SALUTE. Cure palliative: cresce la percezione di utilità dei farmaci oppiacei

Come è stato anticipato nella presentazione alla stampa del XV Congresso della Società Italiana delle Cure Palliative (SICP – www.sicp.it), rispetto al passato è cresciuta tra i cittadini italiani la percezione della necessità di somministrare oppiacei per il controllo del dolore. Ma nonostante l’attestato di fiducia espresso da gran parte della popolazione intervistata (l’80%, come rivela l’indagine Ipsos presentata al congresso della SICP) che dichiara di ritenere un diritto fondamentale non soffrire nella fase finale della vita, le cure palliative in Italia si stanno confrontando in questo momento con un preoccupante vuoto legislativo: ancora troppe questioni aperte sul tavolo ne decideranno il futuro nel prossimo anno e comunque nel corso di questa legislatura.

Ma le soddisfazioni per le conquiste ottenute da tutti gli operatori, compresi i volontari e le strutture impegnate, devono fare i conti con i tanti nodi ancora da sbrogliare, come le normative, la prescrizione di alcuni farmaci e i temi sensibili, come il testamento biologico. Questa situazione di impasse e di vuoto legislativo si traduce in una situazione di conseguente incertezza per gli operatori sanitari, ma soprattutto, per le oltre 250.000 famiglie di malati terminali presenti sul territorio nazionale. Si attendono, si spera a giorni, importanti novità sulla definizione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza(LEA) e l’inclusione al loro interno di specifici interventi di cure palliative, sia domiciliari, sia in hospice. Emerge inoltre una fotografia dell’Italia a due velocità in materia di cure palliative, con una disomogeneità regionale che penalizza, in particolar modo, il Sud e la Sicilia. Inoltre a fronte di un primato per consumo di antinfiammatori non steroidei (Fans), dagli importanti effetti collaterali, l’Italia è fanalino di coda per uso degli oppiacei nel dolore cronico, un dato inequivocabile, secondo molti operatori, di quella "paura della morfina" che da sempre caratterizza la cultura medico-sanitaria italiana, ma anche di una scarsa consapevolezza del diritto dei cittadini ad usufruire di questi farmaci.

L’occasione per trovare le risposte alle tante domande è stata offerta quindi dall’appuntamento annuale Congresso della SICP, a 20 anni dalla nascita di questo movimento creato per dare dignità ai malati al termine della loro vita, approvato e rispettato non solo dalle famiglie dei malati terminali ma anche dalle Istituzioni e dall’opinione pubblica in genere.

Help Consumatori, presente al Congresso, ha chiesto ai massimi esperti del settore di spiegare cosa significa parlare di dignità alla fine della vita e quali saranno le evoluzioni delle cure palliative in Italia. Nonostante la Convenzione di Oviedo (Consiglio d’Europa, 1997), per la protezione dell’essere umano riguardo alle applicazioni della Medicina, ratificata dall’Italia nel 2000 (legge n° 145, 28 marzo), la consapevolezza da parte del cittadino del diritto alla dignità anche nella parte finale della vita non si può ancora dare affatto per scontata. Nel corso del congresso gli operatori hanno evidenziato infatti un ritardo dell’informazione all’opinione pubblica, che non sembra essere del tutto consapevole del diritto alla non sofferenza nella parte finale della vita. In pratica, solo il 40% dei malati oncologici e pochissimi malati non oncologici (meno dell’1%) riceve un’adeguata assistenza a domicilio o presso gli hospice.

"E’ giunto il momento di promuovere all’attenzione pubblica una riflessione su un tema tanto difficile quanto fondamentale, come il diritto alla dignità nella parte finale della vita, con cui i cittadini e gli operatori devono quotidianamente confrontarsi – spiega a Help Consumatori Giovanni Zaninetta, presidente della SICP – .Avviare questo percorso culturale significa spiegare ai cittadini che la medicina non può risolvere tutti i problemi legati alla salute, ma può e deve trasformarsi in un competente strumento di accompagnamento nella parte finale della vita. Il cittadino, da parte sua, deve acquisire maggiore consapevolezza riguardo al diritto alla cura del dolore, che rappresenta però solo un primo passo di un percorso di assistenza psicologica", precisa il presidente della SICP sottolineando l’importanza del ruolo dei media nell’informare l’opinione pubblica sul diritto alla non sofferenza e alla tutela della dignità nella parte finale della vita.

Nonostante anche un recente rapporto del Parlamento europeo sottolinei il ruolo della medicina palliativa in relazione al generale invecchiamento della popolazione, non esiste al momento una legge nazionale unitaria che regoli l’applicazione delle cure palliative. "La riapertura del dibattito alla Camera dovrebbe portare a una legge unitaria sulle cure palliative – continua Zaninetta – ma alla lettura dei testi ci chiediamo se questa legge riuscirà a incidere davvero nell’evoluzione degli hospice italiani".

Dalla fotografia scattata nel corso del congresso della SICP emerge infatti un Paese a macchia di leopardo, in cui il diritto alle cure di fine vita è più o meno fruibile a seconda delle Regioni prese in considerazione: meglio al Nord e al Centro Italia, decisamente peggio nel Sud e nelle isole. Se qualche miglioramento c’è stato in termini di strutture costruite (dei 206 hospice previsti ne sono stati aperti 147) la presenza è molto disomogenea: 50 in Lombardia, solo quattro (su 18!) in Sicilia, Campania e Calabria. "Gli Enti pubblici e la corruzione sono i veri responsabili del ritardo accumulato nel Sud Italia", afferma Giorgio Trizzino, presidente del Comitato organizzatore del congresso, augurandosi che questo evento possa dare nuovo impulso alla definizione di un programma regionale. Gli operatori sono in attesa anche della definizione dei nuovi LEA: se dovessero essere confermati, le ricadute pratiche sulle famiglie potrebbero finalmente essere davvero positive. "Per la prima volta verrebbe riconosciuto il diritto ad avvalersi di questo sistema di cure – continua Trizzino, invitando il legislatore a legiferare tenendo conto dei diritti dei cittadini ad usufruire di tutte le cure di cui hanno necessità – anche se bisognerà fare i conti con le capacità di programmazione delle Regioni, in particolare nel Sud del Paese".

Infine, Francesca Floriani Crippa, presidente della federazione Cure Palliative (FCP), punta il dito sulla burocrazia che imbriglia ancora l’uso dei farmaci oppiacei. "Se è certamente confortante rilevare che l’80% degli italiani ritiene necessario l’uso degli oppiacei nella cura del dolore, va preso atto che questo diritto non è fruibile a causa delle difficoltà burocratiche dovute all’uso di speciali ricettari ministeriali. Ci aspettiamo quindi a breve un provvedimento razionale per la semplificazione amministrativa nella prescrizione di oppiacei".

a cura di Flora Cappelluti

 

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