SALUTE. I malati cronici in Italia pagano il prezzo dei loro diritti. Rapporto Cittadinanzattiva

In Italia i malati cronici pagano cari i costi delle carenze pubbliche: ogni mese spendono 1.760 euro tra farmaci, protesi e badante e per altre spese private. I costi legati alla badante, quindi al supporto assistenziale, sono i più pesanti: ammontano a 986 euro. Per i farmaci indispensabili e insostituibili si spende circa 420 euro e quasi 300 euro per i farmaci che prevengono le complicanze.

E’ questo per i malati cronici "Il prezzo dei diritti", come emerge dall’VIII Rapporto sulle politiche della cronicità, presentato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC)-Cittadinanzattiva. Il CnAMC è una rete di Cittadinanzattiva, cui aderiscono 140 organizzazioni; è stata istituita nel 1996 e rappresenta un esempio unico di alleanza trasversale per la tutela dei diritti dei cittadini affetti da patologie croniche e/o rare.

Secondo gli ultimi dati Istat 2008 è il 39,2% dei residenti in Italia a soffrire di almeno una patologia cronica e il 20,5% è addirittura affetto da due o più malattie croniche. Ovviamente il numero più alto di malati lo troviamo nella fascia anziana della popolazione: l’86,9% degli ultrasessantacinquenni soffre di almeno una malattia cronica e il 68,3% di due o più. E’ l’artrosi/artrite la malattia più diffusa (17,9%), seguono ipertensione (15,8%), malattie allergiche (10,6%), osteoporosi (7,3%), bronchite cronica e asma bronchiale (6,4%) e diabete (4%). Sono 284 le malattie rare che in Italia hanno ricevuto un riconoscimento formale e le stime ci dicono che circa 30 milioni di cittadini sono affetti da patologie rare nell’unione Europea.

Il maggior problema per i malati cronici italiani è l’accesso alle cure, che è uno dei 14 diritti stabiliti dalla Carta dei diritti del malato, promossa da Cittadinanzattiva e riconosciuta dal Comitato Economico e Sociale. Dunque le difficoltà di accesso ai servizi socio-sanitari coinvolgono circa 23 milioni di italiani; quasi il 57% delle associazioni afferma che il diritto all’accesso è per nulla o poco rispettato, il 40% dice che lo è parzialmente e soltanto il 3% afferma che esso è totalmente rispettato. Per l’83% queste difficoltà di accesso alle cure si traducono nell’aumento di costi privati, per l’80% aumentano le complicanze della malattia e ben il 70% denuncia un conseguente peggioramento dello stato di salute.

Ma qual è l’ostacolo maggiore nell’accesso ai servizi socio-sanitari? La burocrazia, come ha evidenziato il 77% delle associazioni; questa incide nell’accesso ai farmaci, alle prestazioni sanitarie, con liste d’attesa, al rilascio o rinnovo dell’invalidità, all’ottenimento di protesi o ausili. Inoltre, oltre la metà delle associazioni ha difficoltà ad ottenere i benefici socioeconomici previsti dalla legge, in particolare l’accesso all’indennità di accompagnamento, il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap, i criteri di esenzione limitati, il mancato riconoscimento del codice esenzione e del contrassegno ed esenzione bollo auto.

Il 57% delle associazioni lamenta ancora difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari territoriali, che includono residenze sanitarie assistenziali, assistenza domiciliare, lungodegenza e riabilitazione; altri punti critici sono l’assenza delle figure socio-assistenziali e la carenza di centri di riferimento specializzati.

Ma la nota più dolente per le associazioni è l’assistenza psicologica che, per il 77% di esse, manca completamente. L’elenco delle lamentele continua per l’assistenza farmaceutica che spesso vede il mancato accesso ai farmaci necessari e insostituibili per la cura della patologia. Il 33% delle associazioni denuncia differenze regionali, ma anche tra Asl della stressa regione, per l’accesso ai farmaci. Insomma secondo il 43% delle associazioni queste difficoltà si trasformano in costi privati che pesano sui malati cronici, che non ricevono le giuste garanzie dal Sistema Sanitario Nazionale.

Prevedere forme di partecipazione delle organizzazioni civiche ai processi decisionali è una delle proposte avanzate dal CnAMC, secondo cui si potrebbe istituire presso l’Inps un organismo permanente di consultazione che possa esprimersi sulle criticità esistenti e proporre miglioramenti. Inoltre, a detta del CnAMC, si dovrebbe prevedere un canale di priorità nelle prenotazioni delle prestazioni volte al monitoraggio delle patologie croniche e includere nei LEA le prestazioni necessarie per la terapia del dolore e le cure palliative destinati ai malati cronici non oncologici.

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