SALUTE. Epilessia, 500mila i casi ma il 6% degli italiani pensa sia “malattia demoniaca”

In Italia circa 500 mila persone soffrono di epilessia eppure la nostra conoscenza della malattia è rimasta ferma a venti anni fa. Il 6% degli italiani poi è convinto che dipenda da una possessione demoniaca. Questa la scura fotografia scattata dalla ricerca della Lega Italiana contro l’Epilessia (Lice) che questa mattina a Roma ha presentato "Giovani registi contro il pregiudizio: uno spot per far luce sull’epilessia", campagna informativa realizzata dagli allievi della Scuola Nazionale di Cinematografia. Lo riferisce Lice in una nota.

Dagli ultimi sondaggi realizzati dalla sezione Lazio della Lice, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’Università di Roma "La Sapienza", emerge che l’epilessia è una malattia genericamente molto conosciuta tra la popolazione in generale: il 94% delle persone ne ha sentito parlare, e la percentuale sale al 99% tra gli studenti universitari ma le conoscenze specifiche rimangono piuttosto scarse e approssimative (il 56% ammette di non conoscerne i dettagli).

Uno dei canali di conoscenza della malattia è rappresentato dai mass-media: il 44% delle persone intervistate si è potuto fare un’idea di cosa sia una crisi epilettica attraverso cinema e televisione. Si ritiene che l’epilessia sia molto difficile da guarire (solo il 28% crede nelle possibilità di guarigione, il 33% tra gli studenti universitari) e ancora permane l’infondata percezione che si associ a disturbi psichici (il 19% del campione ha risposto affermativamente, il 34% non ha saputo rispondere). Secondo i soggetti intervistati, essa porrebbe limitazioni rilevanti per molte delle più importanti attività (sport, guida, lavoro, ecc).

L’indagine demoscopica della Lice su base nazionale ha messo in risalto che la cultura sulla patologia non si è evoluta: in un precedente sondaggio realizzato dalla Doxa circa 20 anni fa, i risultati della percezione della malattia tra la popolazione erano più o meno gli stessi. Inoltre l’epilessia è ancora permeata da forti pregiudizi, discriminazioni. Il 6% degli italiani, le dimensioni di un partito di medio calibro, ritiene ancora oggi che l’epilessia dipenda da una possessione demoniaca. Una credenza che non risparmia le fasce di popolazione che si presumono più istruite, dal momento è condivisa anche dal 4 per cento degli studenti universitari.

Inoltre, la Lice evidenzia come l’epilessia sia una malattia stigmatizzante, circondata da pregiudizi e responsabile tuttora di discriminazioni sociali. Questi fattori sembrano influire maggiormente soprattutto sulle donne e su coloro che vivono al Sud, dove evidentemente le credenze popolari sono più radicate e le norme sociali maggiormente restrittive.

Tra i malati più celebri anche un grande campione che ha vinto negli europei dei 5000 e 10.000 metri ed ha conquistato la medaglia d’argento a Seul: Salvatore Antibo. "Invito le persone come me – ha detto Antibo – a non nascondere la malattia: bisogna curarsi, perché vivere una vita normale è possibile ed è un dovere nei confronti di chi ci sta accanto. E come dimostra la mia esperienza se si è epilettici si può continuare a fare sport".

"Per migliorare il livello di assistenza al paziente epilettico – ha affermato il presidente della Lice, Paolo Tinuper – occorre valorizzare la rete di assistenza clinica che si è costituita nel corso degli anni nel nostro paese. I pazienti devono essere informati che possono rivolgersi a centri specialistici dove sono disponibili i migliori e più aggiornati strumenti diagnostici e trattamenti terapeutici e dove possono comunque ricevere tutte le informazioni ed essere indirizzati ad altri centri dove, per esempio, è possibile effettuare il trattamento chirurgico.

I centri per i trattamenti chirurgici in Italia "– ha spiegato Guido Rubboli, Dipartimento di Neuroscienze – Ospedale Bellaria di Bologna – sono pochi, perché l’intervento è molto complesso e costoso: sono necessari ingenti investimenti in termini di strumentazioni e personale qualificato. Si pensi che in Italia sono circa 200 gli interventi chirurgici che si effettuano ogni anno, ma i pazienti operabili sono circa 7-8 mila".

 

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