SALUTE. Indagine Altroconsumo su acqua filtrata, la replica di Aqua Italia

Secondo un’indagine di Altroconsumo filtrare l’acqua del rubinetto ha un notevole impatto ambientale perché servono tre litri di acqua potabile per ottenerne uno filtrato. E non comporta vantaggi economici.

Help Consumatori ha ricevuto e pubblica la risposta di Lorenzo Tadini, presidente di Aqua Italia, tagliata in alcune sue parti per esigenze di spazio.

"Con riferimento all’articolo apparso sul numero 205 (Giugno 2007) di Altroconsumo e dal titolo "Filtrare l’acqua – Una spesa inutile", ritengo doveroso prendere posizione come Presidente di Aqua Italia (ANIMA-CONFINDUSTRIA) e come cittadino e lettore, in nome del diritto ad una corretta informazione che dovrebbe contraddistinguere il lavoro di tutti noi e in special modo degli organi di stampa. Vorrei innanzitutto richiamare un altro "pezzo" apparso sul numero 164 dell’Ottobre 2003 ("Un buco nell’acqua") nel quale si presentò un’indagine che riguardava esclusivamente prove su apparecchi da rubinetto in grado di rimuovere principalmente inquinanti organici (solventi, trialometani, pesticidi, ecc…) e metalli pesanti. Come accaduto per l’articolo recente, anche in quella circostanza le conclusioni del redattore apparivano molto negative a causa di "Deludenti i risultati per quanto riguarda il miglioramento delle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua (durezza, presenza di calcare, quantità di Sali minerali…) e la capacità di eliminare sostanze dannose eventualmente presenti nitrati, nitriti, ammoniaca) … omissis… Insomma, questi filtri in concreto fanno davvero poco: in pratica tolgono il sapore di Cloro (sic!!!) … di fatto non fanno gran che. Oppure, addirittura, possono peggiorare la qualità dell’acqua." In quella circostanza l’articolista dimenticò di segnalare che quegli apparecchi in prova non potevano agire sulle caratteristiche chimico-fisiche semplicemente perchè non erano stati fabbricati per questo scopo. Collegando poi i due articoli, quello del 2003 e del 2007, il lettore non può che rimanere ulteriormente sconcertato nel constatare che i difetti del 2003 (mancata rimozione di durezza, calcare, ecc…) diventano improvvisamente nel 2007 importanti pregi dando così la possibilità di poter denigrare quegli apparecchi appositamente creati per la loro rimozione. La contraddizione nei termini e nella sostanza è palese e grave. In ogni caso, esaminando gli altri 13 esempi di soci apparentemente soddisfatti, è impossibile capire su cosa si sia basato il giudizio complessivamente negativo dell’articolista. Tutto ciò premesso vorrei entrare nel merito degli argomenti principali sollevati dall’articolista:
a) qualità dell’acqua del rubinetto
b) durezza/salinità dell’acqua bevuta
c) "benefici" dell’acqua in bottiglia

Qualità dell’acqua del rubinetto. Concordiamo sul fatto che le acque destinate al consumo umano distribuite in Italia sono generalmente di qualità accettabile e prive di rischi tossicologici.
Tuttavia è appena il caso di segnalare che a partire dal 2003 (entrata in vigore Decreto Legislativo 31/01 che regola la materia delle acque potabili) il Ministero della Salute ha emanato una trentina di Decreti Ministeriali per consentire alle Regioni di derogare dalle tabelle di qualità dell’acqua per parametri ritenuti pericolosi, cioè elencati nella Tab. B. Chiunque conosce abbastanza bene la situazione acquedottistica nazionale riconosce inoltre che tali Decreti di deroga dovrebbero essere molti di più. (…) Non sappiamo se consapevolmente o meno ma lo stesso articolo evidenzia come per quasi per la metà degli esempi citati il parametro Clorito eccede i limiti di legge e ciò certamente non depone a favore dell’acqua di rete. Riguardo poi ai Nitrati (ma ciò vale per tutti i parametri "pericolosi") occorre ricordare che i parametri stessi sono valori massimi consentiti che non sono affatto quelli desiderabili.
Infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce, ad esempio, il limite di 10 mg/L per l’acqua destinata ai bambini anziché il 50 mg/L ora in vigore. (…)

Premesso che ancora nell’ultima (III) Edizione delle Linee Guida relative alla qualità dell’acqua potabile (Settembre 2004), l’OMS afferma che non vi è evidenza scientifica che postuli la necessità di porre limiti a Durezza, Calcio e Magnesio, nel 2006 si è svoltaun’importante consultazione dell’OMS proprio per riesaminare questo problema. Conviene inoltre precisare che l’autore di questa memoria ha personalmente partecipato al Simposio svoltosi a Baltimora (USA) e che è in possesso delle conclusioni (non ancora pubblicate) che ne sono state successivamente tratte dall’OMS. Con ciò si vuole premettere che ogni successiva affermazione è ampiamente documentata ed esibibile a beneficio di chiunque possa manifestare dubbi.

