SALUTE. Ipertensione, nuovi studi Cnr confermano correlazione con eccesso di sale nella dieta

Meno sale (a tavola), meno sale (la pressione). Lo slogan coniato non molto tempo fa dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa riceve in questi giorni un ulteriore sostegno scientifico dai dati di una ricerca condotta dall’Isa-Cnr e dall’Università Federico II di Napoli. Lo studio ha evidenziato che lo sviluppo di ipertensione arteriosa è significativamente più frequente nei pazienti con maggiore sensibilità agli effetti pressori del sale assunto con la dieta, rispetto a coloro in cui tale sensibilità è di minor grado. In particolare, a distanza di 15 anni dalla originaria valutazione della sensibilità al sale nei soggetti partecipanti allo studio, l’ipertensione arteriosa si è sviluppata nell’88% dei casi più sensibili e nel 50% di quelli restanti.

L’eccesso di sale nella dieta – spiegano i ricercatori – è pericoloso per tutti. In realtà, il diverso grado di sodio-sensibilità influisce più che altro sui tempi di sviluppo dell’ipertensione, ma esiste una robusta documentazione scientifica sul fatto che una dieta ricca in sodio è un fattore di rischio per tutti o per la grande maggioranza di noi. L’ipertensione arteriosa è una tra le maggiori cause di morte nel nostro Paese e il contenuto di sodio nella dieta degli italiani è molte volte superiore al fabbisogno reale. Per ridurlo, è necessario contenere il più possibile l’aggiunta di sale a tavola e in cucina, ma è anche indispensabile che ne venga ridotto il contenuto nei prodotti alimentari preconfezionati".

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