SALUTE. Domani l’Aifa decide sulla pillola abortiva. Pareri contrari e favorevoli

Domani il Consiglio di amministrazione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) si riunisce per decidere sull’adozione in Italia della pillola abortiva Ru486. Dal fronte dei contrari alla pillola si fanno sentire diverse voci forti. Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, ha inviato al presidente dell’Aifa una lettera in cui si legge che "il numero delle donne decedute a seguito dell’assunzione della Ru486 sarebbe salito a 29" un cifra che "suscita un allarme ancor più intenso" rispetto al dato finora accertato di 16 donne decedute.

I presidenti delle Federazioni regionali del Movimento per la vita delle regioni in cui la pillola abortiva è stata già utilizzata (Marisa Orecchia del Piemonte, Maristella Paiar del Trentino Alto Adige, Antonella Diegoli dell’Emilia Romagna, Marco Caponi della Toscana, Mario Ippolito delle Marche e Mario Saliva della Puglia) firmano la lettera e informano che "le Ivg determinate mediante la Ru486 a titolo sperimentale hanno determinato la necessità frequente di un intervento chirurgico di svuotamento uterino".

Infine "giungono testimonianze di donne che, sottoposte a Ivg chimica, hanno avuto problemi di sofferenza psicologica per effetto di un aborto realizzatosi con una certa durata temporale e con la possibilità per la madre di vedere il prodotto del concepimento".

"Pertanto – conclude la lettera – chiediamo all’Aifa di voler fornire urgentemente chiarimenti del caso" e di non escludere "il ritiro in via cautelativa" del prodotto come è già accaduto "a seguito di riscontrate complicazioni, talvolta modeste, rare o, addirittura, soltanto temute" come nel caso del vaccino MORUPAR o del sedativo della tosse SILOMAT".

E un coro di opposizione si alza anche dal Governo, in particolare dai senatori del Pdl Laura Bianconi, Raffaele Calabrò, Stefano De Lillo, Ulisse Di Giacomo, Michele Saccomanno e Antonio Tomassini che hanno presentato ben sette interrogazioni al Ministro della Salute Maurizio Sacconi.

"Se ci sarà il definitivo via libera da parte dell’Aifa alla pillola abortiva Ru486 – dicono i senatori – la salute della donna sarà in grave pericolo e a trarne vantaggio saranno solo le case farmaceutiche". "L’aborto chimico – sottolineano i parlamentari – non è certo un sistema comodo ed indolore come si vuol far credere, se questo farmaco venisse ufficialmente introdotto nelle nostre strutture sanitarie si tornerebbe veramente indietro. A differenza dell’interruzione di gravidanza eseguita chirurgicamente come previsto dalla legge 194/78, che ha come scopo quello di prevenire eventualmente l’aborto clandestino, ma anche di attivare tutte le forme per favorire la nascita dei figli già concepiti aiutando le madri, con lo strumento della Ru486 non solo si permette alla paziente di allontanarsi dalla struttura sanitaria ancora prima che l’aborto sia avvenuto, come anche in fase di sperimentazione si è potuto verificare, ma si aggirano completamente tutti i principi di tutela previsti dalla legge".

"A causa dei gravi rischi per la salute della donna – concludono i senatori – che hanno portato a non pochi decessi, della scarsissima informazione sulle conseguenze del suo utilizzo e del tempo così prolungato entro il quale l’aborto può avvenire abbiamo ritenuto opportuno presentare diverse interrogazione al ministro su come intende affrontare i vari aspetti che l’introduzione di questo farmaco comporterebbe, esigendo dall’Aifa i dovuti chiarimenti".

Dalla parte dei favorevoli all’adozione della pillola RU486 ci sono i Radicali. Il segretario dei Radicali di Bergamo Giorgio Myallonnier chiede alla Regione Lombardia "di non tirarsi indietro" nel momento in cui da Roma arrivi il via libera. "Se verrà approvata la registrazione della RU486 noi vigileremo e sicuramente daremo battaglia perché venga applicata in tutte le strutture sanitarie della Regione".

"In caso di approvazione del farmaco – ha aggiunto Myallonnier – sarà sicuramente una campagna difficile, visto il boicotaggio che già si fa sulla legge 194". "Speriamo che almeno su questo la Regione non faccia come ha fatto sul caso Englaro, boicottando – in quel caso si trattava di sentenze – le decisioni della magistratura e agendo sostanzialmente nell’illegalità – ha concluso il segretario dei Radicali di Bergamo.

"Pretestuosa" viene giudicata la richiesta avanzata dal Movimento per la Vita dall’Assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della regione Lazio Alessandra Tibaldi. "L’aborto farmacologico sotto controllo medico ed in ambito ospedaliero – ha detto Tibaldi – da anni è una realtà nella maggioranza dei paesi europei e negli USA. Non si comprende perché solo in Italia dovrebbe mettere a repentaglio la salute delle donne". "In realtà – continua l’Assessore – come ci segnalano gli altri Paesi in cui questa pillola è legale, la donna non corre alcun pericolo dall’uso di questa misura abortiva, che non comporta alcun intervento invasivo e traumatico, né di tipo anestetico né chirurgico".

Intanto il comitato tecnico-scientifico dell’Aifa ha già espresso tempo fa parere positivo sull’immissione in commercio del farmaco e il comitato-prezzi ha già deciso il prezzo da mettere in commercio: 14,28 euro per una confezione da una compressa.

 

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