Riassumiamo di seguito alcune delle principali conclusioni:
– Il cibo è la principale fonte sia di Calcio che di Magnesio.
– I fabbisogni di Calcio e Magnesio variano considerevolmente da individuo e individuo.
– Le cattive abitudini dietetiche sono la principale causa di mancanza di Calcio e Magnesio e, in questi casi, anche un modesto apporto di questi elementi con l’acqua può essere utile.
– Relativamente al Calcio, studi epidemiologici, scientificamente validi, non hanno dimostrato che vi sia un legame tra Durezza (cioè Calcio più Magnesio) e Calcio da solo e le malattie cardiovascolari. Tuttavia il Magnesio ha dimostrato di avere un’azione protettiva riguardo a queste malattie anche se non ne è stato provato il rapporto di causalità.
– Il Calcio dell’acqua, bevuto durante i pasti, può avere un effetto protettivo contro i calcoli renali. Tuttavia accade il contrario se l’acqua è bevuta al di fuori dei pasti.

In conclusione: qualsiasi limitazione alla semplice Durezza dell’acqua come tale non porterebbe ad alcun provato beneficio. La stessa cosa relativamente al Calcio.
Il contrario invece con il Magnesio. Se dunque, a questo punto, cominciassimo a considerare la necessità di proteggere il consumatore riguardo la dieta magnesiaca, può certamente aver senso limitare i trattamenti che lo rimuovono ma ne avrebbe molto di più l’aggiungere questo elemento in quasi tutte le acque potabili (di rubinetto) italiane. Basta infatti una rapida indagine per scoprire che in Italia acque anche molto dure contengono invece pochissimo Magnesio. Certamente proclami a favore della Durezza "minima" non avevano e ancora non hanno alcun fondamento scientifico.

L’acqua in bottiglia (…) Se si accetta il limite di 15°f "consigliato per legge", allora si può concludere che il 60% delle acque minerali e di sorgente commerciate in Italia sono "eccessivamente dolci". Probabilmente la percentuale aumenta se se ne considera la percentuale in volume anziché in percentuale di "etichette". Si segnala inoltre che oltre il 50% di queste acque "eccessivamente dolci" ha Durezza inferiore a 5°f cioè del tutto simile a quella dell’acqua trattata con Osmosi Inversa. (…)

Chi ha a che fare con l’acqua sa perfettamente che in qualsiasi acqua, in condizioni di ristagno o di riposo, si ha sempre ed inevitabilmente un aumento della carica batterica "banale" che non ha alcuna rilevanza igienico-sanitaria ma che può, al massimo, provocare un peggioramento organolettico allorquando diventa eccessiva all’interno di serbatoi di accumulo. Per questo motivo la disinfezione coi raggi UV ed una manutenzione periodica sono sempre richieste nel caso l’acqua sia trattata appunto con membrane osmotiche (ed i soci di Altro consumo confermano con la loro testimonianza che il funzionamento degli impianti è buono e che "…in caso di bisogno l’assistenza è stata rapida ed efficiente." Se quindi il redattore dell’articolo ritenesse, al contrario, pericolose tali cariche dovrebbe guardarsi bene dal consigliare le acque in bottiglia che, notoriamente, se non acidificate con l’Anidride Carbonica delle "bollicine", possono raggiungere cariche batteriche di gran lunga superiori a quelle che, probabilmente, ha trovato con l’indagine sugli impianti di trattamento domestico.

Per concludere non ci rimane che riaffermare il nostro dispiacere nel constatare che una rivista come Altroconsumo, che ha certamente molti meriti, continui in un’opera di denigrazione del trattamento domestico dell’acqua basato oltretutto su prove che dimostrano l’assoluto contrario se fossero osservate e valutate con obiettività. Diverso sarebbe stato se per lo meno fosse stata contattata l’Associazione di Categoria che rappresenta oggi circa l’80% del mercato nazionale di questi prodotti (AQUAITALIA) che, da sempre, fa della cultura dell’acqua e della corretta informazione due dei suoi principi guida. I cittadini italiani possono e devono continuare a stare tranquilli: il trattamento domestico è utile, funziona e, con la corretta manutenzione, è davvero in grado di dare a ciascuno di noi l’acqua su misura".

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