SALUTE. Cittadinanzattiva: assistenza protesica, troppa burocrazia

È lunga la strada per il pieno riconoscimento dei diritti dei cittadini più fragili, per coloro che sono costretti su una sedia a rotelle, i portatori di stomie, le persone allettate. I pazienti che hanno bisogno di assistenza protesica e integrativa spesso si scontrano con il peso della burocrazia: un percorso a ostacoli che può significare anche un pellegrinaggio per dieci passaggi burocratici, da un ufficio all’altro, per vedersi riconosciuta l’autorizzazione all’assistenza. Ci sono poi i tempi di attesa per ricevere gli ausili. Per avere a casa una carrozzina elettrica – il dispositivo che presenta i tempi più lunghi sia di autorizzazione che di consegna – possono passare anche due mesi. Per altri dispositivi si attende troppo e si rischia di rimanere in ospedale anche quando si potrebbe stare a casa. Per il rilascio di un ventilatore polmonare quasi 1 cittadino su 5 (18%) attende solo cinque giorni, ma all’estremo opposto sempre un 18% di pazienti aspetta oltre i 60 giorni.

I dati sono contenuti nel I Rapporto sull’Assistenza protesica ed integrativa dal titolo "Percorsi critici, qualità della vita e buone pratiche", presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva, un’indagine condotta dall’Agenzia per la valutazione civica dell’associazione, con il supporto del Coordinamento nazionale associazioni malati cronici e il sostegno di Assobiomedica. Il risultato è che "tempi lunghi, eccessiva burocrazia e diritti disomogenei di Asl in Asl sono i principali ostacoli per i cittadini che necessitano di protesi ed ausili per la cura della loro patologia". L’indagine è stata condotta su 212 cittadini residenti in 17 regioni.

Spiega Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva: "Emerge un percorso difficile e a ostacoli, sia nell’accesso che nella presa in carico. Il servizio, come concepito oggi, è un ‘timbro’, il che dà l’idea di quanto sia burocratico e lontano dai bisogni delle persone che hanno diritto alla personalizzazione dell’ausilio, ad aspettare poco, a non rimetterci di tasca propria, anche perché il Nomenclatore è troppo vecchio e non permette di accedere gratuitamente ad ausili integrativi. L’innovazione però è possibile".

Tempi di attesa per la consegna: dall’iter autorizzativo alla ricezione dei dispositivi, un 29% del cittadini aspetta dai 15 ai 30 giorni e un altro 29% dai 30 ai 60 giorni. Per alcuni si aspetta troppo e si rischia di rimanere in ospedale, come accade per i ventilatori polmonari per i quali 1 cittadino su 4 aspetta oltre 20 giorni per il rilascio dell’autorizzazione. Tra i dispositivi, la carrozzina elettrica è sicuramente quella per la quale si aspetta di più, sia per il rilascio di autorizzazione (il 48% aspetta oltre 20 giorni) che per la consegna definitiva (il 20% aspetta oltre 60 giorni e il 38% fra i 30 e i 60). Sui tempi di rilascio dell’autorizzazione, nel caso dei ventilatori polmonari il 50% aspetta entro i 5 giorni, ma c’è anche un 25% di persone che attendono oltre 20 giorni: è un dato preoccupante, rileva l’indagine, perché costringe a rimanere in ospedale. Le attese per il rilascio dell’autorizzazione vanno oltre i 20 giorni per il 48% di coloro che hanno bisogno di una carrozzina elettrica, il 47% per i corsetti ortopedici, il 46% per i tutori.

Se si volge l’attenzione alle informazioni sull’accesso all’assistenza protesica e integrativa, si evidenzia che l’80% dei cittadini dichiara di aver ricevuto informazioni sui requisiti richiesti: il che significa, però, che un cittadino su cinque (il 20%) non è stato in grado di ottenere informazioni.

Per il rilascio e il rinnovo dell’autorizzazione all’assistenza il problema principale sono i troppi passaggi burocratici richiesti, specialmente nel Mezzogiorno. "Se prevale la quota di cittadini che per ottenere l’autorizzazione ha dovuto recarsi solo 1-2 volte presso uffici (40%), è presente un 22% che ha dovuto effettuare addirittura più di 4 passaggi – rileva l’indagine – Se a questa quota si aggiungono coloro che si sono spostati 3-4 volte (22%), emerge un quadro preoccupante di una metà circa di rispondenti che si vedono "rimpallati" da un ufficio all’altro prima di ottenere il riconoscimento del proprio diritto. Con il Sud del Paese in cui questo dato sale fino al 70%". Il numero di passaggi presso uffici amministrativi è superiore a 4 nel 18% dei casi al Nord, nel 16% dei casi al Centro e nel 35% dei casi a Sud.

L’attesa del dispositivo di cui si necessita incide sui costi che i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria. Durante l’attesa dell’autorizzazione, il 25% dei cittadini ha dovuto sostenere dei costi in proprio per acquistare o noleggiare i dispositivi di cui aveva bisogno tempestivamente, e per i quali non poteva attendere i tempi della burocrazia. Le spese, in questi casi, sono diverse e talvolta veramente pesanti: si va dai 35 euro per il noleggio di una sedia a rotelle, ai 500 per un letto elettrico, sino ai 2200 euro per un sollevatore per il bagno o addirittura 6000 per una carrozzina elettrica verticalizzante.

A monte c’è un problema che riguarda il profilo del Servizio protesi e ausili delle Asl, che interviene con una mera finalità autorizzativa, a valle di una prescrizione emessa da uno specialista. Il servizio, in un certo senso, si limita ad "apporre un timbro", ma con tempi e disagi notevoli per il cittadino. Spiega il direttore dell’Agenzia di valutazione civica di Cittadinanzattiva Angelo Tanese: "Spesso il servizio diventa un ‘timbro’. Il cittadino diventa una pratica e l’assistenza diventa un prodotto. Siamo ancora rimasti alla vecchia logica del ‘lo passa la mutua’". Invece, spiega il rapporto, "il cittadino ha bisogno di essere orientato, informato, assistito e guidato".

Ma l’innovazione è possibile, come dimostrano alcune buone pratiche: nella Asl Torino 1 c’è il rilascio via email delle autorizzazioni; nella Ausl di Bologna il personale amministrativo diventa garante della presa in carico del paziente. Secondo Tanese, "la principale leva di intervento è organizzativa" e sono diversi gli aspetti che fanno la differenza: l’informatizzazione, la semplificazione dei passaggi burocratici evitabili, la gestione dell’integrazione fra ospedale e territorio, il ruolo del medico di medicina generale, la funzione di governo del Servizio protesico aziendale, il coinvolgimento del personale amministrativo insieme all’ascolto dei cittadini. Altrimenti, a valle di un sistema che vede girare molti attori in un quadro non governato, rimane la domanda dell’associazione: chi si occupa del cittadino?

di Sabrina Bergamini

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