SALUTE. Emergenza psichiatrica in età evolutiva: nuovo modello di assistenza per la città di Torino

È stato siglato questa mattina dagli assessori alla salute e sanità della regione Piemonte, Mario Valpreda, e al welfare, Angela Migliasso, dai commissari delle Asl torinesi e degli ospedali Molinette e Sant’Anna/Oirm Regina Margherita e dall’assessore alla famiglia, alla salute e alle politiche sociali del Comune di Torino, Marco Borgione, un protocollo d’intesa per la ridefinizione dei percorsi di cura attraverso cui affrontare le emergenze psichiatriche nei bambini e negli adolescenti.

Obiettivo: evitare che, come accaduto in passato, minori in preda a una crisi finiscano impropriamente ricoverati in reparti per adulti, a causa della carenza di strutture adeguate alla loro accoglienza. Il progetto adottato prevede una strategia di intervento "a filiera", un sistema cioè attraverso cui si intende assicurare una presa in carico completa dei giovani pazienti affetti da disturbi psico-patologici da parte dei servizi sanitari e sociali della città, con soluzioni diverse a seconda delle fasce di età.

Nel caso di ragazzi minori di quattordici anni, indipendentemente dal quadro psicopatologico presentato, il ricovero potrà avvenire solo presso il Dipartimento di neuropsichiatria infantile del Regina Margherita, così come nel caso di adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni che abbiano tentato il suicidio o presentino disturbi dell’umore di natura depressiva, disturbi dell’alimentazione con grave compromissione nutrizionale o ancora gravi quadri nevrotici e psicotici.

A questo scopo, il Dipartimento verrà potenziato con la creazione di due posti letto dedicati all’emergenza in camera singola e l’assegnazione di personale infermieristico e di sostegno aggiuntivo, nonché di educatori professionali che lavorino in rete con i servizi territoriali.

Ma la vera novità del documento consiste soprattutto nell’accordo tra Regione e Comune per l’attivazione a Torino di una serie di comunità terapeutiche e di strutture semiresidenziali destinate alla cura e all’assistenza di minori affetti da queste patologie, con l’intento di limitare il più possibile il ricorso all’ospedalizzazione.

Il protocollo, in particolare, prevede l’apertura di due comunità terapeutiche residenziali, per un totale di 20 posti letto di cui 4 di pronta accoglienza, con la possibilità di inserimento del paziente direttamente dall’ospedale o, in caso di emergenza, anche dai servizi di neuropsichiatria infantile presenti sul territorio; di due Centri Diurni a valenza terapeutica, che funzionino come alternativa al ricovero; e, infine, di quattro comunità riabilitative psico-sociali, di 10 posti letto ciascuna. Il sistema di tutela così rafforzato – si legge dalla nota – consentirà, tra l’altro, anche la presa in carico di minori stranieri non accompagnati o i cui genitori risultino senza fissa dimora e la cui tutela sia stata affidata dall’autorità giudiziaria al Comune di Torino. In questi casi, sarà prevista una equa distribuzione delle competenze cliniche ed economiche tra le Asl torinesi, con un criterio di rotazione.

 

 

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