SALUTE. Droga, cresce consumo tra i giovani

Nell’ultimo anno è aumentato tra gli italiani il consumo di cannabis e di cocaina mentre resta "stabile" l’assunzione di eroina. È quanto emerge dalle relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia presentato oggi dal ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero.

Nella relazione sono mappati specificamente i consumi di tutti i tipi di sostanze che inducono dipendenza e conseguenze negative per la salute. Anche quelle perfettamente legali come alcol e tabacco. Negli ultimi due anni risultano, inoltre, in progressivo aumento le denunce (soprattutto per piccolo spaccio), le carcerazioni (nonostante l’indulto), le sanzioni amministrative comminate dalle Prefetture ( il 75% delle segnalazioni è per intercettazione di possesso di cannabis).

Dopo una diminuzione del consumo di eroina rilevata tra il 2001 ed il 2003 per le persone di età compresa tra i 15 ed i 44 anni, i valori sembrano riaumentare nell’intervallo 2003-2005, in modo rilevante per i soggetti con età compresa tra i 15 e 24 anni e 35 ed i 44 anni. Fra coloro che hanno riferito di aver fatto uso di eroina nel corso del 2005, quasi la metà (il 47%) afferma di aver utilizzato la sostanza sporadicamente (da una a 5 volte) ed il 40% di averne fatto uso frequente (più di 20 volte). Tra gli studenti il suo uso risulta in diminuzione negli ultimi dodici mesi per i ragazzi, mentre tra le studentesse i consumi restano sostanzialmente invariati fra il 2000 (2%) ed il 2004 (1,7%), per poi diminuire significativamente nel 2005 (1,5%) fino al 2006 (1,3%). Si può notare come i consumi più elevati siano riferiti quasi esclusivamente tra gli studenti con età compresa tra 16 ed i 18 anni per i ragazzi e tra le 16enni e 17enni per le ragazze.

Crescono gli utilizzatori di cocaina, con un incremento più accentuato nell’ultimo intervallo di tempo analizzato (2003-2005). Aumenta per i maschi con età compresa tra i 25 ed i 34 anni (+ 62% in 2 anni) e per le femmine tra i 15 ed i 24 anni (+ 50% in 2 anni). Cresce ancor di più tra i maschi 35 – 44enni (2001:0,01; 2003:0,8%; 2005:2%). Tra gli studenti gli anni in cui si sono registrati i consumi più elevati di cocaina, sono il 2004 (4%) ed il 2006 (3,9%). I consumi aumentano all’aumentare dell’età. Per quanto riguarda i ragazzi, si rileva per la cocaina un aumento significativo dei consumatori fino al 2002 (2000:4%; 2002:4,9%); negli anni successivi vi sono oscillazioni, ma nel 2006 si è tuttavia registrato un nuovo aumento (4,8%). Anche fra le studentesse tra i 15 ed i 19 anni si rileva un nuovo aumento della prevalenza delle consumatrici nel 2006 (3%), sino quasi al picco storico del 2001. La classe d’età maggiormente esposta ai consumi di cocaina, risulta essere per entrambi i generi, quella dei 19enni in tutti gli anni di rilevazione.

La sostanza stupefacente più «gettonata» dagli italiani si conferma la cannabis, e non solo tra i ragazzi. Cresce negli ultimi anni il numero dei soggetti,di età compresa tra i 15 ed i 44 anni, che riferiscono uso di cannabis; si osserva infatti un significativo aumento nel suo consumo, non solo nella vita e negli ultimi dodici mesi, ma anche negli ultimi trenta giorni. Nell’intervallo di 4 anni tra il 2001 ed il 2005 la percentuale di coloro che ne hanno fatto uso almeno una volta nella vita è passata dal 22% a poco più del 32% (+ 45%, quasi 3 milioni in più). L’incremento è più consistente nelle femmine tra i 25 e i 34 anni ed i maschi tra i 35 ed i 44 anni, gruppi nei quale il dato è più che raddoppiato. I consumi di cannabis tra gli studenti aumentano all’aumentare dell’età degli studenti e ciò si rileva per tutti gli anni d’indagine. Nell’analisi dei dati, si oscilla tra il 23,8 (2005) ed il 27,2%. In questo quadro si registra, un nuovo aumento rispetto all’anno precedente nel 2006 con il 24,5% (un dato però distante dal picco «storico» del 27,2% del 2002). Come succede per l’alcol, anche per la cannabis sembra che la quota dei consumatori si «saturi», completandosi il «reclutamento», intorno ai 18 – 19 anni, con una biforcazione che verosimilmente rimarrà stabile nel tempo tra i 2/5 dei maschi e i 3/10 delle femmine che assumono, in modo estremamente vario, cannabinoidi e, reciprocamente il 3/5 e 7/10 di maschi e femmine, rispettivamente, che rimarranno non consumatori.

