SALUTE. Batterio E. Coli, sarebbero i germogli di fagioli la vera causa

Dai germogli di soia ai germogli di fagioli. Sarebbe questa la vera causa dell’epidemia di Escherichia Coli. Lo si apprende da fonti ufficiali tedesche: il direttore dell’Istituto Robert Koch, Reinhardt Burger, ha detto che i consumatori che "hanno mangiato germogli hanno una probabilità 9 volte più alta di soffrire di diarrea emorragica rispetto a coloro che non li hanno mangiati".

Circa la metà dei casi di contagio del batterio registrati in 5 regioni tedesche sono riconducibili a germogli prodotti dall’azienda della Bassa Sassonia sotto accusa. Lo hanno reso noto le autorità sanitarie tedesche in un comunicato congiunto diffuso oggi. Finora, sottolinea la nota, su 55 casi di Ehec 0104:H4 registrati in cinque regioni, 26 (oltre il 47%) sono legati a germogli prodotti dall’azienda sotto accusa.

Il presidente dell’Ordine nazionale dei biologi, Ermanno Calcatelli, ha spiegato che la contaminazione da Escherichia Coli dei germogli di fagioli "potrebbe essere avvenuta nei semi venuti a contatto con acqua di fogna o con dei fertilizzanti" visto che "alla base della composizione dei fertilizzanti c’é la presenza di letame e dal momento che la contaminazione è avvenuta per via oro-fecale questa via potrebbe spiegare l’origine della contaminazione dei semi".

Frederic Vincent, portavoce del commissario Ue alla salute John Dalli, ha detto che quella provocata dal batterio è stata "una crisi sanitaria raramente vista in Europa".

L’Adoc contesta il continuo cambio di verdura come potenziale "serial killer" e chiede all’Unione Europea di adottare subito la tracciabilità e l’etichettatura per tutti i prodotti alimentari. "Basta col minestrone di verdure serial killer, in due settimane si è passati dai cetrioli alla soia, dai pomodori ai legumi, senza alcun fondamento scientifico valido al 100% – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – un danno enorme verso i consumatori, disorientati e lasciati in balìa di fughe di notizie smentite nell’arco di 24 ore, non ricevendo finora alcuna informazione corretta e trasparente. Una grave colpa imputabile al Ministro della Salute Fazio, che non ha saputo, come in precedenti occasioni, fornire la più adeguata informazione ai cittadini, la cui salute è un bene primario. La situazione inoltre sta creando un danno enorme, per centinaia di milioni di euro, anche ai produttori italiani e al Made in Italy. Occorre fermare questa emorragia di notizie e l’unico modo è attraverso l’etichettatura e la tracciabilità di tutti i prodotti. Per questo chiediamo all’Unione Europea di adottare subito questi provvedimenti, gli unici in grado di prevenire situazioni rischiose e dannose come quella attuale e in grado di garantire la salute dei cittadini, il rispetto delle regole e di tutelare le imprese oneste".

"Se le notizie che vengono dalla Germania sono vere, il governo tedesco è chiamato a rispondere direttamente del gravissimo danno causato all’ortofrutta di tutta Europa, in particolare Italia e Spagna". È quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, secondo cui l’annuncio dell’Istituto Robert Koch fa finalmente chiarezza e scagiona frutta e verdure europee che, in poco più di 2 settimane, hanno subito un crollo verticale delle vendite e i produttori hanno pagato pesantemente la psicosi che si è sviluppata sull’onda di notizie frammentarie e confuse. "È giusto – rileva la Cia – che a pagare non sia solo l’Europa, ma anche e soprattutto la Germania, che ha delle responsabilità enormi. Vanno stanziati aiuti di gran lunga superiori ai 210 milioni previsti dalla Commissione di Bruxelles. Finanziamenti che coprono realisticamente solo un terzo del disastro causato all’intero settore dell’ortofrutta".

 

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