SALUTE. Ftalati e additivi tossici, Scilipoti (IDV): cosa prevedono le due proposte di legge

Pensavamo di essere sfuggiti al pericolo "ftalati" dopo la loro messa al bando europea dai giocattoli per bambini. In realtà, tutti noi consumatori sperimentiamo ancora un’alta esposizione a questi composti chimici usati come agenti plastificanti per migliorare la flessibilità di contenitori di cibi e bevande, che in alcune circostante trasferiscono i ftalati al cibo che ingeriamo. In Italia, attualmente, è in discussione alla Camera il progetto di legge "Norme per la tutela dei consumatori particolarmente vulnerabili, rispetto ai rischi connessi con l’uso di contenitori di plastica per alimenti" (N. 1209). Primo firmatario della proposta è l’On. Domenico Scilipoti (IDV) che sta portando avanti un altro pdl in materia di impiego di additivi tossici per la preparazione di cibi e bevande destinati all’alimentazione umana (N. 1473).

"Gli ftalati – ha spiegato Scilipoti a Help Consumatori– sono sostanze altamente tossiche presenti in circa l’90 % delle plastiche impiegate in Italia come contenitori di bevande e cibi per uso edibile. L’allarme riguarda soprattutto le plastiche a contatto con cibi caldi, ghiacciati, oleosi o alcolici. Quando mettiamo bevande e cibi caldi in un piatto di plastica questo si riscalda e sostanze quali i ftalati si trasferiscono nel cibo e con l’ingestione nel nostro organismo. Con questa pdl chiediamo che questi prodotti vengano eliminati e sostituiti con plastiche prodotte da derivati del fossile e del biologico. Si tratta di sostanze senza rischi per la salute umana. Il rischio per la popolazione è alto. Basti pensare che l’80% degli ospedali impiegano contenitori di plastica nelle mense, come accade anche per le scuole e nelle mense aziendali.".

Il problema riguarda anche gli usa e getta?

Sì. In questo caso i cittadini dovrebbero sempre lavare le stoviglie usa e getta prima di usarle. Questo perché durante lo stampaggio microparticelle possono depositarsi nel contenitore e quindi poi migrare nel cibo e trasferirsi nel nostro organismo.

Quali sono i rischi?

Il principale pericolo dell’assunzione per lungo tempo di ftalati da parte dei cittadini è l’insorgere di malattie degenerative anche gravi, come alterazioni cellulari che possono portare alla formazione di neoplasie o tumori. I rischi vengono inoltre amplificati dall’accumulo: una sostanza assunta da sola in una certa quantità potrebbe anche non determinare una patologia grave, ma potrebbe avere effetti molto gravi nel caso di sinergia con altre sostanze.

E nel caso degli additivi, cosa prevede la proposta del Lei presentata?
Esistono circa 80 sostanze tossiche che riscontriamo normalmente nei cibi che noi mangiamo. Si tratta soprattutto di conservanti, coloranti, emulsionanti, ecc… Sono sostanze senza nutrienti ma impiegate dall’industria alimentare per rendere più gradevole un prodotto al consumatore. Alcune di queste sono vietate a livello europeo ma ancora in circolazione nel nostro Paese, visto che l’Italia ha parzialmente recepito quanto stabilito dall’Ue. La giustificazione di questo comportamento è che non ci sono sufficienti studi scientifici che dimostrano la cancerogenicità o tossicità di queste sostanze. Un caso simile riguarda la presenza del mercurio nelle amalgame dentarie, consentita nel nostro Paese ma vietata altrove. La catena alimentare non è l’unica via attraverso la quale rischiamo di assumere additivi tossici, in quanto questi sono presenti in molti farmaci previsti dai protocolli terapeutici. E’ necessario, quindi, legiferare affinché queste sostanze dichiarate ad alto rischio non vengano più utilizzate per la produzione di cibi e farmaci.

Secondo Lei le etichette sono abbastanza chiare per i consumatori?

Sulle etichette non troviamo mai il nome chimico degli additivi. Ci sono invece delle sigle difficilmente comprensibili per il cittadino. Sarebbe essenziale una norma che imponga l’indicazione dell’intero nome dell’additivo.

 

Perché l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) non si pronuncia?

Intanto c’è da dire che gli stessi mass media se ne dovrebbero occupare di più. Per quanto riguarda l’Efsa, troppo spesso ci troviamo di fronte alla diatriba che vede da una parte studi di "prezzolati" che lavorano per le ditte produttrici e che hanno tutto l’ interesse a dimostrare che le sostanze presenti nei loro prodotti non sono tossiche; e dall’altra studi che invece affermano il contrario. E’ necessario invece prendere di più in considerazione il "principio di precauzione": se esiste anche il minimo dubbio che una sostanza possa essere tossica per l’organismo umano dovremmo momentaneamente sospenderne la commercializzazione. Questo però non avviene. Il problema è che non si possono cancellare gli effetti prodotti in anni di impiego di sostanze, la cui tossicità era dubbia nel tempo, ma poi è stata confermata da studi ben precisi. Queste informazioni mancano perchè non viene tutelato l’interesse alla salute dei consumatori, ma quello economico delle multinazionali.

Come commenta il parere dell’Efsa in cui l’Authority lascia invariata la dose giornaliera tollerabile di bisfenolo A?

Questo è uno dei casi emblematici di quanto ho appena detto. Il bisfenolo A è una sostanza che favorisce l’insorgere dell’endometriosi ma che può anche provocare danni alla cellula con conseguenze drammatiche per l’instaurarsi di patologie neurologiche e degenerative.

 

PDF: Proposta di Legge: Norme per la tutela dei consumatori particolarmente vulnerabili, rispetto ai rischi connessi con l’uso di contenitori di plastica per alimenti
PDF: Proposta di Legge: Delega al Governo per l’adozione di nuove norme in materia di impiego di additivi tossici per la preparazione di cibi e bevande destinati all’alimentazione umana

A cura di Silvia Biasotto
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