SALUTE. Cnr, in aumento gli anziani a rischio demenza

Sono tre milioni gli anziani a rischio demenza in Italia. Lo afferma una osservazione condotta, nell’ambito del Progetto Ilsa (Italian Longitudinal Study on Aging), dall’Istituto di Neuroscienze (In) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze, insieme l’Università di Firenze e con Emanuele Scafato, coordinatore scientifico dell’Ilsa presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Secondo la ricerca anche se non tutti i tre milioni di anziani a rischio, sono destinate ad una progressione del deficit verso la demenza, ma il rischio di patologia conclamata nei quattro anni successivi è triplicato rispetto ai soggetti anziani ma con funzioni cognitive normali. "Sulla scia di analoghe ricerche condotte a livello internazionale, questo studio ha fornito una valutazione originale sul significativo aumento del rischio di ammalarsi di una patologia invalidante come la demenza a partire da una condizione molto frequente quale il deficit cognitivo – ha spiegato Antonio Di Carlo, dell’In-Cnr – Tale aumento di tre volte circa del rischio è estremamente rilevante, considerando oltretutto il tasso già elevato di incidenza della demenza che, nella popolazione anziana generale, è di circa l’uno per cento annuo, e pone in risalto la necessità di opportune azioni preventive".

Tra i principali fattori di rischio per la patologia cerebrovascolare c’è l’ipertensione arteriosa, il diabete, il fumo. Importante, quindi, secondo i ricercatori la prevenzione per idurre anche il rischio di deterioramento cognitivo nella popolazione anziana. L’ipertensione arteriosa- ad esempio – nel nostro Paese oltre un terzo degli anziani ipertesi non è trattato, e circa la metà dei pazienti trattati non ha un controllo soddisfacente della pressione arteriosa".

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