SALUTE. ISS per una vaccinazione consapevole. Morbillo e rosolia sono ancora un problema

Vaccinazioni come oggetto di una scelta consapevole e responsabile da parte della popolazione. In Italia nonostante "le vaccinazioni della prima infanzia abbiano centrato gli obiettivi fissati, l’eliminazione di alcune patologie come morbillo e rosolia congenita non riesce ancora a realizzarsi per una grande quantità di adolescenti e di adulti ancora suscettibili. E così tra il 2007 e il 2008 si sono verificati più di 5mila casi di morbillo, in particolare tra i ragazzi intorno ai diciassette anni", mentre nel 2008 sono stati confermati cinquantotto casi di rosolia in donne in gravidanza, mai vaccinate. Circa il 40 per cento non era al primo parto.

Sono alcuni dei dati dai quali è partito un convegno dell’Istituto superiore di sanità, che si è svolto ieri, sul tema "La vaccinazione tra diritto e dovere. Quale comunicazione per facilitare la scelta?", organizzato dall’ISS in collaborazione con Donneinrete ONLUS. Fra i dati, anche il fatto che ogni anno il tetano colpisca decine di persone, soprattutto donne anziane che non hanno un’adeguata copertura vaccinale. La copertura contro l’Hpv, rivolta alle giovani donne, a sua volta non è ancora completa: solo il 59 per cento delle ragazze nate nel 1997 ha infatti ultimato l’intero ciclo di vaccinazione.

Per i promotori del convegno, è prioritario favorire fra la popolazione una scelta responsabile che sia consapevole dei rischi, e dei benefici, della vaccinazione. Come ha detto nel suo intervento Stefania Salmaso, direttore del Centro di Epidemiologia, Sorveglianza e Prevenzione della Salute dell’ISS, "le diverse vaccinazioni attive in Italia hanno ottenuto negli ultimi anni risultati poco omogenei. Ottimi per quanto concerne quelle dell’infanzia, meno positivi le altre. Le vaccinazioni da effettuare nel primo anno di età sono le più consolidate con una copertura superiore al 95 per cento".

Fra il primo e il secondo anno di età viene offerto il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia. Spiega Salmaso: "La proposta di vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia non è recente ma non ha mai goduto dell’obbligo vaccinale. Tuttavia, oltre all’assenza di un’imposizione sembra esserci un problema di percezione alla base della copertura inferiore agli obiettivi: spesso la popolazione considera l’obbligo di vaccinazione come un "marcatore" di importanza, pertanto, "se non c’è una legge allora la vaccinazione non è importante". Oggi, i bambini di due anni di età (con una copertura dell’89 per cento) sono abbastanza protetti (ma non in misura sufficiente dato che bisogna arrivare ad una copertura del 95% e due dosi somministrate) , il problema rimangono gli adolescenti ed i giovani adulti che sono la popolazione che più sostiene le epidemie".

Secondo l’esperta, però, l’idea di introdurre nuove forme di vaccinazione con l’obbligo – basti pensare alla vaccinazione di richiamo per tetano e difterite – "oggi sembra anacronistica". Ha spiegato Salmaso: "L’obbligo ha una sua storia, una sua ragione in un’Italia, quella degli anni Sessanta, estremamente diversificata sul territorio per cultura, condizioni economiche e sociali. In quell’Italia, l’obbligo ha consentito di offrire un servizio su tutto il territorio nazionale e per giunta gratuitamente. Garantire uno stesso diritto alla salute a tutti i neonati, dalla Sicilia alle Alpi. Ma oggi i tempi sono maturi per fare delle vaccinazioni l’oggetto di una scelta consapevole e responsabile. E morbillo, rosolia e parotite ci stanno a indicare quanto è difficile farlo. Soprattutto, senza un adeguato sforzo comunicativo".

Comments are closed.