SALUTE. Lazio, al via campagna di prevenzione per i tumori femminili

Sensibilizzare le donne ad aderire a programmi di prevenzione contro i tumori al collo dell’utero e alla mammella. Questo l’obiettivo della campagna di comunicazione sanitaria di prevenzione dei tumori femminili della Regione Lazio, promossa dall’Agenzia di sanità pubblica -Laziosanità. Lo riferisce la Regione in una nota.

I programmi si si rivolgono alle donne in fascia d’età dai 50 ai 69 anni per i tumori della mammella e dai 25 ai 64 anni per il tumore al collo dell’utero. È di circa 700.000 il numero delle donne che devono essere coinvolte per lo screening mammografico nel programma gratuito di prevenzione ogni 2 anni e di 1.500.000 le donne che devono essere coinvolte ogni tre anni nel programma di prevenzione del tumore alla cervice uterina. Dal 1999 al 2007 hanno partecipato all’attività di screening per la mammella 503.307 donne e 415.908 per il collo dell’utero ne sono state coinvolte.

Ad informare 380.000 donne in fascia target sarà una lettera dello stesso presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, accompagnata da volantini informativi. Verranno privilegiate le donne già contattate che non hanno partecipato al programma di screening e le donne che entrano per la prima volta nelle classi di età di riferimento (25enni per il tumore al collo dell’utero, 50enni per il tumore alla mammella).

Nel Lazio, ogni anno, i casi di nuovi tumori alla mammella sono circa 4.000 con 1.000 decessi e per il tumore alla cervice uterina si verificano 276 nuovi casi di tumore con 102 decessi. Primo passo per le donne che rientrano nei parametri di età è quello di entrare nel percorso completamente gratuito sottoponendosi ad una mammografia o ad un paptest.

"Per la prima volta – ha affermato l’assessore alla Sanità, Augusto Battaglia – raggiungiamo il 100% dell’obiettivo, saranno infatti informate della campagna la quasi totalità delle donne del Lazio. Questo dato potrebbe stupire perché quando in due anni si abbatte il debito di 800/900 milioni di euro, non ci si aspetta dal sistema sanitario regionale un risultato positivo. Invece tutti gli indicatori danno segnali incoraggianti".

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