SALUTE. Cittadinanzattiva: sanità nel Lazio, cittadini insoddisfatti e liste di attesa troppo lunghe

Alle prese con la sanità i cittadini del Lazio denunciano errori diagnostici e terapeutici su cui pesa in realtà la scarsa comunicazione fra medico e paziente, lamentano liste di attesa troppo lunghe e difficoltà di accesso alle prestazioni. C’è il "sentimento della porta chiusa" per chi denuncia la difficoltà di avere assistenza e accesso alle prestazioni sanitarie e assistenziali. E ci sono liste di attesa fuori norma, con tempi che possono arrivare fino a 290 giorni per una ecocolordoppler a Frosinone. È quanto emerge dal Primo rapporto sullo stato dei diritti dei cittadini del Lazio presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato nell’ambito del III Congresso Regionale.

Si parte da una realtà sanitaria problematica e con un pesante deficit da ripianare. Il sistema, si legge nel Rapporto, "è sovradimensionato nella città di Roma mentre nelle altre province abbiamo molte carenze". L’ospedale è diventato in parte ingombrante e meno efficiente, "troppo spesso il Pronto soccorso è usato dai cittadini come un poliambulatorio ad accesso gratuito e come luogo dove i casi veramente gravi rischiano di essere sottovalutati in relazione al sovraffollamento per patologie comuni che potrebbero benissimo essere curati da una rete territoriale, se questa esistesse davvero".

Di più. "La sovrabbondanza di offerta sanitaria ospedaliera non trova analogo riscontro per quanto riguarda l’aspetto dell’assistenza a livello territoriale, con particolare riferimento all’assistenza a domicilio ed all’attività socio-sanitaria". È inoltre carente l’offerta di posti in Residenza Sanitaria Assistita (RSA) rispetto alle richieste e all’aumento delle persone anziane, specialmente nell’area metropolitana romana. "A fronte di una spesa ospedaliera – rileva il Rapporto – che assorbe il 53,4% delle risorse, alla prevenzione ed al territorio sono destinate solo il 46,6% delle risorse, situazione opposta a quelle regioni (Emilia Romagna, Toscana e Veneto) più avanzate, dove il rafforzamento della rete territoriale ha frenato il ricorso al ricovero e garantito migliori condizioni di cura, in particolare, per i malati cronici".

Al congresso è intervenuto il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, che ha sottolineato i rischi connessi all’attuale situazione economica – "La crisi economica sta facendo paura" – e ha ripercorso le fasi della situazione sanitaria regionale. "Ci sono – ha detto Marrazzo – più di quattromila posti letto per acuti che vanno chiusi. Sapete quanti posti per RSA mancano? Più di cinquemila. I quattromila posti letto hanno fatto comodo a qualcuno". Marrazzo ha ripercorso i passaggi degli ultimi anni e il debito ereditato dalla precedente amministrazione. "Abbiamo scovato il debito. Sei miliardi e 200 milioni di euro che dovevano essere ripagati in cinque anni e non c’era la copertura. Poi c’erano tre miliardi e 700 milioni di euro nascosti nella pancia delle Asl" dove per quattro anni non erano stati approvati i bilanci. Dall’incrocio scaturiscono i 10 miliardi di buco. C’è poi la fase che ha visto la Regione per tre anni senza debito sanitario ma col debito iniziale di 10 miliardi che verrà pagato anno per anno attingendo al bilancio della Regione. E c’è la fase del commissariamento. "Il colore politico non c’entra – ha detto Marrazzo – Le Regioni hanno chiesto al sistema nazionale di andarsi ad allineare sugli standard delle Regioni virtuose. E il Lazio è fuori dagli standard. Il Lazio è il luogo dei signori dei posti letto".

Il cittadino del Lazio è "come un funambolo in una sorta di grande mercato aperto, si ritrova a doversi barcamenare fra un ventaglio di diritti riconosciuti e un "senso di solitudine" nell’andare a cercarli": così Francesca Diamanti, Direttore Pit Roma, ha introdotto i risultati del Rapporto. Quali dunque i numeri? Lo studio è basato su 3211 segnalazioni giunte in un anno al servizio di consulenza Pit Salute di Roma e Latina. Al primo posto nelle lamentele dei cittadini ci sono presunti errori diagnostici e terapeutici con un 18,3% di segnalazioni. Si tratta di un dato, rileva Cittadinanzattiva, frutto di una "presa di coscienza" dei loro diritti da parte dei cittadini e di un aspetto "spesso sottovalutato dalla stessa categoria medica", ovvero la centralità dell’informazione fra medico e paziente. Ne deriva che la stessa acquisizione del consenso informato si risolve spesso nella sola firma di un foglio e le complicazioni post operatorie sono percepite come un danno e non come un esito dell’intervento. Ed è per questo che "solo una piccola percentuale" di segnalazioni si rivela effettivamente un caso procedibile per responsabilità medica.

Al secondo posto nelle segnalazioni dei cittadini c’è la richiesta di informazioni generali (9,6%) con un "sentimento della porta chiusa" nell’accesso alle prestazioni sanitarie e all’assistenza, specialmente territoriale. Seguono al terzo posto (8,1%) le lamentele sulle liste di attesa: tempi troppo lunghi soprattutto per diagnostica e prestazioni, scarsa informazione sui tempi massimi di attesa e sui criteri per le urgenze, pratica "fuorilegge ma non fuoriuso" delle liste bloccate. Fino al paradosso di entrare in ospedale, fare tutti gli accertamenti per un intervento ma essere richiamati a tale distanza di tempo da dover ripetere tutti gli esami.

Cittadinanzattiva Lazio ha monitorato lo scorso settembre i tempi di attesa minimi e massimi per sei diverse prestazioni diagnostiche. Risultati? In genere i tempi sono fuori norma con punte di 290 giorni per una ecocolordoppler dei vasi sovraortici a Frosinone, 218 nella RM A, 208 nella RM B. Servono 249 giorni a Latina per una ecografia all’addome e 196 giorni nella RM F per una mammografia. Solo le visite cardiologiche hanno tempi più contenuti con un massimo di attesa nella RM F di 90 giorni.

di Sabrina Bergamini

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