SALUTE. Formaldeide negli imballaggi per alimenti, Legambiente e Verdi: “Pericolo cancerogenicità”

La formaldeide, sostanza presente negli imballaggi in cartone e cartoncino utilizzati per confezionare pasta e riso, o per contenere panini dei fast food, e in alcuni prodotti di carta, come quaderni, fazzolettini e cartaspugna è stato riconosciuto certamente cancerogeno per l’uomo dallo Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. E’ quanto emerge da un’indagine condotta su 31 campioni dal professor Marco Baldi, del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia in collaborazione con il Laboratorio Analytica, per conto di Legambiente e del Gruppo dei Verdi in Regione Lombardia.

Le analisi sono state commissionate sugli imballaggi di cartone a seguito a una lettera di Conapi (Consorzio dei riciclatori), inviata a Carlo Monguzzi, Capogruppo dei Verdi in Regione Lombardia e ad Andrea Poggio, Vice Direttore Generale di Legambiente.

Nella lettera i riciclatori spiegavano come in seguito a una serie di sequestri di partite di carta da macero da parte del Noe dei Carabinieri, le successive analisi avessero accertato la presenza di formaldeide e fenoli, che in base alla normativa sui rifiuti dovrebbero essere invece assenti. Le sostanze, sostiene Conapi nella lettera, sono presenti a monte, probabilmente nella filiera produttiva degli imballaggi in cartone e cartoncino. Non è quindi responsabilità della filiera del riciclo.

In base a nuovi studi epidemiologici condotti su lavoratori addetti alla sintesi di formaldeide – si legge nella nota – lo Iarc nel mese di giugno 2004 ha classificato la formaldeide nel gruppo 1 dei cancerogeni, cioè nei cancerogeni certi per l’uomo. L’Unione europea non la riconosce ancora come sicuro cancerogeno.

La presenza di formaldeide viene immediatamente avvertita a causa dell’odore caratteristico e del tipico bruciore agli occhi. L’effetto più preoccupante riguarda comunque la sua capacità di indurre mutazioni e tumori. Per i tumori nasofaringei l’esposizione è per via inalatoria. L’ingestione, anche a grandi dosi, non provoca tumori del naso o della gola.

Secondo gli ambientalisti è indispensabile, prioritario e urgente tutelare la salute dei cittadini ma anche l’ambiente, dando continuità al settore del riciclaggio dei materiali. Il governo, attraverso il ministero dell’Ambiente, della Salute e delle Attività produttive, deve individuare e correggere norme che favoriscano tale sostituzione e garantire, attraverso una fase transitoria, che non si interrompa il riciclo di preziosi materiali come la carta e il cartone. Se tutto ciò si traducesse in un aumento generalizzato dell’incenerimento dei rifiuti e in una riduzione della raccolta differenziata, oltre al danno aggiungeremmo un’insostenibile beffa: bruciare sostanze contenenti formaldeide è infatti peggio del riciclo.

In una lettera al Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio il capogruppo dei Verdi in Regione Lombardia Carlo Monguzzi ha chiesto di individuare di concerto con il ministero della Salute, più efficaci limiti di esposizione a sostanze come la formaldeide per i lavoratori e per i cittadini. Monguzzi ha chiesto inoltre di garantire la non interruzione della filiera della raccolta e del riciclo di carta e cartone.

Andrea Poggio, vice direttore di Legambiente, ha scritto invece ad Assocarta, Federalimentare, Federlegno e Fieg, tutte associazioni che raggruppano le aziende dei settori coinvolti, chiedendo che promuovano immediatamente l’individuazione di additivi e collanti alternativi alla formaldeide da impiegare per alimenti, nella filiera produttiva dei mobili e degli imballaggi in carta e cartone. Legambiente nell’attesa che il ministero dell’Ambiente e della Salute prendano gli opportuni provvedimenti, propone alle aziende di comunicare all’associazione ambientalista e ai consumatori l’eliminazione della formaldeide dal loro ciclo produttivo.

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