SALUTE. Farmaci fascia C, Ghedini (Pd): “Venderli in parafarmacia”

Un disegno di legge per riproporre la vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie e nei corner salute dei supermercati, continuando il percorso avviato dalle liberalizzazioni dell’allora ministro Pier Luigi Bersani e riaffermandone il valore sia a livello imprenditoriale sia a livello di una buona concorrenza nella distribuzione dei farmaci. È stato presentato in Senato, prima firmataria la senatrice del Pd Rita Ghedini, il ddl "Norme in materia di dispensazione dei medicinali esclusi dall’assistenza farmaceutica", una "fase due" del percorso avviato con le liberalizzazioni del 2006, come spiega a Help Consumatori la senatrice del Partito democratico Rita Ghedini.

Ricorda Ghedini: "Nell’ambito di quei provvedimenti ce n’era uno, contenuto nel decreto legge 223 del luglio 2006, che prevedeva la possibilità di dispensare farmaci per automedicazione e farmaci non soggetti a prescrizione medica, quelli che tecnicamente vengono denominati SOP e OTC, all’interno delle parafarmacie e degli angoli della salute, più genericamente definiti corner, nella grande distribuzione commerciale e dei supermercati. Si trattava del primo step di un percorso di liberalizzazione nella dispensazione dei farmaci che già all’epoca prevedeva, come stadio successivo, la possibilità che si arrivasse negli stessi contesti a poter dispensare farmaci anche soggetti a prescrizione medica, purché al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale, non rimborsabili dal SSN né parzialmente né totalmente".

Da qui l’origine del provvedimento. "Il nostro disegno di legge – continua Ghedini – riprende quel percorso e ha due obiettivi: quello di riaffermare il valore di quel percorso e dei progetti imprenditoriali che ne sono scaturiti, e quello di mantenere una garanzia importante in termini di vantaggio per i consumatori e quindi di incremento degli effetti di una buona concorrenza nell’ambito della distribuzione dei farmaci. Il nostro ddl si pone inoltre in contrasto con alcuni disegni di legge dell’attuale maggioranza di governo, che invece vogliono cancellare l’esperienza delle parafarmacie e della dispensazione dei farmaci nella distribuzione commerciale, togliendo peraltro di mezzo quello che secondo noi è un presidio fondamentale per la garanzia della sicurezza e della salute dei cittadini: cioè che in qualunque contesto, in qualsiasi ambiente vengano distribuiti farmaci, l’elemento di presidio fondamentale e imprescindibile è la professionalità del farmacista. Quindi prevediamo, come fu previsto nel 2006, che chiunque distribuisca farmaci debba farlo avendo come interfaccia dei consumatori il farmacista che, con la sua professionalità, garantisce sia la qualità e la sicurezza nella gestione del farmaco, sia l’appropriatezza dell’intervento farmacologico, quindi evita danni possibili alla salute, prevenendo possibili fenomeni di abuso di consumo di medicinali. La nostra attenzione è sia agli aspetti di tutela del consumatore, sia agli aspetti di sviluppo di attività imprenditoriali, sia agli aspetti di tutela della salute dei cittadini. L’esperienza avviata nel 2006 ha portato all’apertura di circa 3.000 parafarmacie e di 250 cosiddetti corner negli esercizi della grande distribuzione commerciale, e in queste attività hanno trovato occupazione quasi 5.000 farmacisti".

Si parla dunque della vendita di farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie. "Esattamente. In questo momento – spiega la senatrice – è possibile la vendita dei farmaci compresi nella cosiddetta fascia C-bis. Noi estendiamo, come previsto allora, alla fascia C, sottraendo alla possibilità di dispensazione negli esercizi commerciali solo farmaci che abbiano caratteristiche di particolare delicatezza rispetto alla loro conservazione, in particolare le benzodiazepine, i farmaci che entrino nell’ambito delle norme per la prevenzione degli abusi e delle dipendenze patologiche".

La proposta venne già presentata ma incontrò l’ostilità delle lobbies farmaceutiche e non passò. Il ddl si presenta innanzitutto col valore di contrasto ai progetti della maggioranza, per "non tornare indietro": "Riteniamo che non si debba assolutamente tornare indietro, quindi il nostro obiettivo è quanto meno quello di non modificare in senso restrittivo la normativa esistente. Credo che chi rappresenta la farmacia tradizionale potrà esprimere dissenso. Il nostro intento, e questo intendiamo chiarirlo bene nei confronti dei farmacisti, non è certo quello di togliere valore e ruolo alla farmacia tradizionale – puntualizza Ghedini – Abbiamo votato a favore delle norme introdotte mesi fa dall’attuale maggioranza che identificano nella farmacia uno dei punti di presidio del Sistema Sanitario Nazionale, attribuendo anche funzioni ulteriori: adesso in farmacia si possono ricevere prestazioni specialistiche di vario tipo, possono essere fatti prelievi per esami di laboratorio, a tutti gli effetti è un punto di concentrazione dell’offerta sanitaria pubblica per le farmacie convenzionate. Né ci sembra che in questi tre anni abbia costituito minaccia l’apertura delle parafarmacie o dei corner che alla fine, ad oggi, si sono aggiudicate il 6-7% del mercato complessivo della dispensazione dei farmaci. Riteniamo piuttosto che le farmacie debbano continuare a svolgere la loro funzione storica progredendo nella qualificazione del loro ruolo di presidio della salute. Ci sono altri temi aperti che riguardano le farmacie tradizionali, come la revisione della pianta organica, qualche riconsiderazione dello svolgimento della dispensazione dei farmaci nelle zone disagiate e di montagna, richieste che le farmacie pongono, che possono e devono essere oggetto di interlocuzione e sulle quali si può identificare un profilo di sviluppo del ruolo delle farmacie rispetto al ruolo della salute dei cittadini e della sanità pubblica. Ci sembra altresì doveroso mettere in campo tutte le azioni utili a tutelare il potere di acquisto dei cittadini, a creare vantaggi per i consumatori, senza esporli a rischi".

Soprattutto, la senatrice Rita Ghedini sottolinea quanto l’apertura delle parafarmacie abbia rappresentato "un’occasione di lavoro importantissima per moltissimi giovani farmacisti che altrimenti non avrebbero trovato il modo di sviluppare la propria professione, e sarebbero stati destinati a una tristissima condizione di disoccupazione intellettuale o a riconvertirsi in altri mestieri, e ha consentito anche a giovani farmacisti non in possesso delle disponibilità economiche necessarie di aprire esercizi commerciali che richiedono un investimento più modesto. Il rapporto che c’è fra l’investimento necessario ad aprire una parafarmacia e quello per aprire una farmacia, inserita nelle piante organiche o convenzionata con il SSN, è un rapporto di uno a dieci".

 

di Sabrina Bergamini

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