SALUTE. Dolore cronico: in Occidente ne soffrono oltre 12 mln di donne

Sono 12 milioni le donne che in Occidente soffrono di dolore cronico. E’ quanto è emerso da uno studio condotto dall’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP), presentato questa mattina a Milano, in occasione del convegno "Donne e dolore" organizzato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.D.A).

Dalla fotografia scattata dall’Iasp il dolore cronico – un male invisibile, spesso difficile da diagnosticare e non riconosciuto – colpisce soprattutto le donne. Il 39,6% del sesso femminile infatti soffre di questo problema, contro una percentuale del 31% dell’universo maschile. Le più colpite sono le più giovani, con meno di diciotto anni, e le più mature, di età superiore ai 65 anni. Nell’organismo femminile dunque questo tipo di patologia si sviluppa con una certa facilità, al contrario degli uomini che risultano maggiormente protetti. La differenza è poi ancora più evidente se analizzata in alcune fasce di età: al di sotto dei 18 anni, per esempio, l’esperienza di dolore cronico riguarda il 19,5% dei ragazzi contro il 30,4% delle ragazze; tra gli over 65, riguarda il 23,7% degli uomini contro il 40,1% delle donne.

"Il dolore cronico – ha spiegato il Presidente di O.N.D.A, Francesca Merzagora– è ancora oggi uno dei problemi meno conosciuti e meno affrontati dalla medicina del ventesimo secolo. Il recente appello di centinaia di medici italiani affinché siano riconosciuti i diritti di questi pazienti, è la dimostrazione che c’è bisogno di un nuovo tipo di sensibilità per cominciare a considerare il dolore come un nemico da combattere e non più solamente come accompagnatore di malattie o di terapie. Mentre il dolore si può considerare un campanello d’allarme che segnala una situazione di pericolo ed è fondamentale nella diagnosi di una malattia, il dolore cronico ‘inutile’, deriva dalla degenerazione della funzione primaria di ‘campanello d’allarme’, che trasforma il dolore in un sintomo prolungato e lesivo del benessere della persona".

L’attrice italiana Dalila Di Lazzaro, presente in qualità di testimonial del convegno, soffre da molti anni di questa sindrome dolorosa. La Lazzaro ha denunciato come "nelle istituzioni sanitarie italiane manchi l’attenzione necessaria verso questi pazienti".

"Nonostante si tratti di una malattia che spesso riduce all’immobilità – ha spiegato l’attrice – non c’è nessuna forma di assistenza domiciliare: i malati restano quasi sempre abbandonati a se stessi e devono medicarsi da soli oppure sono costretti a recarsi con mezzi propri dal medico o nei pochi centri specializzati. Chi può contare sul sostegno della famiglia ha già un prezioso aiuto, ma per chi vive da solo è una vera tragedia".

Ma il problema non si ferma qui, e nasce da lontano, perché il dolore cronico è un male invisibile agli altri, difficile da diagnosticare e non riconosciuto: possono passare infatti alcuni anni prima che venga identificato e trovata una cura adeguata. Secondo gli organizzatori del convegno, per affrontare concretamente questo problema ci vorrebbero équipe di medici che uniscano le proprie competenze. Lo stesso vale per la ricerca: in molti altri settori della medicina sono stati fatti passi da gigante, sul dolore cronico invece non si è ancora giunti a risultati e cure concrete. A questo proposito, è di oggi una buona notizia diffusa dall’associazione delle imprese del farmaco a margine del convegno. Sergio Dompé, presidente di Farmindustria ha dichiarato che ci saranno sempre più donne negli studi clinici dei farmaci contro il dolore cronico.

"Nella sperimentazione dei farmaci le donne sono poco impiegate, perché soprattutto se in età fertile, con loro serve più cautela" ha spiegato il presidente di Farmindustria, che per cercare di trovare una soluzione al problema si impegna quindi formalmente ad aumentare la presenza femminile nei trial clinici e dedicare alle donne tutta l’attenzione di cui necessitano. "Proprio perché – come ha concluso il presidente di O.N.D.A -le donne vengono in genere curate con farmaci testati soprattutto sugli uomini, senza tener conto delle differenze, anche di tipo ormonale, che possono influire negativamente sulla loro efficacia".

 

 

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