SALUTE. Cittadinanzattiva: riconoscere principio di autodeterminazione col testamento biologico

"Vogliamo sia dato riconoscimento al principio dell’autodeterminazione con un atto legislativo sul testamento biologico che tuteli il diritto di ciascuno alla dignità della vita e della fine della vita". È quanto ha chiesto oggi Cittadinanzattiva in audizione al Senato sul testamento biologico. Soffermandosi inoltre sulla nutrizione e l’idratazione artificiale, l’associazione ha detto che si tratta di trattamenti sanitari, praticati con "tecniche invasive", e che "ogni tipo di trattamento medico deve essere effettuato con il consenso consapevole del cittadino".

"Tutti i giorni ci confrontiamo con cittadini che vedono lesi i loro diritti. E crediamo che in situazioni difficili come quelle che affrontano i malati in stato vegetativo o allo stadio terminale di una malattia, i diritti vadano tutelati con forza e sensibilità maggiore. – ha detto il segretario generale di Cittadinanzattiva Teresa Petrangolini – Per questo vogliamo sia dato riconoscimento al principio dell’autodeterminazione con un atto legislativo sul testamento biologico che tuteli il diritto di ciascuno alla dignità della vita e della fine della vita. La Costituzione garantisce a tutti il diritto alla salute ". Base di discussione può essere rappresentato dal disegno di legge presentato da Ignazio Marino: "Sosteniamo quel disegno di legge perché disciplina ex novo il testamento biologico, fondandolo sul consenso informato; lascia comunque spazio al giudizio sul medico, coinvolge i familiari ma fuori da una logica paternalistica e dà un ruolo importante ai Comitati etici. In più disciplina la Rete nazionale delle cure palliative".

Per Petrangolini l’idratazione e la nutrizione artificiali "sono da includere fra le procedure su cui il cittadino può esprimersi anticipatamente nel testamento biologico". Continua Petrangolini: "Per ciò che riguarda l’obiezione di coscienza, riteniamo che sia legittimo che un medico possa avere difficoltà a "staccare la spina", anche se nella gran parte dei casi il passaggio tra la vita e la morte avviene con metodi ben più dolci e umani. In questo caso non serve legiferare introducendo procedure burocratiche e aprendo la strada ad abusi, ma usare il buon senso e rispettare nei fatti la volontà del medico. Negli Stati Uniti i sanitari che si trovano in queste difficoltà chiedono di norma l’aiuto e la sostituzione di altri colleghi. La classe medica italiana è sufficientemente matura per attenersi a queste regole deontologiche".

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