SALUTE. Istat: meno vino e più superalcolici, si diffonde il binge drinking

Cambia il consumo di alcol. Fra i giovani si affermano modelli di consumo di alcol fuori dai pasti, spesso in modo non moderato, attraverso vere e proprie ubriacature e attraverso l’affermazione del fenomeno chiamato binge drinking, il consumo di più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione. È quanto rileva oggi l’Istat che ha pubblicato il rapporto "L’uso e l’abuso di alcol in Italia" relativo al 2009.

"La diffusione del consumo di alcol – rileva l’Istat – è sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni, ma il modello di consumo tradizionale, basato sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza giornaliera, sta progressivamente cambiando. Da abitudini di tipo tradizionale, basate sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza più che altro giornaliera, quote sempre maggiori di popolazione sono passate progressivamente a bere alcolici al di fuori dei pasti con frequenza prevalentemente occasionale".

Si tratta di un cambiamento ancora più evidente nella popolazione femminile: la quota di donne che consuma bevande alcoliche fuori dai pasti registra un incremento del 23,6% (contro il 6,2% dei maschi), mentre decresce del 24,4% (contro il -11,9% dei maschi) quella di consumatrici giornaliere. Accanto alla riduzione dei consumatori di solo vino e birra, aumentano quelli che consumano anche altri alcolici come aperitivi, amari e superalcolici.

Negli ultimi anni si sono affermati modelli di consumo tipici del Nord Europa. Fra i giovani cresce il consumo di alcolici fuori pasto. E dal 2003 la quota di coloro che sono coinvolti nel binge drinking (il consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione) è ormai un dato stabile. "Particolarmente a rischio – sottolinea l’Istat – sono i minorenni, in quanto la capacità di metabolizzare adeguatamente l’alcol dipende anche dallo sviluppo fisico complessivo. Anche se i cambiamenti in atto nelle modalità di consumo sono maggiormente evidenti tra i giovani di 18-24 anni, non va sottovalutata la forte crescita del consumo di alcol fuori pasto tra gli adolescenti. Considerando la fascia di età tra i 14 e i 17 anni, tra il 1999 e il 2009 questa modalità di consumo di bevande alcoliche passa dal 15,4% al 18,9%. Il consumo di alcol fuori pasto cresce maggiormente per le ragazze (dal 12,8% al 17,4%), ma rimane più diffuso tra i maschi, per i quali passa dal 18% al 20,4%".

L’Istat sottolinea inoltre che nel 2009 le persone con più di 11 anni che hanno avuto almeno un comportamento a rischio, quindi consumo giornaliero non moderato o binge drinking, sono state 8 milioni e 454 mila (15,8%), di cui 6 milioni e 434 mila maschi (25%) e 2 milioni 20 mila femmine (7,3%).

"Dati preoccupanti e allarmanti" secondo il Codacons, che chiede la sospensione degli esercizi per chi vende alcolici ai minorenni e lo stop alle "finte bevande analcoliche", nonché una campagna massiccia di informazione nelle scuole per far conoscere i rischio legati al consumo di alcol. Per l’associazione "è indispensabile l’applicazione rigorosa della vigente normativa e vanno comminate le pene massime previste per chi somministra bevande alcoliche ad un minore di anni sedici, pene che vanno fino alla sospensione degli esercizi. E’ necessaria la piena applicazione dell’art. 689 del codice penale, articolo non applicato, in particolare, per chi vende le finte bibite. Stiamo parlando di quei prodotti alcolici travestiti da innocue bevande, ma che in realtà hanno una gradazione di 5/6 gradi, ben superiore a quella fissata per legge per essere considerate analcoliche (1,2 gradi è il tetto fissato dalla Legge n. 125/2001). Questi drink sono diretti ad un pubblico giovanile, vengono spacciate come semplici bevande fresche e dissetanti e sono molto diffuse nei locali per i giovani. Sono proprio queste finte bibite ad essere vendute anche ai minori di anni 16, violando le norme vigenti".

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