SALUTE. Divieto vendita cosmetici on line, avvocato generale Ue: restrittivo della concorrenza

Secondo l’avvocato generale Ján Mazák il rifiuto assoluto, da parte della società di prodotti cosmetici Pierre-Fabre, di consentire ai propri distributori francesi di vendere i propri prodotti su Internet è sproporzionato. L’avvocato generale si è espresso nell’ambito della causa dinanzi la Cour d’appel de Paris (Corte d’appello di Parigi) intentata dall’azienda Pierre Fabre Dermo-Cosmétique («PFDC») che ha impugnato la decisione dell’attuale Autorité de la Concurrence (Autorità francese per la Concorrenza) con la quale essa dichiarava che gli accordi di distribuzione della PFDC, vietando di fatto tutte le vendite su Internet, costituivano accordi anticoncorrenziali che violavano il Codice del Commercio francese, nonché il diritto della concorrenza dell’UE.

Nelle sue conclusioni in data odierna, l’avvocato generale Ján Mazák giunge in primo luogo alla conclusione che un divieto generale e assoluto di vendere su Internet nel contesto di una rete di distribuzione selettiva, che ecceda quanto obiettivamente necessario per distribuire prodotti in maniera adeguata tenendo conto delle loro caratteristiche materiali, della loro aura e della loro immagine, ha un oggetto restrittivo della concorrenza.

A questo proposito, l’avvocato generale ritiene oggettivamente infondata l’affermazione della PFDC secondo cui il divieto sarebbe giustificato da motivi di sanità pubblica, in quanto l’uso corretto dei suoi prodotti richiederebbe il consiglio di un farmacista. Secondo l’avvocato generale, è chiaro che i prodotti in esame non sono prodotti medicinali e che non esistono disposizioni che obblighino a venderli in uno spazio fisico ed esclusivamente in presenza di un laureato in farmacia.

Per quanto riguarda l’obiettivo di preservare l’immagine di lusso dei prodotti di bellezza in questione, l’avvocato generale Mazák osserva che, in passato, la Corte di giustizia ha dichiarato che gli accordi di distribuzione selettiva possono essere giustificati per preservare l’aura e l’immagine dei prodotti in esame. Pur riconoscendo che i prodotti cosmetici e per l’igiene personale, in linea di principio, si prestano ad un accordo di distribuzione selettiva e che la presenza di un farmacista può migliorare l’immagine di tali prodotti, l’avvocato generale ritiene tuttavia che il giudice nazionale debba esaminare se un divieto generale ed assoluto di vendite su Internet sia proporzionato. A suo avviso, dato che il produttore potrebbe imporre condizioni adeguate, ragionevoli e non discriminatorie sulle vendite via Internet, tutelando in tal modo l’immagine dei suoi prodotti, un divieto generale e assoluto di vendite su Internet potrebbe essere proporzionato solo in circostanze realmente eccezionali. L’avvocato generale suggerisce che il giudice nazionale esamini se informazioni e consigli possano essere adeguatamente forniti via Internet. Inoltre, l’avvocato generale rileva che un divieto di vendite su Internet esclude un moderno strumento di distribuzione, che consentirebbe ai clienti che si trovano al di fuori del bacino di riferimento di un punto di vendita fisico di acquistare tali prodotti, il che, insieme alla trasparenza dei prezzi che le vendite su Internet comportano, accresce la concorrenza all’interno del marchio.

 

 

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