SALUTE. Farmaci, Anpi: liberalizzare fascia C, possibili risparmi di 700 mln di euro

Liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie e garantire la presenza obbligatoria del farmacista: sono due dei punti salienti della proposta di legge sul riordino del sistema distributivo del farmaco in Italia, per l’estensione della vendita dei farmaci a pagamento anche nelle parafarmacie, presentata oggi a Roma da Anpi (Associazione nazionale parafarmacie italiane)-Confesercenti.

Le ricadute della proposta – che mira a portare a compimento la liberalizzazione nel settore – sono così spiegate da Massimo Brunetti, segretario Anpi: "Riteniamo che sulla base dell’esperienza accumulata quotidianamente negli ultimi due anni attraverso il servizio di assistenza che forniamo a tutti coloro che vogliono aprire una parafarmacia – riceviamo un migliaio di richieste di assistenza l’anno – con la stabilizzazione del settore attraverso tale legge si determinerebbero l’apertura di circa 3500 nuove parafarmacie, portando il numero di soggetti occupati dagli attuali 7 mila a circa 16 mila, si otterrebbero investimenti per ulteriori 600 milioni di euro e risparmi per circa 700-750 milioni di euro l’anno. Questi sono i valori che si determinerebbero con la liberalizzazione di fascia C".

La richiesta riguarda dunque i farmaci di fascia C, prescritti dietro ricetta medica e a pagamento. "Chiediamo – spiega Brunetti – di liberalizzare la vendita di questi farmaci nelle parafarmacie per consentire alla popolazione di avere maggiori vantaggi dall’introduzione di un regime di concorrenza che oggi è precluso". Naturalmente, si tratta di una richiesta che si scontra da tempo con forti interessi.

Commenta il segretario Anpi: "È del tutto evidente che l’associazione dei farmacisti titolari, Federfarma, rappresenta interessi consolidati di un monopolio che non vuole entrare in un clima di concorrenza. Vogliamo inserirci in un contesto distinto, perché noi siamo esercizi commerciali mentre le farmacie nascono già nel 1934 come soggetti appartenenti al settore della sanità: due ruoli distinti per due missioni distinti, l’una che opera nell’ambito della sanità, l’altra di origine commerciale che mantiene la flessibilità, legata al mercato, con la garanzia che anche in questi esercizi operi un farmacista abilitato che dà garanzia al cittadino di avere un interlocutore qualificato nella vendita del farmaco. L’elemento di congiunzione fra i due soggetti – prosegue Brunetti – è il farmacista, che è il vero depositario della distribuzione del farmaco, è colui che per legge ha la qualifica e la responsabilità deontologica nella distribuzione del farmaco. Per noi rimane la volontà di mantenere l’obbligatorietà del farmacista. C’è una volontà di Federfarma e di alcuni settori della politica al Governo che vorrebbero, nella logica di una finta liberalizzazione, allargare la possibilità di vendere questi prodotti in esercizi che oggi non sono autorizzati, portando poche scatole – un’aspirina, un moment – nel tabaccaio piuttosto che nell’autogrill o nel piccolo supermercato, senza farmacista. Il vero problema di Federfarma è di non avere un contendere con un soggetto che si pone allo stesso livello del farmacista, ancorché con ruoli diversi".

L’inserimento nel mercato della parafarmacia ha avuto conseguenze positive. Intanto, spiega Brunetti, "ha determinato nella farmacia l’esigenza di introdurre lo sconto. Il risparmio globale che si ha nel settore, di 553 milioni di euro, non è determinato dalla parafarmacia ma il solo fatto che siamo presenti sul mercato ha costretto le farmacie a introdurre gli sconti. La parafarmacia ha obbligato la farmacia a introdurre lo sconto. Se si elimina la parafarmacia di fatto si reintroduce un regime di monopolio". Ecco dunque i numeri: nel 2009, il risparmio complessivo è calcolato in 553 milioni di euro. Per i farmaci SOP-OTC, lo sconto medio praticato dalla farmacia è pari al 7%, quello della parafarmacia è in media dell’11%; su prodotti diversi dal farmaco, lo sconto medio praticato dalla farmacia è pari al 10% contro il 14% della parafarmacia.

A settembre 2010, le parafarmacie presenti sul territorio nazionale hanno raggiunto quota 3.345 con 7.180 occupati. Le parafarmacie hanno privilegiato le grandi città e le località turistiche, – si legge nel documento presentato oggi – dove il mercato è più forte e il consumatore più aperto alle novità. Così, il 90% delle parafarmacie è localizzato in comuni sopra i 12.500 abitanti.

Il che porta a una valutazione sul collegamento fra numero di farmacie e popolazione residente: per l’Anpi, si tratta di un parametro statico che non risponde alle esigenze di città a forte vocazione turistica e a città con flussi demografici legati a motivi di lavoro. Un esempio tratto da località turistiche: a Otranto ci sono poco più di 5.500 residenti e c’è una sola farmacia, ma nel periodo compreso fra luglio e settembre le persone presenti sono 60 mila. Evidente la difficoltà di rispondere alla domanda di salute che viene dai turisti. Come si legge nel documento Anpi, "il turista chiede quasi esclusivamente un farmaco, per lievi patologie, SOP/OTC ovvero di classe C con ricetta ripetibile". E dunque "nelle città a forte vocazione turistica e di lavoratori non residenti, si dovrebbe prevedere almeno un quorum pari a 3 mila abitanti per farmacia, tenendo conto che in Francia e in Spagna, paesi simili all’Italia per numero di presenze turistiche, il quorum è inferiore a 2.500".

Alla presentazione della proposta sono intervenuti Rita Ghedini e Antonio Lirosi del Partito democratico e Benedetto della Vedova di Futuro e Libertà, che hanno espresso la loro convergenza sul ruolo delle parafarmacie e sull’estensione della vendita ai farmaci di fascia C. Ha detto Della Vedova: "Credo che vada preservato e ampliato il ruolo delle parafarmacie. La funzione di apertura del mercato e di stimolo della concorrenza c’è a prescindere dai numeri che sono in gioco". Per Antonio Lirosi, "l’impostazione Anpi- Confesercenti coincide con le proposte del Pd già portate in Parlamento per l’estensione delle liberalizzazioni ai farmaci di fascia C. Il mercato delle parafarmacie – ha aggiunto – si va un po’ saturando ma i consumatori apprezzano la possibilità di avere un canale alternativo con la possibilità di scelta in termini di prezzo. Le parafarmacie hanno fatto bene anche alle farmacie: adesso le farmacie hanno lo spazio delle promozioni, un’offerta commerciale integrata con le industrie, e stanno estendendo l’attività come presidio integrato del Sistema Sanitario Nazionale".

 

di Sabrina Bergamini

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