SALUTE. Cetrioli contaminati, continuano i sequestri preventivi. Le 8 norme d’igiene di Assolatte

Ammontano a quasi nove quintali i cetrioli, provenienti dall’Andalusia, sequestrati tra ieri e oggi a titolo precauzionale dai carabinieri dei Nas. Domani sera si avranno i risultati delle analisi e si saprà se i cetrioli sono contaminati dal batterio Escherichia Coli. Intanto a livello europeo l’allerta aumenta e le autorità sanitarie europee fanno sapere che non sono ancora riuscite a determinare con esattezza la "fonte della contaminazione" del batterio. La portavoce della Commissione Ue, Pia Hansen, ha precisato che le analisi sono ancora in corso e che sulla base delle informazioni finora raccolte, si può dire con sicurezza che la contaminazione è legata a prodotti originati in Spagna, ma non si può dire a quale livello la contaminazione è stata presa.

Assolatte tranquillizza i consumatori italiani: per evitare l’infezione da E. Coli serve solo un poco di attenzione. Infatti, la trasmissione dell’infezione da Escherichia Coli avviene perlopiù tramite il consumo di acqua e di alimenti, crudi o poco cotti, contaminati con feci o per contatto diretto con animali o il loro ambiente.

Per questo alcune semplici norme di igiene mettono al riparo dalle tossinfezioni alimentari:

  • Lavare la verdura fresca, come insalata o pomodori, con acqua e bicarbonato.
  • Sbucciare la verdura prima di mangiarla, soprattutto se si tratta di cetrioli.
  • Preferire gli alimenti cotti, come gli ortaggi lessati o come il latte pastorizzato (ossia quello venduto confezionato): il trattamento termico, infatti, è l’unico modo per distruggere l’escherichia coli.
  • Lavarsi bene le mani prima della preparazione dei cibi, prima di mettersi a tavola e dopo aver cucinato.
  • Pulire con detersivi le superfici di lavoro prima di manipolare gli alimenti, soprattutto se in casa vivono anche degli animali.
  • Evitare ogni contaminazione tra i cibi, tenendoli separati e usando utensili diversi per tagliarli o cucinarli.
  • Lasciare gli alimenti deperibili (sia crudi che cotti) a temperatura ambiente per il minor tempo possibile.
  • Tenere in buono stato il frigorifero, controllando la temperatura, pulendolo e sbrinandolo regolarmente. Infatti la bassa temperatura mantiene freschi gli alimenti senza modificarne le caratteristiche e rallenta la crescita dei microrganismi.

L’Adoc ribadisce la necessità di introdurre l’obbligo di tracciabilità dei prodotti importati, al fine di garantire l’origine dei prodotti alimentari e tutelare i consumatori da possibili rischi alla salute. "Basta chiacchiere, solo la tracciabilità dei prodotti importati garantisce la provenienza dei prodotti e la loro eventuale pericolosità per la salute – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – lavarsi bene le mani e la verdura è una risposta scontata, ma spesso non è sufficiente a garantire la salubrità del prodotto. Pertanto chiediamo al Ministro Fazio di attivarsi immediatamente per un intervento legislativo che assicuri l’obbligo di tracciabilità dei prodotti alimentari".

La Cia-Confederazione italiana agricoltori, chiede all’Unione Europea di fare chiarezza. Occorre dare notizie certe proprio per scongiurare il pericolo che allarmismi ingiustificati possano determinare un crollo nei consumi di verdure e ortaggi freschi, con gravi danni per i produttori agricoli. Secondo la Cia "bisogna capire qual è il vero problema. Al momento, purtroppo, non è chiara ancora la fonte di contaminazione del batterio E.Coli. Quelle relative ai cetrioli o altri ortaggi, infatti, sono semplici ipotesi. Come non si conosce la fase della filiera in cui è avvenuto il contagio". "La stessa chiarezza – ribadisce la Cia – deve arrivare anche dalla Germania, dove si sono riscontrate le contaminazioni, a danno non solo dei consumatori tedeschi, ma anche di persone di diversa nazionalità, che hanno contratto l’infezione mentre si trovavano proprio in Germania". La Cia ricorda che in Italia i controlli sono rigidi e funzionano. Le nostre produzioni di verdure e ortaggi sono sicure e facilmente riconoscibili dall’etichetta di origine, che per il settore dell’ortofrutta è obbligatoria per legge.

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