SALUTE. Farmaci, Aifa al Sole 24 ore: da metà aprile taglio prezzi per i fuori brevetto

Da metà aprile partirà un taglio sui prezzi dei farmaci fuori brevetto, ovvero gli equivalenti e le specialità originator da cui i generici vengono creati alla scadenza del brevetto, che oscillerà dal 10% fino a un massimo del 40%, con un calcolo elaborato dal confronto con Germania, Regno Unito, Spagna e Francia e nel quale si tiene conto della stima dell’aumento di vendite. È quanto ha annunciato ieri a Il Sole 24 Ore il presidente dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) Guido Rasi, che non ha nascosto – come si legge nel quotidiano – "qualche preoccupazione per la penetrazione dei generici sul mercato".

Dall’industria dei produttori sono arrivate reazioni negative: non si escludono spostamenti all’estero della produzione e si denuncia che le vendite degli equivalenti sono maggiori nei mercati europei presi in considerazione rispetto all’Italia.

Contrarietà è stata espressa oggi da Federfarma, la Federazione dei titolari di farmacia italiani, che commenta: "L’imminente drastico taglio dei prezzi di riferimento dei farmaci fuori brevetto produrrà un ulteriore attacco alla redditività delle farmacie, senza portare strutturali vantaggi all’intero sistema sanitario nazionale e, in particolare, alla spesa farmaceutica i cui indicatori più allarmanti sono quelli della spesa farmaceutica ospedaliera. Il prezzo del farmaco generico – scrive Federfarma in una nota – ha avuto nel tempo un importante effetto di trascinamento al ribasso anche sul prezzo dei farmaci a marchio, ossia quelli che hanno originato i generici stessi. Ora il prezzo medio dei farmaci appartenenti alle liste di riferimento (generici più originator) è ormai al di sotto dei 7 euro e la quota imputabile a questi farmaci rispetto all’intera spesa farmaceutica territoriale è del 33% a valore, mentre costituisce circa il 56% per numero di confezioni dispensate. Si va quindi a colpire un settore che è già fortemente penalizzato e che ha già prodotto in termini economici tutte le sue potenzialità di risparmio, grazie anche al contributo delle farmacie che incoraggiano la sostituzione".

Sull’evoluzione della vicenda si è espresso anche il Movimento nazionale liberi farmacisti (MNLF) che parla di "sistema farmaceutico in fibrillazione" ma sposta l’attenzione su un altro aspetto, una recente sentenza della Cassazione che, scrive il Movimento, "potrebbe modificare completamente il rapporto del cittadino con il proprio medico riportandolo ad un contesto dimenticato da tempo e a cui molti si richiamano in convegni e interviste: l’etica professionale. La Corte Suprema di Cassazione con la sentenza della sesta sezione n. 13315/2011 ha stabilito che il medico non può affidare il proprio atto prescrittivo a terzi – spiegano i liberi farmacisti – Cosa era successo? Un medico aveva creato una prassi attraverso il quale affidava a due farmacisti il compito di riempire le ricette con la sua firma. Un comportamento illecito che non si è ripetuto saltuariamente ma ben 8475 volte in un caso e 5015 nell’altro. I ricorrenti, non a caso secondo noi, avevano invocato il decreto ministeriale del 31 marzo 2008 che consente ai farmacisti di consegnare farmaci in situazioni di urgenza". Ma "la Corte Suprema di Cassazione ha stabilito come sia indispensabile che il medico valuti di volta in volta la necessità del farmaco sia a tutela della salute del paziente sia a garanzia del rispetto di quanto previsto dai prontuari farmaceutici in un’ottica di contenimento della spesa pubblica. Nella prescrizione dei medicinali entrano dunque in gioco interessi costituzionalmente protetti di cui il medico è garante. Le condanne, cadute in prescrizione, sono per falso ideologico e esercizio abusivo della professione medica. Quella, ricordano i giudici, che va sempre svolta secondo "scienza e coscienza". Resta in piedi l’obbligo di risarcire la Asl di Frosinone (alla quale era convenzionato il medico, ndr) per i medicinali ottenuti dagli assistiti in modo irregolare".

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