SALUTE. Cistite, Altroconsumo: non ci sono studi clinici sull’efficacia di Ausilium

Ne soffrono tantissime donne, e ad oggi non ha ancora un rimedio definitivo. Stiamo parlando della cistite, un’infiammazione della mucosa della vescica, causata da un’infezione delle vie urinarie. Quest’infezione, a sua volta, è causata da batteri che popolano il colon: nell’80% dei casi si tratta dell’Escherichia Coli che in questi giorni è sotto i riflettori per la contaminazione dei cetrioli che hanno causato la morte di 10 persone in Germania.

Tornando alla cistite, poiché i fattori che la determinano sono vari, dalla cattiva igiene intima, all’alimentazione scorretta, dall’abuso di antibiotici e farmaci in generale allo stress, particolarmente vasta è la sua diffusione tra le donne. Altrettanto vasta è la diffusione di consigli e rimedi che popolano soprattutto il web: c’è addirittura un sito che si chiama cistite.org.

Nella maggior parte di questi siti si parla di un prodotto che viene presentato come il principale rimedio al disturbo. Si chiama Ausilium ed è un integratore a base di erbe che facilita la guarigione della cistite, grazie al potere antibatterico e antinfiammatorio di una pianta, la Morinda Citrifolia e di uno zucchero il D_mannosio. Si compra sia in farmacia sia online, direttamente sul sito della casa produttrice; la confezione da 14 bustine costa 22,80 euro.

Ma questo prodotto funziona davvero? La domanda è lecita, poiché non si trovano molte informazioni a riguardo ed Altroconsumo, raccogliendo la richiesta di molti consumatori, ha verificato i dati in letteratura sulle sostanze contenute. Sul sito del produttore, Ausilium viene descritto come "il giusto compromesso di una miscela di prodotti vegetali, la cui sinergia permette di facilitare l’eleminazione dell’Escherichia Coli (e non solo), attraverso le urine, fin dal primo impatto, anche se il trattamento dovrà essere prolungato nel tempo fino ad un’accertata assenza del batterio tramite analisi batteriologica delle urine".

Il prodotto è a base di Morinda Citrifolia, una pianta originaria del Sud-est asiatico, da sempre usata come rimedio popolare contro svariate malattie dalle popolazioni della Polinesia. Già da una ventina d’anni, in Occidente, sono in commercio succhi o estratti derivati dal frutto di questa pianta. "Dai dati a disposizione, alcuni prodotti in vitro, altri (pochi) ricavati da esperimenti fatti sugli animali da laboratorio, (utilizzando metodologie controverse e difficilmente confrontabili fra di loro) è dimostrata una certa attività antibatterica, anti-infiammatoria e antiossidante. L’attività antibatterica – scrive in una nota Altroconsumo – è stata vista in vitro contro vari agenti batterici, fra cui l’Escherichia Coli. Per questo motivo si parla della proprietà di Ausilium di facilitare l’eliminazione di E. Coli nella cistite".

Ma dall’analisi della letteratura medica disponibile non è emerso alcun dato clinico che dimostri una qualche efficacia dell’estratto secco di Morinda Citrifolia nella prevenzione o nel trattamento della cistite. Vengono riportati, piuttosto, alcuni importanti casi di grave danno epatico dopo assunzione di Morinda citrofolia. Altroconsumo precisa, comunque, che in tutti i casi segnalati la grave reazione avversa era legata all’assunzione del succo della pianta, cioè di una preparazione diversa da quella del prodotto di cui si parlando. Quindi è necessaria una particolare attenzione e vigilanza su questa pianta da parte dei medici e delle autorità sanitarie.

Per quanto riguarda il D_mannosio, si tratta di uno zucchero semplice (un monosaccaride), il cui utilizzo nella cistite viene giustificato dal fatto che impedisce l’adesione dei batteri alla parete della vescica. L’E. Coli è dotata di appendici chiamate fimbrie, all’estremità delle quali si trovano delle molecole chiamate adesine. Queste molecole permettono al batterio di legarsi ai ricettori presenti sull’epitelio della vescica e di espletare così la loro attività infettante. L’ancoraggio del batterio alla parete vescicale sarebbe impedito dalla presenza di mannosio, che, andandosi a legare alle fimbrie dell’E. Coli, non permetterebbe più l’attacco di quest’ultimo all’endotelio delle vie urinarie. Altroconsumo precisa, però, che non tutti i ceppi di E. Coli utilizzano questo tipo di meccanismo per aderire alla parete endoteliale, quindi per il mannosio non c’è nessun dato che permetta di valutare una risposta clinica.

In conclusione, né Morinda Citrifolia, né il mannosio sono stati testati in studi clinici per valutarne la reale risposta terapeutica. In più, in questo caso la carenza di evidenze scientifiche si associa ad un dato preoccupante sulla sicurezza del prodotto

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