SALUTE. Commissione Difesa Vista: troppe ore davanti al pc danneggiano i nostri occhi

C’è almeno un computer in ogni ufficio, dall’azienda a conduzione famigliare alla multinazionale di livello internazionale. Oggi tutto si fa davanti a un video: un’attività che coinvolge milioni di italiani e che in un periodo in cui la sicurezza sul lavoro è sempre spesso sotto i riflettori, merita maggiore attenzione. Secondo una recente indagine del VCA (Vision Council of America), infatti, ben il 90% delle persone che lavorano davanti a un computer sviluppa problemi oculari connessi al suo, spesso sbagliato, utilizzo. Anche nel nostro Paese, si presenta un’analoga situazione: molti videoterminalisti sviluppano patologie visive legate all’utilizzo del PC e, ancora più spesso, non ne sono consapevoli. E’ l’appello che lancia la Commissione Difesa Vista in occasione della Giornata Mondiale della Vista.

"La legge n. 626 (e successivi aggiornamenti) regola, a livello europeo e italiano, le problematiche per i lavoratori che fanno uso di terminali con un’attività lavorativa dalle 3 alle 8 ore al giorno – spiega il dottor Francesco Loperfido, Responsabile del servizio di Oftalmologia generale presso l’Unità Operativa di Oftalmologia e Scienze della Visione dell’Ospedale San Raffaele di Milano e consulente della Commissione Difesa Vista – Questa attività quindi coinvolge differenti settori di lavoro: da quello sanitario a quello amministrativo in generale".

Ma quali sono i problemi principali connessi all’utilizzo del pc? "Innanzi tutto bisogna fare una distinzione – spiega Loperfido – Normalmente l’attività al VDT è di due tipi: passiva, ovvero l’operatore immette tramite tastiera dati che legge su un supporto cartaceo oppure attiva, l’operatore guarda delle immagini sul monitor e non ha necessità di leggere supporti cartacei, quindi sposta lo sguardo solo dalla tastiera al monitor e viceversa. In entrambi i casi l’operatore deve effettuare delle regolazioni per ottimizzare la situazione di lavoro".

Postura giusta, luci, schermo, tipo di seduta; se le regolazioni di queste variabili fondamentali non vengono effettuate in modo corretto si ha la possibilità che insorgano disturbi. Si tratta di difetti visivi latenti o manifesti, in alcuni casi corretti, in altri mal corretti, che si possono manifestare immediatamente o dopo molte ore di lavoro – continua Loperfido – La legge 626 impone una visita oculistica il cui referto viene valutato dal medico competente, ovvero il medico del lavoro, che darà l’idoneità in base anche ad altre valutazioni eseguite – specifica il consulente della Commissione Difesa Vista – Non solo. Ciascun problema visivo, in età diverse, comporta provvedimenti diversi. Dopo i 40 anni, la stessa presbiopia induce a provvedimenti diversi.

L’obiettivo di questi screening per il medico è quello di valutare quali siano le condizioni migliori per lavorare davanti a un terminale. Quindi non solo stabilire se il lavoratore ha un difetto, ma anche se, una volta evidenziato, è stato corretto nel modo giusto. "Un miope sottocorretto infatti modifica la sua postura in avanti sovraccaricando il collo, il tutto causa maggiori bruciori agli occhi per la vicinanza allo schermo e fastidi causati dalla contemporanea necessità di scrivere sulla tastiera e guardare il monitor – illustra Loperfido – L’ipermetrope, manifesto o latente, ha il problema opposto: dopo un po’ i caratteri si sdoppiano e tende ad allontanarsi dallo schermo, problema che si accentua con la presbiopia. Infine gli astigmatici tendono ad avere posture lateralizzate per compensare astigmatismi elevati. Tutte queste "accomodazioni" possono provocare una serie di disturbi che prendono il nome di astenopia accomodativa". Si tratta di una sindrome clinica, causata da un disagio nella visione, che può manifestarsi con un insieme di sintomi oculari e generali: fotofobia, riduzione dell’acuità visiva, visione sfuocata o doppia, lacrimazione, prurito, irritazione ma anche cefalea, nausea, vertigine tensione generale.

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