia solo della salute dei cittadini. Questo non può essere garantito dal Ministero della salute, che nel 2010 con un colpo di mano passato sotto silenzio ha praticamente annullato la legge istitutiva dell’Agenzia, approvata nel 2008 e ha trasferito le relative competenze a una Direzione generale del Ministero stesso. Crediamo che la salute dei cittadini e la sicurezza alimentare abbiano almeno la stessa dignità della privacy o dell’energia, per le quali giustamente esiste una Autorità indipendente".

Nel frattempo, dagli agricoltori arrivano le stime sui risultati della psicosi scatenata dall’infezione, che sta cambiando anche le abitudini alimentari dei cittadini. "Il rincorrersi di falsi allarmi ha alimentato – ha detto la Coldiretti – una psicosi che si sta riflettendo sui consumi dei cittadini europei ma ha anche offerto alibi a misure protezionistiche come il blocco delle importazioni dalla Russia con danni gravi danni economici. L’incertezza – sottolinea Coldiretti – sta avendo effetti devastanti sui mercati poiché oltre un cittadino europeo su tre (35 per cento) evita di acquistare i prodotti di cui ha sentito parlare nell’ambito di una emergenza relativa alla sicurezza alimentare, secondo Eurobarometro. Dopo le importanti rassicurazioni del Ministro della Salute Ferruccio Fazio sulla assoluta assenza di rischi nel consumo di frutta e verdura italiana che garantisce qualità e sicurezza, l’unico pericolo certo che corre l’Italia – sostiene la Coldiretti – è il danno economico per i produttori agricoli che ha già raggiunto i 25 milioni di euro per i coltivatori nazionali".

Nei giorni scorsi, intanto, il Ministero della Salute ha dato disposizione ai Nas di intensificare i controlli su frutta e verdura per quanto riguarda l’apposizione del cartellino indicante il luogo di origine della merce posta in vendita. Mentre, in relazione al caso di batterio che era stato trovato su un campione di salame di cervo, lo stesso Ministero della Salute ha precisato che gli esami per verificare la presenza del cosiddetto "batterio killer" sono risultati negativi: il campione è stato esaminato dal Laboratorio Nazionale di Riferimento per E. Coli dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma ed è risultato negativo per presenza di Escherichia Coli produttore di verocitotossina (VTEC).

Nella discussione si è inserita la voce della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV), che invece chiama in causa gli allevamenti intensivi incubatori di batteri antibiotico-resistenti: "La psicosi collettiva causata dalla paura del contagio del batterio E. Coli proveniente dalla Germania sembra riguardare soprattutto cetrioli, insalata, germogli o altre verdure crude, ma è basilare far sapere al pubblico che invece la contaminazione da E. Coli avviene sempre a partire da una fonte animale. Il batterio E. Coli vive nell’intestino degli animali d’allevamento, e la carne che viene poi commercializzata può essere infettata durante il processo di macellazione – spiega la SSNV – Un’altra possibile fonte è il latte non pastorizzato, e, ancora più preoccupante, la diffusione sul terreno e nelle acque degli escrementi degli animali d’allevamento, che possono contaminare i vegetali coltivati (che vanno quindi sempre ben lavati). Oltre la contaminazione fecale dell’acqua e del cibo, esiste il problema della contaminazione dai cibi animali a quelli vegetali durante la preparazione degli alimenti".

Una cosa sola sembra sicura: l’incertezza. "Prima il cetriolo, poi l’insalata ed i pomodori, poi il salame di cervo, ora i nuovi alimenti imputati della diffusione del batterio sono i germogli di soia. È intollerabile come, dopo tutto questo tempo, nessuno sia ancora in grado di dare risposte certe ai cittadini di tutta Europa – afferma Federconsumatori – Esisteranno in tutta Europa centinaia di centri di analisi e ricerca, anche privati in questo caso, che possono e devono essere coinvolti per effettuare i controlli necessari. Riteniamo, infatti, che sia indispensabile e urgente mettere in campo tutte le risorse necessarie per effettuare ricerche e controlli a tappeto sui prodotti alimentari, coinvolgendo anche i laboratori privati". L’associazione chiede al Ministero della Salute e alla Commissione europea di disporre "con la massima priorità ed urgenza le procedure per fare chiarezza sulla diffusione del batterio e mettere fine a questo allarme".

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