SALUTE. Latte crudo, Ministero prevede dicitura “da bollire”. Previsti vertici urgenti

Latte crudo con la dicitura "da bollire" ma anche un vertice con il Ministro dell’Agricoltura per studiare eventuali provvedimenti restrittivi e una riunione del Consiglio Superiore di Sanità. È quanto annunciato oggi dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, intervenuta in relazione ai casi di malattia renale provocata nei bambini dal batterio Escherichia coli O157 che sarebbero legati al consumo di latte crudo. Mercoledì 10 dicembre ci sarà dunque un vertice con il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia e il giorno prima, il 9, si svolgerà una riunione urgente del Consiglio Superiore di Sanità.

Il sottosegretario ha annunciato un "provvedimento di informazione" che dovrà contenere indicazioni alle Regioni e alle associazioni di categoria perchè i distributori di latte crudo evidenzino l’informazione che il latte crudo non è pastorizzato e dunque non ha subito trattamenti che eliminano eventuali agenti patogeni pericolosi. "Deve essere chiaro – ha detto Martini – che il latte crudo non pastorizzato deve essere assunto solo dopo la bollitura".

Sul tema è intervenuta oggi anche l’AIVEMP ( Associazione Italiana Veterinari di Medicina Pubblica federata ANMVI): "E’ fuori di dubbio – ha detto – che nel latte crudo vi siano potenziali di rischio" e dunque la vendita diretta di latte crudo, dal produttore al consumatore,  richiede molta prudenza dal punto di vista sanitario. "Bene fa il Ministero della salute - dichiara il Presidente Bartolomeo Griglio-  a tenere un atteggiamento di cautela verso una iniziativa che nasce con legittimi presupposti economico-produttivi, ma che va tenuta sotto stretto controllo".

"La distribuzione di latte non pastorizzato non è infatti indicata per tutti i consumatori- spiega Griglio- la letteratura scientifica ha dimostrato che esiste una correlazione, ad esempio tra la presenza di agenti patogeni nel latte e le condizioni sanitarie di persone già interessate da patologie o in soggetti più esposti ad infezioni quali i bambini, le donne in gravidanza e gli anziani. La distribuzione di questo alimento non può quindi essere incoraggiata indiscriminatamente, men che meno in sedi dove la somministrazione può risultare difficilmente controllabile (ad esempio nelle scuole)".

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