SALUTE. Farmaci, FEF: sostegno alle proposte di Federdistribuzione

Fanno discutere le affermazioni di Federdistribuzione che ha sostenuto la necessità di consentire agli esercizi commerciali dotati di un farmacista la vendita di farmaci oggi classificati in fascia C, con obbligo di ricetta medica e a carico del cittadino, per aumentare i punti di vendita di questi farmaci. Se Federfarma ha palesato il suo dissenso invocando la necessaria tutela dei cittadini, la Federazione Esercizi Farmaceutici condivide in pieno le proposte avanzate da Federdistribuzione e alle dichiarazioni di Federfarma risponde così:

– L’aumento del numero delle farmacie ogni anno è una falsità, i concorsi sono bloccati da decenni causa i ricorsi degli stessi titolari.
– L’85% dei punti vendita sono parafarmacie di proprietà di un farmacista.
– Se le farmacie non operassero con finalità di profitto dovrebbero rinunciare a quella fetta di fatturato proveniente da tutto quello che viene venduto in una farmacia di "non farmaceutico".
– I titolari di parafarmacia non vendono farmaci con una "semplice comunicazione al Ministero" ma con un esame di laurea ed un esame di Stato identici a quelli dei titolari di farmacia; questi ultimi, invece, spesso esercitano la loro privilegiata professione avendo "semplicemente ereditato il titolo", non hanno fatto nessun esame in più e non si sono presi neanche il disturbo di fare una "comunicazione al Ministero".
– I titolari di parafarmacia per poter esercitare devono mandare 7 comunicazioni e sono sottoposti agli stessi controlli delle farmacie da parte di Aziende Sanitarie e NAS.
– Tutte le recenti puntate di "farmaconnection" e tutte le centinaia di notizie di cronaca riguardanti truffe al SSN da parte delle farmacie dimostrano che la professionalità non dipende dal numero e dalla posizione delle farmacie ma dal farmacista che vi opera.

A sostegno della FEF, le inchieste dell’Associazione Altroconsumo che confermano: la possibilità di vendere i farmaci da banco anche al di fuori delle farmacie ha provocato un’apprezzabile frenata dei prezzi e consentito ai consumatori di realizzare importanti risparmi.
I numeri parlano chiaro. Tra il 2000 e il 2005, prima che partisse la liberalizzazione della vendita dei farmaci, i prezzi erano aumentati in media del 19%. Mentre negli ultimi cinque anni il prezzo libero è cresciuto al massimo del 3,4%. Da aumenti a due cifre, insomma, si è passati a una cifra sola.

"E’ puro e semplice "populismo" – sostiene invece il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti – quello esercitato dal sindacato dei titolari di farmacia quando accusa le parafarmacie di aver aperto nelle zone commerciali più redditizie, questo accade tutti i giorni proprio con le farmacie che abbandonano i centri storici per spostarsi nei centri commerciali. Le parafarmacie in moltissimi casi hanno coperto i disservizi delle farmacie e per questo hanno il gradimento della maggioranza degli italiani. I farmacisti che hanno scommesso sulle proprie capacità aprendo una parafarmacia dopo il decreto Bersani non hanno bisogno di sanatorie a cui hanno attinto in diverse occasioni molti titolari di farmacia grazie alla compiacenza della politica, questi professionisti vogliono molto più: semplicemente esercitare liberamente la propria professione".

 

 

Comments are closed.