SALUTE. Il medico dovrà denunciare il clandestino. I commenti all’emendamento approvato dal Senato

"Un gravissimo passo indietro sul piano dell’integrazione e della stessa sicurezza". Questo il giudizio delle Acli sull’approvazione da parte del Senato dell’emendamento nel disegno di legge sulla Sicurezza che abolisce la norma, prevista dal Testo Unico sull’immigrazione, per cui il medico non deve denunciare lo straniero, qualunque sia il suo status giuridico in Italia, che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche.

"Non si favorisce la sicurezza e la legalità – afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero – producendo leggi ingiuste e inapplicabili. Non si possono introdurre nell’ordinamento giuridico principi contrari a quelli dichiarati e praticati nella vita professionale di medici e operatori sanitari, che del resto proprio nei giorni scorsi, insieme a tante associazioni, avevano chiesto a gran voce che questo emendamento venisse ritirato per le gravi conseguenze che ne sarebbero derivate".

Le Acli auspicano l’attivazione dell’obiezione di coscienza da parte di tutti gli operatori sanitari, "per il rispetto che si deve a ogni vita umana". Ma temono che la legge possa provocare "un’emarginazione sanitaria degli stranieri irregolari presenti in Italia con un grave rischio per la loro salute ma anche per la sicurezza della popolazione italiana in termini di diffusione delle malattie".

Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani contestano quindi l’approvazione dell’emendamento che impone una tassa ulteriore per il rilascio del permesso di soggiorno tra i 50 e i 200 Euro, e quello che stabilisce la nascita di un Registro dei clochard, "cioè della loro schedatura".

"L’incapacità di gestire la questione sicurezza sembra riversarsi con rabbia contro i più poveri" commenta il presidente Olivero. "La sicurezza, fisica e sociale, deve essere un bene per tutti, italiani e stranieri, qualunque sia la condizione economica delle persone. Ma sono l’integrazione e l’inclusione sociale che garantiscono la sicurezza, non il contrario. Continuare su questa strada ci allontana dalla soluzione del problema".

Una legge "non solo cattiva ma anche razzista": la CGIL commenta in questo modo i provvedimenti del ddl sicurezza e sollecita l’affermazione della coscienza civile. "Il ministro Maroni aveva promesso leggi cattive contro i migranti e la maggioranza parlamentare immediatamente lo asseconda con una legge non solo cattiva ma anche razzista": cosi la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, e il responsabile dell’ufficio per le Politiche dell’immigrazione della Organizzazione, Pietro Soldini, commentano il ddl sicurezza.

Per i due dirigenti sindacali, infatti, "sono razzisti gli emendamenti approvati al Senato nel pacchetto sicurezza, dalla tassa aggiuntiva per i lavoratori regolari che chiedono il rinnovo del permesso di soggiorno, nonostante lo stesso Presidente Berlusconi avesse dichiarato di non condividerla, alla sostanziale sollecitazione ai medici di denunciare cittadini irregolari che accedono alle cure, per arrivare al soggiorno a punti".

"La Cgil – aggiungono Piccinini e Soldini – denuncia l’imbarbarimento politico, culturale ed etico del governo e della maggioranza parlamentare che non esercita solo una azione persecutoria verso i cittadini migranti ma arriva a ledere la dignità e responsabilità dei medici e di tutto il personale sanitario rispetto ad un principio fondamentale del giuramento di Ippocrate quale è il segreto professionale".

"I provvedimenti – aggiungono – renderanno gli immigrati più diffidenti verso l’amministrazione e il sistema sanitario ed "è invece responsabilità pubblica fornire tutte le risposte assistenziali, di cura e preventive anche per impedire la nascita e la diffusione di percorsi sanitari paralleli al di fuori del controllo da parte della sanità pubblica e per impedire il diffondersi di situazioni di gravidanze non tutelate, di aborti clandestini, di malattie contagiose". Da qui la richiesta che ci sia un cambiamento nel successivo dibattito alla Camera.

E anche Medici Senza Frontiere (MSF) esprime profonda preoccupazione e allarme per le conseguenze dell’approvazione dell’emendamento 39.306 presentato in sede di esame del DDL 733 che ha avuto luogo oggi nell’Assemblea del Senato. Il suddetto comma 5 prevedeva che "l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".

"L’ambiguità conseguente a tale abrogazione – scivono MSF – e, di conseguenza, il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa "marginalizzazione sanitaria" di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio".

"Siamo sconcertati per la scelta del Senato di avere consapevolmente ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della società civile", dichiara Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia. "Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione".

MSF, promotrice insieme a SIMM, ASGI e OISG della campagna "Siamo medici e infermieri – Non siamo spie", si appella ora alla Camera dei Deputati perché riveda la posizione assunta dal Senato sul comma 5.

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