SALUTE. Farmaci a domicilio, farmacisti ospedalieri chiedono “attento controllo”

Consegna dei farmaci a domicilio: l’accordo siglato fra Poste e Farmindustria sta alimentando il dibattito, con l’opposizione di Federfarma – che appena qualche giorno fa si è incontrata con Farmindustria e ha ribadito la sua preoccupazione sul progetto – mentre Fofi, la Federazione degli Ordini dei farmacisti, ha deciso di aprire un tavolo di confronto e di garanzia con Farmindustria. Oggi intervengono i farmacisti ospedalieri, che chiedono un "attento controllo" sul recapito a domicilio di farmaci per persone che devono essere assistite nella loro abitazione. A intervenire sono la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) e il Sindacato Nazionale dei Farmacisti Dirigenti del SSN (SINaFO).

"I farmaci così consegnati sono di uso ospedaliero, sarebbero limitati a pazienti selezionati non autosufficienti, da analizzare caso per caso nei singoli contesti locali – ha detto Laura Fabrizio, presidente SIFO – La nostra Società, che può garantire un’adeguata copertura territoriale a livello sia ospedaliero sia distrettuale, auspica che il progetto sia portato avanti con la massima garanzia di sicurezza per questi pazienti. Per una sua corretta attuazione, SIFO confida nel ruolo di garanzia di FOFI – in quanto rappresentativa di tutti i farmacisti italiani – per monitorare la distribuzione del farmaco a domicilio del paziente in ogni sua fase, promuovendo la continuità ospedale-territorio e salvaguardando la professionalità del farmacista, ma soprattutto per assicurare ai pazienti uniformi garanzie di qualità dei processi di assistenza farmaceutica in ogni area del Paese essi risiedano".

La possibile consegna a domicilio, con pony o postini, riguarda medicinali per la cura di patologie croniche e gravi, che quindi – spiegano i farmacisti ospedalieri – devono essere attentamente monitorati e per i quali è necessaria un’attenta sorveglianza da parte della struttura specialistica, per assicurare la maggiore appropriatezza diagnostico-assistenziale, per verificare parametri quali l’accettabilità da parte del paziente, il profilo rischio/beneficio, la vigilanza farmacologia ed epidemiologica, la corretta conservazione, soprattutto nel caso di medicinali che necessitano del rispetto della catena del freddo, e il rispetto della privacy del paziente.

Per Pietro Finocchiaro, segretario nazionale SIFO, si tratta di compiti complessi che spettano ai farmacisti in farmacia sia ospedaliera sia territoriale: "Se si pone il caso del paziente grande invalido per il quale non è garantibile un servizio costante dell’assistenza domiciliare nella consegna dei farmaci, o in situazioni in cui i parenti non possono assicurare un rifornimento costante e regolare di tali medicinali al loro congiunto malato, ben venga – aggiunge – un’opzione in più, come quella prospettata dall’accordo Poste-Farmindustria; limitatamente a casi di criticità assistenziale riconosciuta e per i quali non sia stata trovata o non sia auspicabile un’altra soluzione (ADI, RSA, ecc..). A patto però – conclude Finocchiaro – di concordare le modalità di tale servizio grazie al tavolo già costituito, e di monitorare costantemente l’esperimento in ogni suo passaggio. Tutto ciò a garanzia, prima di tutto, della sicurezza dei pazienti in tal modo assistiti". Secondo Antonio Castorina, Segretario Nazionale del SiNaFO, "l’atto dispensativo deve avvenire in ogni caso in farmacia sia per motivi amministrativi, in quanto il farmaco è acquistato dalla sua amministrazione, sia, soprattutto, per motivi sanitari".

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