SALUTE. Le allergie alimentari al centro del Congresso Sip dal 20 al 23 ottobre a Roma

Il 6-8% dei bambini tra i 12 e i 14 anni d’eta’ soffre di allergia alimentare nei primi tre anni di vita. Il tema sara’ al centro del 66esimo congresso nazionale della Societa’ italiana di pediatria (Sip), dal titolo ‘I bambini ci guardano’, che si terrà a Roma dal 20 al 23 ottobre. L’approccio prevalente è quello di prevedere la desensibilizzazione orale per superare l’allergia alimentare. Essa consiste nella lenta e graduale somministrazione di quantita’ progressivamente crescenti dell’alimento non tollerato. Lo scopo e’ quello di far si’ che l’organismo ‘tolleri’ poco alla volta l’alimento cui e’ allergico. La desensibilizzazione viene iniziata in ambiente ospedaliero, in regime di ricovero o Day Hospital, dove il bambino torna durante le fasi di incremento delle dosi, in modo da intervenire in caso possibile shock anafilattico. In alcune fasi la terapia viene svolta anche a casa con dosaggi forniti dal medico. La desensibilizzazione, fanno sapere i pediatri, e’ una procedura non completamente standardizzata e vi sono diversi schemi di attuazione da concordare con i genitori. In generale i tempi possono essere molto lunghi (anche mesi) e l’impegno per la famiglia e le strutture ospedaliere particolarmente importante. Inoltre, puo’ comportare un numero di reazioni indesiderate (orticaria, prurito ed edema delle labbra, mal di pancia, tosse, asma e difficolta’ a deglutire), nella grande maggioranza dei casi facilmente gestibili con la terapia farmacologica e che hanno la tendenza a diminuire nel tempo In genere con la DO si riescono a ottenere buoni risultati (tolleranza completa o parziale all’alimento) in circa l’80% dei casi. In circa il 20% dei pazienti tuttavia questo tipo di trattamento deve essere sospeso. Il ricorso a questa procedura, sottolineano i pediatri, deve essere deciso caso per caso e dopo attenta valutazione del rapporto tra benefici e ‘potenziali rischi’.

 

 

 

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