SALUTE. Commissione Ue approva nuova combinazione per curare i malati di epatite C

La Commissione Europea ha approvato la combinazione di peginterferone alfa-2a e ribavirina per il trattamento dei pazienti affetti da epatite C, per i quali il trattamento iniziale con interferone alfa (pegilato o non-pegilato) in monoterapia o in combinazione con ribavirina non ha avuto successo. Lo ha annunciato oggi Roche, uno dei principali gruppi leader nelle biotecnologie e nell’innovazione di prodotti e servizi per la prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie.

"Questa nuova indicazione terapeutica è un’ulteriore dimostrazione dell’impegno di Roche per estendere la possibilità di cura al massimo numero possibile di pazienti affetti da epatite C cronica" ha detto William M. Burns, CEO della divisione Roche Pharmaceuticals. "Il nostro approccio è quello di ottimizzare e individualizzare la cura per aumentare le probabilità che i pazienti abbiano successo con il trattamento a base di peginterferone alfa-2a e ribavirina, stabilendoli nel contempo come punto di riferimento per la combinazione con nuovi agenti in fase di sviluppo, sia da parte di Roche sia attraverso partnership e collaborazioni esterne".

Un ampio studio, denominato REPEAT, ha dimostrato che 72 settimane di trattamento con peginterferone alfa-2a e ribavirina raddoppia la probabilità di eliminare il virus, se comparato al trattamento per 48 settimane in pazienti non responders al peginterferone alfa-2b e alla ribavirina. Inoltre lo studio ha mostrato che il 57% dei pazienti che hanno raggiunto una risposta entro 12 settimane (definita da livelli di RNA del virus HCV inferiori a 50 IU/mL), ha continuato a migliorare fino a raggiungere la guarigione dopo un totale di 72 settimane di trattamento.

L’indicazione consiglia che il livello di virus nel paziente venga misurato dopo un periodo di 12 settimane di cura, per determinare se un ciclo completo di cura ha probabilità di avere successo.

"L’alto livello di predittività della risposta dopo 12 settimane di trattamento con peginterferone alfa-2a e ribavirina deve essere un fattore importante da considerare quando si decide di ritrattare un paziente con epatite C cronica", ha detto Patrick Marcellin, Professore di epatologia all’Università di Parigi e Capo dell’Unità di ricerca per l’epatite virale nell’Ospedale Beaujon, di Clichy in Francia. "Ciò vuol dire che i medici e i pazienti saranno in grado di determinare – dopo soli tre mesi – se il trattamento ha una probabilità di portare alla guarigione".

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