SALUTE. Latte crudo, allarme per infezioni renali. Le precisazioni del Ministero

In Italia si sono verificati fra i 30 e i 40 casi di bimbi sospettati di essere stati colpiti da sindrome emolitico-uremica, grave infezione renale dovuta al batterio Escherichia coli O157, che compromette la funzionalità dei reni e costringe alla dialisi. Si sospetta il contagio con latte non pastorizzato e carne cruda. I casi sono stati segnalati al sistema di sorveglianza attivo presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Il Ministero ha predisposto, con la collaborazione delle Regioni e Province Autonome, un documento approvato in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano con Intesa del 25 gennaio 2007.

Tale testo costituisce una linea guida per le Regioni in quanto fornisce indicazioni circa le procedure di registrazione delle Aziende destinate alla produzione di latte crudo, le modalità di controllo ufficiale e le procedure di autocontrollo che gli stessi allevatori devono mettere in vigore per garantire un prodotto sicuro. L’Intesa prevede in particolare che ai fini delle prevenzione delle infezioni da Escherichia coli verocitotossici l’azienda di produzione che intende commercializzare latte crudo dovrà effettuare controlli analitici in allevamento, sulle feci e sul latte, volti ad escludere eventuali positività da questo tipo di agente patogeno ed escludere dalla produzione di latte crudo i soggetti portatori.

I controlli sugli animali produttori sono stati inclusi poiché il controllo del prodotto finito, da solo, non garantisce una riduzione significativa del rischio per il consumatore per la bassa prevalenza ed il carattere sporadico della contaminazione, dovuti ad escrezione fecale intermittente da parte degli animali positivi ed alla episodicità della contaminazione del latte durante la mungitura.

Pertanto come suddetto l’Intesa ha previsto l’esclusione dalla produzione di latte crudo degli animali portatori del suddetto agente patogeno.

La problematica è stata portata all’esame del Consiglio Superiore di Sanità che si è già riunito lo scorso 19 novembre. Lo stesso Consiglio si riunirà il prossimo 18 dicembre e in quella sede verranno fissate ulteriori misure a tutela della salute pubblica ad informazione dei consumatori

Per gli esperti la soluzione sta nel bollire il latte crudo. Il problema nasce dal fatto che gli animali da latte possono essere contaminati da batterio E.coli O157 senza conseguenze per la loro salute, ma il latte contaminato è pericoloso per l’uomo se non viene bollito.

La vendita diretta del latte crudo si è diffusa in Italia fra il 2004 e il 2005, amplificato dai distributori automatici e resa interessante sia dal costo contenuto sia dalla preferenza per gli alimenti naturali. Il latte crudo va distinto sia dal latte fresco che dal latte a lunga conservazione. Ecco le differenze:

  • Il latte fresco è il latte pastorizzato, venduto nelle confezioni che si acquistano normalmente al bar o al supermercato. Viene trattato a temperature relativamente basse per un tempo piuttosto breve, sufficiente per uccidere i germi patogeni senza rovinare prodotto, che resta fresco.
  • Il latte a lunga conservazione viene trattato con il calore in modo più drastico, tanto che può essere consumato nell’arco di sei mesi.
  • Il latte crudo viene commercializzato così come viene munto, senza alcun trattamento ad eccezione di una filtrazione.

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