SALUTE. Il tumore è ormai una patologia di massa. Ricerca del Censis

Il tumore è sempre di più una patologia di massa; sono 2 milioni gli italiani che hanno avuto una diagnosi oncologica nel corso della loro vita. In Italia il tumore è causa ogni anno di circa il 30% del totale dei decessi. Nel 2008 ci sono stati 431 nuovi casi ogni 100.000 abitanti per le donne e 483 per gli uomini. Liguria e Friuli Venezia Giulia sono le regioni con il più alto numero di malati. Unica nota positiva è che migliora costantemente la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ( nel 47% dei casi, in linea con la media europea).

E’ quanto emerge da una ricerca del Censis presentata oggi a Roma, presso Palazzo Marini. I dati mostrano come il tumore sia diventato una patologia ormai cronica e di massa. Nel periodo 1998-2008, infatti, circa il 57% delle inabilità pensionabili accolte dall’Inps nei confronti dei lavoratori assicurati presso l’Istituto è ascrivibile a patologie tumorali; nello stesso periodo le invalidità pensionabili ascrivibili alle patologie tumorali sono state più di 89 mila, e dal 2005 sono al primo posto tra le cause di riconoscimento, superando per la prima volta le malattie del sistema circolatorio.

La ricerca ha messo in luce varie difformità nelle opportunità di cura per i malati delle varie regioni: dalla disponibilità di farmaci alle prestazioni specialistiche di Oncologia, a quelle di radioterapia sino al sostegno psicologico e all’assistenza domiciliare integrata.

Alcune difformità riguardano le differenze regionali nelle prestazioni specialistiche extraospedaliere di oncologia con variazioni nelle prestazioni rese per 1.000 abitanti che oscillano tra 13,23 prestazioni in Campania (13,90 in Abruzzo) e 172,88 nella Provincia Autonoma di Bolzano (127,67 in quella di Trento), nelle prestazioni di radioterapia per regione (da 419,10 per 1.000 abitanti in Molise a un minimo di Basilicata e Valle d’Aosta dove il dato è inferiore all’1 per mille), nell’assistenza domiciliare integrata (casi trattati per 1.000 abitanti, si va da 0,53 casi in Valle d’Aosta a 21,63 casi in Friuli-Venezia Giulia) e nelle ore totali di assistenza domiciliare per caso trattato (da 12 ore in Molise a 183 ore in Valle d’Aosta).

Difformità emergono anche per quanto riguarda le prestazioni specialistiche extraospedaliere di Medicina Fisica e Riabilitativa: nel 2007 in Toscana sono state erogate 178,51 prestazioni fisiatriche per 1.000 abitanti contro le 3.744,86 erogate in Basilicata.

Diversificato anche il giudizio delle associazioni del volontariato oncologico sull’offerta delle cure: a livello nazionale il 51,3% delle associazioni esprime un giudizio molto o abbastanza positivo sull’operato della sanità in ambito oncologico, ma al Nord è il 64,2% delle associazioni a dare un giudizio positivo, solo il 46,5% al Centro e meno del 29% al Sud.

Le associazioni esprimono giudizi particolarmente positivi per la terapia farmacologica (quasi il 93% definisce molto o abbastanza positiva questa prestazione), per la terapia chirurgica e radioterapica (72,6%) e per la diagnostica (71,6%); molto meno positivi i giudizi relativi alla prevenzione (è poco più del 48% a dare un giudizio molto o abbastanza positivo) e alla riabilitazione (42%); ancora più bassi quelli per l’assistenza domiciliare, valutata positivamente dal 34%, e per l’informazione, con il 33,7% di giudizi positivi.

Risultano particolarmente carenti, specie nel Sud e nelle Isole, i servizi di supporto psicologico, visto che secondo le associazioni beneficia del sostegno psicologico offerto dalle Asl poco più del 26% dei pazienti, con una punta di oltre il 38% al Nord, mentre al Sud la quota scende al 12%. Per oltre il 91% delle associazioni esistono barriere all’accesso, il 63,5% denuncia la carenza e la scarsa chiarezza delle informazioni sui soggetti ai quali rivolgersi, per il 57,6% esiste carenza di psicologi nel Servizio sanitario locale.

Per quanto riguarda l’informazione ai pazienti e alle loro famiglie, dai dati emerge che in ambito clinico la principale fonte informativa per i pazienti e i familiari sono i medici oncologi, indicati da quasi l’87% delle associazioni, in ambito socio-assistenziale sono le associazioni a rappresentare la fonte più importante di informazioni.

Una delle misure più utili per affrontare organicamente il problema delle disparità sul piano nazionale è, suggerisce la ricerca, la sollecita approvazione del Piano Oncologico Nazionale, prevista da norme di legge ad oggi inapplicate.

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