SALUTE. I diritti dimenticati dei cittadini obesi

"In Italia il 31,6% delle persone è in sovrappeso mentre il 10% è obeso". Lo ha detto il ministro della Salute al Congresso SIO (Società Italiana Obesità) lo scorso 15 aprile a Roma. Oggi gli "over size" italiani sono milioni e saranno sempre di più visto il dilagare del fenomeno tra le nuove generazioni. Eppure questo popolo di cittadini si vede negare tanti diritti, in primis quello alla salute. Help Consumatori ha intervistato l’avvocato Angela Ferracci, presidente del Comitato italiano per i diritti delle persone affette da obesità e disturbi alimentari (CIDO).

Avvocato Ferracci, che cosa è il CIDO? Come nasce?

Il Comitato è un’associazione di promozione sociale fondata nel 2007 al fine di contrastare i pregiudizi fondati sulla taglia, di rappresentare e tutelare i diritti di chi soffre per il troppo peso e di difendere la dignità della persona al di là dell’aspetto fisico. Il CIDO ha sede nazionale a Roma e siamo presenti in Italia in Emilia-Romagna, in Veneto e in Trentino. Tra le nostre principali attività vi è quella dell’Osservatorio che raccoglie segnalazioni sui pregiudizi e discriminazioni sociali legati al tema.

Quanto il diritto alla salute è riconosciuto alle persone obese? Le strutture sanitarie sono adeguate per poter accogliere e curare le persone affette da obesità?

In Italia sono pochissimi i centri di riabilitazione nutrizionale. Gran parte di questi si trovano nel nord-est del Paese. E’ molto difficile per un paziente ottenere l’informazione e l’indicazione di dove andarsi a curare. Purtroppo, ultimamente, con la necessità economica di tagliare i posti letto il problema dei ricoveri per riabilitazione di persone affette da obesità sta diventando sempre più grande. Questa è una chiara negazione del diritto alle cure sanitarie dei cittadini. E’ necessario infatti considerare che un obeso, anche non grave, rischia di imbattersi in altre patologie quali il diabete, la sindrome metabolica, all’ipertensione, problemi cardiologici e osteoarticolari. Tutte patologie che lo porteranno a ricoverarsi.

Lei stessa è stata protagonista di una storia di "esclusione sanitaria". Ce la vuole raccontare?

E’ importante sottolineare che ho fondato il CIDO proprio perché sono stata personalmente colpita da un episodio di discriminazione in ambito sanitario. In particolare, ho avuto un’emorragia celebrale causata da un’altra patologia. Mi sono trovata così a necessitare una risonanza magnetica. Pesando all’epoca 140 chili ho avuto enormi difficoltà per trovare una risonanza magnetica, a livello nazionale, che potesse sopportare il mio peso corporeo. Ho così scoperto che oltre i 110 chili è impossibile eseguire questo esame diagnostico con le attrezzature comunemente diffuse. In realtà, esistono macchinari moderni e attrezzati che consentono di effettuare risonanze a persone fino a 200 chili. Ma è molto difficile individuarle. Dopo 18 giorni in cui ho rischiato la vita, grazie alle mie informazioni tramite il CIDO e alcuni operatori della Lombardia sono riuscita a individuare un macchinario a Roma che avrebbe potuto permettermi di effettuare questo esame. Ho dovuto anche lottare contro gli operatori sanitari che non credevano che potessi avere una tale informazione!

Prima ha parlato dell’Osservatorio del CIDO. Quali i principali pregiudizi segnalati?

Gran parte delle segnalazioni che riceviamo riguardano discriminazioni sul posto di lavoro. Si tratta di situazione molto "italiana": a differenza di altri paesi è difficile accedere ai colloqui visto che si chiede spesso il prerequisito della bella o gradevole presenza. Nonostante ci siano molte persone obese con presenza gradevole, vengono considerate come soggetti deboli, pigri, non di bell’aspetto, non in grado di organizzarsi, poco preparati. Ci sono anche episodi di mobbing tra superiori e dipendenti. Questo si traduce spesso in promozioni negate, trasferimenti complicati o situazioni di discriminazione nell’assegnazione delle ferie. Numerose anche le segnalazioni per quanto riguarda le strutture sanitarie e le barriere architettoniche, come i tornelli troppo stretti della metropolitana o servizi igienici non idonei. Per chi fosse interessato a scrivere al nostro Osservatorio l’indirizzo è info@comitatocido.org oppure visitare il sito www.comitatocido.org

Ricevete molte segnalazioni di vittime di bullismo?

Riceviamo tantissime lamentele da parte di genitori e adolescenti vittima di isolamento da parte degli altri compagni a causa del loro peso. Prima il ragazzo più robusto era sempre il capo. Oggi la situazione si è ribaltata e chi è obeso è considerato brutto, debole e non parte del gruppo. Molto diffuso è il bullismo femminile, soprattutto in termini di isolamento sociale.

In Parlamento è in discussione un ddl sull’obesità. Cosa prevede?

Si tratta del ddl 108 che prevede il riconoscimento dell’obesità come handicap, almeno per quanto riguarda l’obesità grave, quella che porta a una invalidità. In particolare, per la prima volta viene sottolineata la necessità di considerare l’obesità come una malattia sociale. E’ importante perché troppo spesso l’obesità è vista come una colpa e non come una malattia. Vi è inoltre una previsione, da parte del Ministero della Salute, di istituire delle norme di igiene dietetica, di prevedere programmi di educazione alimentare nelle scuole, e di riconoscere medicinali e integratori nella fascia A. Importanti anche le previsioni per ottenere delle assicurazioni per le persone affette da obesità. Oltre un certo peso è infatti impossibile accedere ai prodotti assicurativi. Il ddl prevede inoltre la prima sentenza della Corte di Cassazione (2004) che ha riconosciuto un’invalidità grava ad una donna che pesava 150 chili intervenendo anche sui parametri per la definizione dell’invalidità. Come CIDO presto presenteremo una nostra proposta di disegno di legge nella speranza di migliorare il riconoscimento e il rispetto dei diritti dei cittadini obesi.

A cura di Silvia Biasotto

 

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