SALUTE. Body scanner, potenziali rischi per la salute

I body scanner rappresentano un rischio per la salute? La risposta non sembra immediata perché dipende anche dalla tecnologia impiegata. Riporta il quotidiano The Daily Telegraph che secondo David Brenner, capo del centro ricerca della Columbia University, i governi non hanno tenuto conto delle concentrazioni delle radiazioni sulla pelle e dunque ci sarebbe potenzialmente il rischio di tumori. Secondo lo scienziato, le persone più a rischio sono bambini e passeggeri con mutazioni genetiche. Il rischio sulle singole persone, scrive il Telegraph, è molto basso ma servono ulteriori ricerche perché, commenta lo scienziato, "se tutti gli 800 milioni di persone che usano gli aeroporti ogni anno fossero passati ai body scanner con i raggi X, allora il piccolo rischio individuale moltiplicato per il largo numero di persone sottoposte a screening potrebbe implicare un potenziale rischio pubblico o sociale".

"Anche gli scienziati americani lanciano l’allarme sull’istallazione di body scanner": queste le parole di Domenico Scilipoti, deputato IDV, con riferimento alle apparecchiature che individuano materiali e sostanze pericolose per la sicurezza dei viaggiatori. "Già in passato ho sollevato perplessità e forti dubbi sulla concentrazione di radiazioni sulla pelle dei passeggeri soggetti all’esame dei body scanner, in modo particolare su donne in attesa, su bambini e su passeggeri abituali e portatori di patologie preesistenti che potrebbero aggravarsi". Per il deputato, "il rischio c’è e la potenzialità di danno alla salute pubblica è, dunque, notevole. Ribadisco che le Autorità sanitarie non debbano permettere l’esposizione a raggi X o ad apparecchiature similari che, e comincia ad essere sempre più dimostrato, possono procurare alterazioni degenerative nell’organismo umano. Salvaguardiamo la vita umana: contro il rischio attentati, usiamo metodi non pericolosi ma ugualmente efficaci".

In Italia, una relazione sui possibili rischi dei sistemi body scanner per controlli antiterroristici è contenuta in uno studio fatto dal gruppo di lavoro SIRM, AIFM, AIRM, AIRP (rispettivamente Società italiana di radiologia medica, Associazione italiana di fisica medica, Associazione italiana radioprotezione medica, Associazione italiana di radioprotezione). Il gruppo ha analizzato i diversi sistemi. E per quanto riguarda i sistemi detti a retrodiffusione, afferma: "Al fine di una valutazione più realistica del rischio associato all’impiego di questi sistemi a raggi X a retrodiffusione, vale la pena evidenziare che in ogni caso la dose efficace associata all’effettuazione di un controllo antiterroristico risulta essere una piccola frazione della dose efficace assorbita durante il volo aereo a causa della radiazione cosmica".

Però rimane la motivazione di fondo che "ogni piccola dose andrebbe evitata, a meno che, come suggerisce il "Sistema di Radioprotezione", non venga "giustificata". Nel caso specifico la giustificazione andrebbe cercata in ambito socio-sanitario, attraverso la valutazione del rischio di perdite di vite umane nel caso che un terrorista sfugga agli attuali controlli aeroportuali, nonché del maggior senso di sicurezza dei viaggiatori in presenza di tali controlli; il raffronto tra rischi ipotetici e benefici (rappresentati dall’evitare i morti da attentato con le conseguenze di dolore e sofferenza per i parenti e per una intera nazione) è ampiamente a favore del controllo in questione".

Le conclusioni sono comunque aperte, perché i body scanner usano tecnologie diverse. E così per gli esperti italiani "al di là della capacità o meno dei vari sistemi di fornire le informazioni necessarie dal punto di vista della sicurezza, mentre per i sistemi passivi ovviamente non ci sarebbero problemi dal punto di vista sanitario, per i sistemi attivi si possono trarre le seguenti conclusioni. L’impiego dei sistemi attivi di sistemi a raggi X su persone appare limitato dalla normativa corrente ai soli scopi medici e pertanto sarebbe necessaria una revisione normativa che svincoli l’impiego per la finalità oggetto del presente documento. Nel caso di impiego di sistemi ad onde millimetriche – si legge nello studio – si deve avere certezza dall’industria che il limite di esposizione previsto sia inferiore a quello stabilito dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) per la popolazione generale e conforme alla normativa italiana vigente. Rimane inoltre necessario un atteggiamento prudenziale vista la carenza di informazioni sui possibili danni indotti e la completa non conoscenza sugli effetti a medio e lungo termine in modo particolare per le onde submillimetriche ad alta frequenza".

Il problema, al fondo, rimane dunque aperto.

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