SALUTE. Gli italiani fanno pochi controlli agli occhi. Dati della Commissione Difesa Vista

Il 75% della cecità negli adulti sarebbe evitabile attraverso la prevenzione e la cura; nei bambini una precoce prevenzione e il trattamento delle anomalie visive già alla nascita ridurrebbe del 50% i casi di cecità. Sono dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che mettono in luce l’importanza della prevenzione visiva e la necessità di promuovere controlli della vista periodici e regolari.

E per attirare l’attenzione delle istituzioni e dei singoli cittadini la Commissione Difesa Vista, l’organismo da sempre in prima fila nel promuovere la prevenzione, ha realizzato 2 studi: una ricerca sul ruolo delle istituzioni nella promozione attiva di controlli regolari della vista e un’indagine sulle abitudini degli italiani in materia di prevenzione, controllo e correzione della vista.

Il 6% dei bambini tra 1 e 5 anni presenta difetti visivi quali strabismo, ipermetropia, astigmatismo e miopia; circa il 4% porta occhiali correttivi ( cioè il 66% di chi ha difetti visivi), il che significa che il 34% non corregge il difetto. In questa fascia d’età meno del 40% ha fatto una visita completa o un controllo della vista nella vita. Tali visite per il 61% dei casi sono state "suggerite" dal medico di famiglia, solo per il 29% sono nate per iniziativa dei genitori, per il 13% si è trattato di una prescrizione fatta da un oculista durante una precedente visita e, infine, nel 6% dei casi è stata l’insegnante o una iniziativa scolastica a suggerire il controllo.

Tra i 6 e i 13 anni aumentano i controlli e sale la percentuale di chi ha problemi agli occhi: il 31% e il 25% indossa occhiali correttivi (ovvero l’80% di chi ne ha bisogno). Anche in questo caso è comunque alta la percentuale di coloro che hanno dei difetti, ma che non ricorrono a strumenti correttivi (20%). Il 70% dei bambini che hanno fatto controlli sono stati portati dai genitori almeno una volta da uno specialista. L’indicazione di fare la visita è stata suggerita per lo più dal medico di famiglia. Nel 22% dei casi sono stati genitori a prendere l’iniziativa e per il 15% la segnalazione è stata fatta dall’insegnante.

Gli adulti (over 14) sembrano essere più attenti alla propria salute: l’85% ha fatto almeno una visita completa e/o controllo della vista nella vita, quasi sempre da uno specialista. Il 15% di coloro che non hanno mai fatto visite/controlli è costituito per la maggiore da giovanissimi, (tra i 14 e i 17 anni).

"Questo dato sicuramente è uno dei più allarmanti, tenendo presente che anche tra i 6/13 anni una percentuale altrettanto consistente non ne ha mai fatti. Tutto questo evidenzia una mancanza di attenzione verso la prevenzione visiva dei figli, da parte dei genitori", afferma Stefania Farneti, Direttore di Ricerca Customized Research & Analysis srl .

Ben il 66% degli adulti (maggiori di 14 anni) ha un difetto visivo, più della metà porta gli occhiali, 53% (l’83% di chi ne ha bisogno), mentre il 17% non corregge il difetto. In generale, per tutte le fasce di età prese in considerazione, dai bambini agli adulti over 14, la maggior parte degli acquisti di occhiali avviene presso negozi di ottica.

"Tra le motivazioni che fanno scegliere un punto vendita rispetto a un altro spicca la fidelizzazione, la raccomandabilità, la competenza del personale, il prezzo, il vasto assortimento", conclude Farneti. Con l’età, cresce anche l’età media dell’occhiale (da 1 anno per i più piccoli ai 3,3 anni per gli over 14). "Prevenzione, controllo e correzione: ecco la formula magica per garantire una buona salute ai nostri occhi. In questa direzione si muove la Commissione Difesa Vista di cui sono Presidente", conclude Tabacchi.

"Da oltre 30 anni è in prima linea per promuovere un’informazione corretta su argomenti legati alla salute del bene vista. Abbiamo promosso seminari, convegni, workshop e anche oggi siamo qui, per tenere viva l’attenzione su questo argomento e per inaugurare una proficua collaborazione con il Comune di Milano".

Nel 2009 prenderà infatti vita, per iniziativa della Commissione Difesa Vista, con il patrocinio dell’Assessorato alla Salute, un importante progetto che coinvolgerà la città di Milano e che sarà parte integrante delle attività previste per l’Anno della Salute.

Sul fronte delle istituzioni emerge un vuoto. "Non esiste alcuna legge nazionale specifica sulla prevenzione visiva che imponga di effettuare controlli o screening mirati (se si eccettua l’esame di guida, che ha finalità diverse e coinvolge comunque solamente una parte della popolazione)" afferma l’Avv. Silvia Stefanelli, responsabile della ricerca sulle istituzioni. "La prevenzione, in campo visivo, è demandata nell’ambito di quello che è il concetto generale di prevenzione primaria, inteso come l’insieme dei comportamenti che cercano d’evitare e/o ridurre l’insorgenza o sviluppo di una patologia".

Nell’ordinamento italiano, per motivi di tipo economico, questo tipo di prevenzione ha avuto uno sviluppo alquanto limitato. L’unica legge rilevante in materia è quella titolata "Disposizioni per la prevenzione della cecità e per la riabilitazione visiva e l’integrazione sociale e lavorativa dei ciechi pluriminorati". All’interno di questa legge solo una minima parte è dedicata alla prevenzione. "Sebbene, dunque, l’attuale Piano Sanitario Nazionale (PSN 2006-2008) contenga un intero paragrafo sulla prevenzione sanitaria e sulla promozione della salute", precisa Stefanelli, "non vi è ancora alcun accenno a programmi di prevenzione in campo visivo". Solo dal 1997 il concetto di prevenzione ha cominciato a essere espletato in maniera strutturata e organica, a livello nazionale. A tali iniziative, si sono affiancati i progetti promossi dalle ASL e da soggetti privati – come appunto la Commissione Difesa Vista.

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