Nel 2006 in Italia si sono registrati 517 decessi dovuti ad intossicazione acuta da overdose. Dopo il picco massimo toccato nel 1996 (con 1.556 deceduti), si è registrata una progressiva diminuzione dei decessi fino al 2003 (in cui si sono contati 517 decessi) a cui ha fatto seguito una breve inversione di tendenza nel biennio 2004-2005 (con un dato annuale attestato intorno alle 650 unità) ed una nuova riduzione nel 2006, di circa il 20%, rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, presentata questa mattina a Palazzo Chigi dal ministro per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero. La relazione rileva poi che dal 2001, l’età al decesso è progressivamente aumentata: se all’inizio del periodo considerato circa il 36% dei decessi era costituito da over 35enni, nel 2006 tale quota sfiora il 50%. Relativamente costanti, invece, rimangono le morti per intossicazione acuta tra gli under 19enni che, nell’intero periodo, costituiscono circa il 2-3% dei casi (20 casi/anno). In base ai dati forniti dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) attraverso il Registro Speciale di Mortalità del Ministero dell’Interno, che rappresenta, seppur con alcuni limiti, la fonte più aggiornata dei dati, la Relazione spiega che la mortalità acuta per droga è un fenomeno prevalentemente maschile (si contano mediamente circa 10 decessi tra gli uomini per ogni decesso tra le donne): la percentuale delle donne sul totale dei decessi, dopo aver toccato il picco massimo del 12,2% nel 2003, è passata dal 7,8% nel biennio successivo, all’11,4% nel 2006.

La Relazione, però, punta anche a correlare queste dimensioni con quelle delle morti attribuibili a sostanze legali come alcol e tabacco. Secondo le ultime stime dell’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno in Italia circa 24.000 decessi sono associati all’alcol e riguardano più di 17.000 uomini e circa 7.000 donne. Si evidenzia un tasso di mortalità di 35 decessi su 100.000 abitanti per i maschi e di 8,4 decessi per le donne attribuibili all’alcol. Le condizioni che presentano la più elevata frequenza di mortalità alcol-attribuibile sono la cirrosi epatica e gli incidenti. L’Istituto Superiore di Sanità stima, inoltre, che circa 80.000 decessi ogni anno sono attribuibili al fumo, pari a circa il 14% di tutte le morti. Più del 34% di tutte le cause di morte attribuibili al fumo di sigaretta colpisce soggetti di 35-69 anni. Inoltre, coloro che muoiono a causa del tabacco perdono in media 13 anni di speranza di vita. Sono numerose le patologie associate al fumo di tabacco. La principale è il carcinoma polmonare, la patologia più temuta per chi fuma: provoca circa 30mila morti l’anno. Negli uomini il fumo è responsabile del 91% di tutte le morti per cancro al polmone e nelle donne nel 55% dei casi.

Per quanto riguarda la classificazione delle Regioni in base ai tassi di overdose e di consumatori problematici di sostanze stupefacenti, sono il Lazio e la Liguria le aree che, rispetto alle altre, presentano coerentemente valori particolarmente elevati di entrambi i tassi, a cui seguono, con analoga coerenza, Campania e Marche. A fronte di un elevato impatto della mortalità per overdose, l’Umbria ha invece una posizione intermedia relativamente alla prevalenza stimata di utilizzatori problematici di sostanze, mentre in Toscana si rileva una situazione inversa. Nel 48% dei casi rilevati nel 2006 la causa di morte – che si ricorda non è basata su indagini tossicologiche ma su elementi circostanziali – non è stata riconducibile con ragionevole sicurezza ad alcuna sostanza precisa, mentre nel 41% e nel 9% dei decessi questa è stata attribuita rispettivamente all’eroina ed alla cocaina. Se l’età media al decesso è pari a 35 anni per entrambe le sostanze, nella metà dei casi i soggetti deceduti per eroina non avevano più di 35 anni, mentre quelli per cocaina non più di 32. Dal 2001 la quota di morti attribuite ad intossicazione da eroina rimane sostanzialmente costante, mentre quella riconducibile alla cocaina è passata, nello stesso lasso temporale, da circa il 2% al 9%; ciò significa, riferendosi ai dati assoluti, un incremento di circa 3 volte.

 

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