SALUTE. Farmacie, Commissione Ue apre infrazione contro Italia. MDC: “Liberalizzare settore”

La Commissione ha deciso di adire la Corte di giustizia Ue per l’incompatibilità della normativa italiana sulle farmacie con la libertà di stabilimento e con la libera circolazione dei capitali previste dal trattato CE. In particolare, l’esecutivo europeo contesta il divieto d’acquisizione previsto dalla legislazione italiana di partecipazioni da parte di imprese aventi un’attività di distribuzione di medicinali (o legate a società aventi tale attività) in società farmaceutiche private o in farmacie comunali.

La Commissione punta il dito anche contro la riserva di titolarità di farmacie private ai soli farmacisti o alle sole persone giuridiche composte da farmacisti. La legge italiana vieta infatti alle persone fisiche che non possiedono un diploma di laurea in farmacia o alle persone giuridiche non composte da farmacisti la titolarità di farmacie private che vendono al pubblico. Tale esclusiva, secondo la Commissione, impedisce l’acquisto di partecipazioni o lo stabilimento di farmacie che vendono al pubblico a tutti gli operatori che non sono in possesso del diploma di farmacista.

Sebbene le autorità italiane giustifichino le restrizioni contestate invocando obiettivi di tutela della sanità pubblica, la Commissione ritiene tuttavia che le restrizioni contestate vadano al di là di ciò che è necessario per raggiungere l’obiettivo di tutela della salute. Il divieto per chi non ha la laurea in farmacia o per persone giuridiche non composte da farmacisti – spiega – di essere titolari di una farmacia va al di là di ciò che è necessario per garantire la tutela della sanità pubblica, poiché sarebbe sufficiente esigere la presenza di un farmacista per consegnare i medicinali ai pazienti e gestire gli stock.

Secondo Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino "L’intervento della Commissione europea può essere l’occasione giusta anche per il nostro Governo di affrontare seriamente la questione della liberalizzazione del settore".

I farmacisti? Per Longo sono "Una delle corporazioni più chiuse del nostro Paese: vogliono mantenere il numero chiuso delle farmacie, ostacolano qualsiasi ipotesi di vendita dei farmaci da banco nei supermercati, limitano le possibilità di accesso dei farmacisti disoccupati, ma nello stesso tempo vogliono essere liberi di vendere non solo i farmaci ma anche giocattoli, prodotti da erboristeria, creme di dubbia efficacia per cellulite e ringiovanimento. Come se fossero un bazar ma con privilegi da "casa della salute", come recita una costosissima campagna stampa fatta da Federfarma nel disperato tentativo di recuperare l’immagine molto sfocata del settore".

Comments are closed.